giovedì 2 giugno 2011

Napoli, analisi del voto

Il nuovo Sindaco di Napoli Luigi De Magistris

De Magistris vince contro tutto e tutti. Vince con il centrosinistra contro il centrodestra, vince con il centrosinistra contro il centrosinistra, e conquista la difficile poltrona di Sindaco di Napoli forse contro ogni aspettativa.

La griglia di partenza della competizione elettorale era sicuramente sfavorevoler per la coalizione progressista: il giudizio degli elettori sull'amministrazione uscente, guidata da Rosa Russo Jervolino, era pesantemente negativo; le primarie del centrosinistra tenutesi per la scelta del suo successore erano naufragate tra le polemiche legate ai brogli e al voto della malavita organizzata. Alla fine il centrosinistra non era riuscito nemmeno a presentare una candidatura unitaria alle elezioni, diviso tra Luigi De Magistris, sostenuto da IdV e FdS, e Mario Morcone, appoggiato da PD e SEL.

La città pareva quindi un frutto ormai maturo per cadere nelle mani del centrodestra, come già la provincia nel 2009 e la regione nel 2010; Giovanni Lettieri, imprenditore già presidente dell'Unione Industriali prima di Avellino e poi di Napoli, è il candidato scelto dal centrodestra per la competizione elettorale.

Confronto del voto a Napoli
Comunali 2006 - Comunali 2011

Contrariamente ad altre città chiamate al voto in questa tornata elettorale Napoli ha registrato un forte calo dell'affluenza, che ha condotto al primo turno ad una perdita secca di quasi 70.000 voti validi rispetto al 2006. Un segnale di rigetto verso la classe politica che la nuova amministrazione non potrà permettersi di ignorare.

Valutando la forza relativa delle coalizioni si nota rispetto allo scenario delle precedenti elezioni un avanzamento del centrodestra, le cui liste passano dal 35% al 43%; il Terzo Polo si dimostra una realtà rilevante e radicata nel panorama partenopeo racimolando oltre l'11%, mentre crolla letteralmente il centrosinistra, che passa dal 60% delle liste a sostegno della Jervolino a meno del 40% ottenuto dalla somma delle formazioni in supporto a De Magistris e quelle in appoggio a Morcone. Infine, il MoVimento 5 Stelle non riesce ad ottenere qui risultati gratificamenti come altrove attestandosi ad un modesto 1,76%.

Tra i partiti spicca l'enorme crisi del Partito Democratico, che lascia sul campo in cinque anni quasi centomila voti, riducendosi alle dimensioni della sola Margherita. Se il PD piange, il PdL non ride: sono oltre trentamila i voti persi dalla formazione berlusconiana, risultando ridimensionato in una formazione delle dimensioni della sola Forza Italia di cinque anni fa.
Infine, sono quasi trentamila i voti persi anche dalla Federazione della Sinistra, a riprova della grande crisi che ormai attanaglia la sinistra radicale.
Tra tanti partiti in crisi, ne spiccano due in ottima forma: in controtendenza rispetto al resto d'Italia l'IdV incrementa le sue prestazioni sia in termini percentuali che assoluti, trainata da un candidato vincente e carismatico.
Anche l'UdC riesce ad aumentare il proprio peso nel panorama politico napoletano, non pagando il passaggio di schieramento dal 2006 al 2011 come capitato altrove. Questo risultato testimonia la vocazione meridionalista del Terzo Polo, che da Roma in giù sarà sicuramente in grado di essere determinante nella politica nazionale.

Spostandosi dai partiti ai candidati, si nota come tutti i candidati tranne Luigi De Magistris abbiano conseguito un risultato nettamente peggiore della propria lista: -5% per Lettieri, -2% per Pasquino, -3% per Morcone, -0,4% per Fico. De Magistris ha invece ottenuto uno strabiliante +11% sulla sua coalizione, conseguendo quasi sessantamila preferenze. Un risultato analogo in termini assoluti a quello che Chiamparino a Torino riuscì ad ottenere nel 2006, all'apoteosi della sua fama dopo un mandato trionfale culminato nell'evento olimpico. Proprio quindi il voto per De Magistris in quanto candidato, senza esplicita preferenza per un partito, è stato il fattore determinante del primo turno delle elezioni napoletane. Nei casi di Morcone, Pasquino e Fico si assiste inoltre ad un forte fenomeno di voto disgiunto verso De Magistris, che fa sì che questi tre candidati ottengano meno preferenze delle loro liste non solo in senso relativo ma anche in senso assoluto.

Sopravanzato quindi il candidato ufficiale di PD e SEL Morcone, era De Magistris ad approdare al ballottaggio contro il favorito Lettieri. Già i flussi del voto del primo turno però lasciavano intendere come i votanti di Morcone, Pasquino e Fico erano schierati per De Magistris, ribaltando quindi gli undici punti di vantaggio che Lettieri aveva accumulato durante il primo turno e rendendo proprio il magistrato sostenuto dall'IdV il grande favorito o quantomeno riaprendo una sfida che all'inizio veniva data già per archiviata.

Il ballottaggio ha completamente trasfigurato ogni aspettativa della vigilia, trasformandosi in un incubo per Lettieri ed il centrodestra e in una cavalcata trionfale per De Magistris, eletto sindaco con uno straordinario 65,38% delle preferenze.
Il numero dei votanti scendeva ulteriormente, calando di altre sessantamila unità rispetto al primo turno e portando il totale a poco più di quattrocentomila voti validi.
L'assenza dei voti di lista ha lasciato spazio al puro e semplice voto di opinione, e la situazione ha premiato oltre misura il candidato del centrosinistra, che è passato da 128.303 preferenze a 264.730. Lettieri nel contempo scendeva da 179.575 a 140.203.
De Magistris convogliava quindi su di sé non solo le proprie preferenze del primo turno, ma anche quelle di Morcone, Fico e Pasquino in maniera pressoché totale, mentre una parte consistente dei sostenitori di Lettieri al primo turno disertava le urne. Il miracolo era quindi compiuto, e De Magistris riusciva ad evitare alla città di Napoli la stessa sorte toccata a Provincia e Regione e al tempo stesso, rifiutando l'apparentamento con il PD al ballottaggio, evitava una nuova riproposizione della classe dirigente che aveva governato con ignavia la città negli ultimi anni.

Confronto del voto nei quartieri di Napoli
Comunali 2006 - Comunali 2011

La vittoria di De Magistris ha senza alcun dubbio trovato nella popolosissima municipalità 5 (Vomero - Arenella) la sua spinta propulsiva. Il quartiere, considerato assieme alle municipalità VI e X una delle roccaforti rosse della città, ha infatti visto crescere in maniera molto rilevante il proprio peso nella composizione del voto cittadino, laddove la maggior parte dei quartieri mostrava un andamento analogo al 2006 e le circoscrizioni II (neutra) e IV (favorevole alla destra) mostravano i maggiori decrementi.
Pur quindi in presenza di una generale diminuzione del voto erano i quartieri storicamente più vicini al centrodestra a risentire maggiormente della piaga dell'astensione.

Il fenomeno si accentuava ulteriormente nel turno di ballottaggio, con la municipalità V che sfondava il muro del 15% sul peso complessivo del voto cittadino; una dimostrazione di fedeltà tanto stupefacente quanto di fatto utile unicamente per fissare la portata della vittoria di De Magistris, dal momento che l'ex magistrato è riuscito a prevalere sul rivale in tutte le circoscrizioni cittadine.

Particolarmente interessante è infine l'analisi del voto delle zone più delicate della città, le municipalità VII (dove si trova il quartiere Secondigliano), VIII (Chiaiano e Scampia) e IX (Pianura): tutte e tre queste circoscrizioni al primo turno hanno visto Lettieri ben oltre il 40% - nel caso della VII prossimo al 50% - a riprova della preminenza del centrodestra nelle zone più disagiate dell'agglomerato urbano.

Le sfide che attendono De Magistris appaiono proibitive: la criminalità e l'emergenza rifiuti probabilmente sono problemi troppo grossi per essere affrontati e risolti nel corso di uno o due mandati. D'altra parte, De Magistris ha già vinto una sfida che pareva impossibile, quindi chi meglio di lui può garantire il futuro della principale città del Mezzogiorno?

lunedì 30 maggio 2011

Ballottaggi, tutti i risultati

Logo delle elezioni amministrative 2011

Dopo i risultati del primo turno, Città Democratica presenta nuovamente la tabella riepilogativa delle votazioni, questa volta con i risultati dei ballottaggi.
La tabella verrà aggiornata via via che dal Ministero dell'Interno arriveranno tutti i risultati definitivi dello spoglio dei voti.
Si ricorda che a Ragusa si svolge invece il primo turno elettorale.


ProvinciaAbitantiAmm. uscenteEuropee 2009Amm. entranteMaggioranza
Reggio Calabria566.975CSXCDXCDXCDX
Pavia548.241CDXCDXCSXCDX
Mantova410.231CSXCDXCSXCSX
Macerata324.188CDXCDXCSXCSX
Trieste236.650CSXCDXCSXCSX
Vercelli180.163CDXCDXCDXCDX



ComuneAbitantiAmm. uscenteEuropee 2009Amm. entranteMaggioranza
Milano1.321.113CDXCDXCSXCSX
Napoli959.597CSXCDXCSXCDX
Trieste205.593CDXCDXCSXCSX
Cagliari156.560CDXCSXCSXCSX
Rimini143.321CSXCDXCSXCSX
Novara105.024CDXCDXCSXCDX
Grosseto82.284CSXCSXCSXCSX
Varese81.583CDXCDXCDXCDX
Ragusa73.723CDXCDXCDXCDX
Cosenza70.171CSXCDXCDXCDX
Crotone61.781CSXCDXCSXCSX
Rovigo52.458CSXCDXCDXCDX
Pordenone51.630CSXCDXCSXCSX
Iglesias27.514CSXCSXCDXCDX

sabato 28 maggio 2011

Voti a 5 stelle: i casi di Ravenna e Trieste

Logo del MoVimento 5 Stelle

La vera sorpresa delle elezioni amministrative 2011 è stata senza dubbio l'avanzata del MoVimento 5 Stelle. Quasi il 10% a Bologna, il 5% a Torino, il 3% a Milano ma soprattutto risultati lusinghieri anche al di fuori delle grandi città - più informatizzate e quindi considerate più sensibili all'appeal della giovane formazione politica - sono indiscutibilmente segnali della forte attrazione che ormai esercita questo partito.

Sono fiorite delle vere e proprie leggende metropolitane su un simile successo elettorale già dopo le amministrative del 2010: voto di protesta, voti rubati alla sinistra, Grillo che lavora per Berlusconi, e chi più ne ha più ne metta. Questa tornata elettorale consente tuttavia di affrontare la questione in maniera più approfondita e rigorosa: il MoVimento 5 Stelle, da sempre contrario alle province intese come istituzione territoriale prevista dallo Stato, ha deciso di non candidare i suoi esponenti per questo tipo di elezione, correndo unicamente per le comunali.
Sono stati quindi scelti due Comuni sulla base dei seguenti requisiti:
  • si è votato sia per le provinciali che per le comunali
  • il MoVimento 5 stelle ha ottenuto buoni risultati alle comunali, onde evidenziare la dispersione del voto a cinque stelle dal Comune alla Provincia rispetto ad altri flussi
  • il numero di abitanti è superiore a 100.000
  • un Comune aveva un'amministrazione uscente di centrosinistra ed uno di centrodestra
La scelta è caduta su Ravenna, come esempio di città governata dal centrosinistra, e Trieste, comune storicamente di destra.

Confronto del voto a Trieste
Comunali 2011 - Provinciali 2011

Le elezioni triestine si prestano in maniera particolare all'analisi a causa dell'omogeneità tra le candidature espresse per le comunali e per le provinciali, dovute anche alla piccola dimensione della provincia: solo il MoVimento 5 Stelle, tra le formazioni principali, ha partecipato ad una sola tipologia di consultazione. Il tema dominante delle consultazioni è stato lo spezzettamento delle candidature legate all'area conservatrice e centrista, con ben tre esponenti legati al centrodestra e due appoggiati dal Terzo Polo. Di contrappunto il centrosinistra si è presentato unito, riuscendo a concludere in vantaggio il primo turno in entrambe le elezioni pur senza raggiungere la maggiorana assoluta dei voti.
Il primo dettaglio che si riscontra è il numero totale di votanti pressoché identico tra le due tipologie di votazione, con differenze inferiori al mezzo punto percentuale.
Nelle elezioni provinciali tutte le aree politiche - ad eccezione delle liste minori a causa dell'assenza di alcune civiche - risultano in avanzamento rispetto alle comunali, grazie alla dispersione del voto del MoVimento 5 Stelle. In particolare il centrodestra nel suo complesso mostra un +2,95%, il centro un +0,80% ed il centrosinistra addirittura un +6,34%. In termini assoluti si ha invece un -1.479 per il centrodestra, +594 per il Terzo Polo e +4.877 per il centrosinistra. Questo andamento difforme tra le due metodologie di conteggio si spiega introducendo nel computo le schede non valide, che passano da 3.478 a 6.323 facendo segnare un +2.845. Infine, la diminuzione del numero dei votanti deve essere considerata come un incremento dell'area del non voto di ulteriori 452 unità portandola ad una variazione complessiva di +3.297.

Per semplicità di calcolo si può stimare che chiunque abbia votato un candidato alle comunali abbia confermato la sua preferenza per le provinciali, ovvero ricondurre tutte le variazioni al centrodestra, al MoVimento 5 Stelle e alle liste minori. I grillini costituiscono secondo questo modello circa il 70% delle sorgenti di voto. Le destinazioni del voto sono invece il centro (7% del totale), il centrosinistra (56%) e l'astensione o annullamento della scheda (37%).
La prima conclusione che si può trarre è che gli esponenti del MoVimento 5 Stelle che votano il partito in modo esclusivo sono una minoranza: anche senza indagare sulle condizioni più probabili dei flussi di voto è evidente che più di metà del voto a 5 stelle si sparpaglia su altre formazioni qualora i grillini non siano in lista.
In seconda battuta è evidente che il centrosinistra è l'area politica che maggiormente beneficia dell'assenza del MoVimento, confermando il luogo comune che vede nella sinistra l'area maggiormente colpita dalla concorrenza dei grillini.

Scendendo nel dettaglio dei partiti lo scenario cambia: anche se compiere indagini adeguate non è possibile a causa dei fisiologici movimenti tra liste legati ai candidati e al fatto che tra comunali e vi sono liste differenti pur a schieramenti invariati, è possibile individuare quali sono i partiti che alle provinciali vanno decisamente meglio: la Lista Civica Dipiazza (+1.806), la Lega Nord (+1.233), la Federazione della Sinistra (+1.397), Sinistra Ecologia Libertà (+1.003) ma soprattutto l'Italia dei Valori (+3.311). Con l'eccezione della Lista Dipiazza, che però compensa lo svuotamento dell'altra civica Un'altra Trieste, il profilo dei partiti che guadagnano voti alle provinciali è chiarissimo: sono tutte formazioni di protesta, di destra o di sinistra.
Con ogni probabilità sono quindi queste formazioni a soffrire in maniera particolare l'affermazione del MoVimento 5 Stelle: proprio come moto protesta è nato infatti il movimento grillino, e come tale riesce a raccogliere con maggiore facilità gli elettori di altri partiti affini. In particolare è la formazione dipietrista a risultare maggiormente penalizzata dal flusso di voti, risultando al tempo stesso usurata come movimento di protesta e non sufficientemente radicata da assurgere al ruolo di partito di massa. SEL, FES e Lega paiono soffrire in maniera analoga tra loro il successo del MoVimento, evidenziando che se a livello di coalizione è naturalmente il centrosinistra a doversi guardare maggiormente dal MoVimento, a livello di partito anche la Lega Nord appare affannata dall'appoggio ad un alleato sempre più lontano dallo spirito originario con cui era nato e si era affermato il partito di Bossi.

Confronto del voto a Ravenna
Comunali 2011 - Provinciali 2011

Rispetto a Trieste, l'analisi delle elezioni di Ravenna appare meno immediata, a causa della presenza di due candidature riconducibili al Terzo Polo alle provinciali contro una sola delle comunali, e della presenza di una forte lista civica unicamente alle consultazioni comunali.
Fortunatamente le aree relative al Terzo Polo e alle civiche sono, nel caso ravennate, sostanzialmente sovrapponibili, permettendo comunque lo svolgimento dell'analisi.

Come nel caso di Trieste il numero di votanti tra comunali e provinciali è pressoché identico, con una differenza di soli 172 voti.
Considerando, come premesso, Terzo Polo e liste civiche come un'unica entità (che per semplicità verrà definita come "Altro"), si vede come nel passaggio tra comunali e provinciali sia il centrodestra che il centrosinistra incrementino i propri voti, rispettivamente facendo segnare +3.947 e +4.823. Al contrario la categoria "Altro" accusa un calo complessivo di 1.916 preferenze.
Infine, aumentano anche le schede nulle, di 1.426 unità, che con le 172 di differenza nel numero totale di voti portano l'incremento dell'area del non voto ad un +1.598.

Ponendosi nella stessa modellizzazione prevista per Trieste, il flusso complessivo di voto vede come sorgenti il MoVimento 5 Stelle (82% del totale) e altro (18% del totale) e come destinazioni centrodestra (38%), centrosinistra (47%) e non voto (15%). Similmente con quanto ricavato per Trieste, e anzi in maniera ancora più accentuata, solo una piccola parte degli elettori del MoVimento 5 Stelle si rifugia nel non voto quando la propria formazione non è presente alle elezioni. La restante parte si divide in maniera quasi equa tra centrodestra e centrosinistra, con una prevalenza di quest'ultima area politica che probabilmente si deve accentuare scorporando i voti civici e del Terzo Polo da quelli strettamente derivanti dal MoVimento.

Entrando nell'ottica dei singoli partiti, è possibile identificare nuovamente le formazioni maggiormente avvantaggiate dall'assenza dei grillini alle provinciali: Lega Nord (+2.296), Popolo della Libertà (1.119), Sinistra Ecologia Libertà (+1.688) e Italia dei Valori (+2.553).
Raggruppando i partiti a livello di coalizioni viene confermata la prevalenza del centrosinistra sul centrodestra in termini di distribuzione del voto a 5 stelle, e rispetto a Trieste è confermata la presenza di formazioni tipicamente di protesta; stupisce da questo punto di vista la presenza del PdL tra le formazioni che incrementano maggiormente il proprio appeal alle provinciali, ma la presenza di fonti di spostamento del voto legate al Terzo Polo possono spiegare in maniera soddisfacente il risultato.

Le esperienze di Trieste e Ravenna consentono quindi di comprendere in maniera efficace il comportamento degli elettori del MoVimento 5 Stelle; in particolare, il comportamento omogeneo tra le due città - così diverse tra loro - suggerisce che i risultati ottenuti abbiano valenza a livello nazionale.
Il luogo comune che vede gli elettori del MoVimento come persone tornate alla politica proprio grazie alla formazione grillina - e quindi non disposte a votare altre formazioni - risulta vero solo in parte, per di più minoritaria. In entrambi i casi studiati solo una minima parte dei flussi di voto conduce verso l'astensione o l'annullamento della scheda.
Anche l'altro grande luogo comune, ovvero i voti rubati alla sinistra risulta vero solo parzialmente, sia pure in questo caso si tratti di una quota minoritaria: anche il centrodestra infatti risulta interessato dai flussi di voto legati al MoVimento 5 Stelle, in particolare la Lega Nord.
E proprio l'identikit dei partiti consente di tracciare il profilo dell'elettore del MoVimento: Lega Nord e Italia dei Valori nascono come movimenti di protesta e fanno della protesta forse il mezzo principale della propria proposta e comunicazione politica. Dal canto suo Sinistra Ecologia Libertà, pur muovendosi su binari più moderati da questo punto di vista, è generalmente percepito come una sorta di opposizione e di alternativa alla gerarchia strutturata del Partito Democratico. Sono quindi partiti di alternativa e di protesta quelli da cui il MoVimento 5 Stelle trae in misura maggiore il proprio consenso, e le motazioni diventano a questo punto abbastanza chiare: i partiti che fondano il proprio consenso sulla protesta rischiano un rapido usuramento quando non riescono a concretizzare le proprie proposte e a rinnovare la propria visione nei cuori del proprio elettorato. Voti tanto facili da conquistare, quanto difficili da mantenere.
Da questo punto di vista il MoVimento 5 Stelle è riuscito nell'impresa - quasi improponibile in un'Italia congelata in blocchi contrapposti - di attrarre voti sia da sinistra che da destra, a conferma dell'ultimo luogo comune sul partito: la sua estraneità ai consueti schemi della politica italiana.

giovedì 26 maggio 2011

Da Brema un altro schiaffo alla Merkel

Jens Böhrnsen (SPD), riconfermato primo cittadino di Brema

Come ormai ovunque in Europa, anche le elezioni tenutesi a Bremen nella giornata di domenica 22 maggio 2011 per il rinnovo dell'amministrazione della città-stato sono state particolarmente punitive nei confronti delle forze di governo nazionale. L'esito dell'appuntamento elettorale era di per sé scontato, in quanto Bremen è da sempre considerata una delle maggiori roccaforti socialdemocratiche della Germania, ma l'entità della vittoria della coalizione di centrosinistra costituisce un nuovo, importante messaggio di sfiducia per il governo federale di Berlino.

Esiti delle elezioni amministrative 2011 nel land di Bremen

Distribuzione dei voti alle elezioni amministrative 2011
nel land di Bremen

Il primo dato che emerge dall'analisi del voto è la progressiva disaffezione della città per la politica, un elemento spesso conseguente alla stabilità amministrativa che nel land dura ormai da oltre mezzo secolo. Malgrado l'apertura del voto anche ai giovani di sedici e diciassette anni, l'affluenza si è rivelata in calo rispetto al 2007, passando dal 57,5% al 56,5% e toccando un nuovo minimo storico. Non vi è stato l'exploit del voto giovanile come ci si aspettava, ma non vi è stata nemmeno la risalita dell'affluenza registrata negli appuntamenti precedenti.

I risultati del voto, al contrario, mostrano una tendenza comune rispetto ai precedenti appuntamenti elettorali tedeschi di questo 2011: le forze di centrodestra al governo a Berlino arretrano, quelle di centrosinistra all'opposizione avanzano.
L'alleanza conservatrice CDU - FDP perde quasi il 9% dei consensi; in particolare la CDU, il partito di Angela Merkel, arretra di oltre cinque punti percentuali galleggiando intorno ad un modesto 20%, lasciandosi sopravanzare dai Grünen e finendo quindi terza forza nella regione. Peggio ancora fanno i liberali della FDP: sebbene il loro calo sia contenuto ai tre punti percentuale, finiscono al di sotto della soglia del 5% e restano fuori dal parlamento regionale. In termini di seggi, la perdita secca per la coalizione di governo è di 8 seggi, -3 per la CDU e -5 per la FDP.
Bilancio positivo invece per le forze di centrosinistra, che nel loro complesso si attestano ad oltre il 65% - conteggiando anche la Linke - con un +5% sul 2007. In realtà, scendendo nel dettaglio dei singoli partiti, la SPD si mostra in moderata risalita, poco meno di due punti percentuali, e sono quindi gli ecologisti a godere di gran parte dell'avanzamento della coalizione. I Grünen diventano secondo partito del land con oltre il 22% dei voti e 21 seggi, 7 in più rispetto alla precedente tornata elettorale.
La Linke, come già in altri lander, soffre la concorrenza dei Grünen, ma resiste qualche decimo percentuale sopra la soglia minima per entrare nel parlamento regionale, mostrando una flessione di poco meno di tre punti percentuale.
Da menzionare, infine, la lista civica BIW, che malgrado si sia attestata sotto il 4% riesce a mandare in parlamento un proprio esponente grazie al particolare sistema di voto della cittadina costiera di Bremenhaven.

Composizione del parlamento regionale di Bremen
dopo le elezioni amministrative 2011

Del tutto scontata la formazione del nuovo parlamento, che consisterà essenzialmente nella riconferma della coalizione rosso-verde guidata dal presidente uscente Jens Böhrnsen. Le formazioni di governo escono tuttavia nettamente rafforzate dalla competizione elettorale: se nel precedente mandato infatti i rosso-verdi controllavano il 55% dei seggi, oggi tale percentuale è salita fino a sfiorare il 70% dell'aula. Una maggioranza bulgara che consentirà alla roccaforte socialdemocratica altri quattro anni di governo senza scossoni.
Ben più interessante è il rapporto di forza interno al centrosinistra tra SPD e Grünen: a conti fatti, sono gli ecologisti in effetti i veri vincitori della tornata elettorale. L'avanzata generale del centrosinistra ha consentito ad entrambi i partiti di incrementare le dimensioni delle proprie delegazioni al parlamento generale, ma mentre la SPD guadagna 5 seggi, i Grünen aumentano di 7 unità la propria formazione. In sostanza, mentre nel 2007 la coalizione si poteva considerare per il 70% rossa e per il 30% verde, oggi le percentuali aggiornate diventano 63% e 37%.

L'ennesima riprova che i Grünen sono ormai da considerarsi un vero e proprio partito di massa, dopo la consacrazione di marzo nel Baden-Württemberg che ha permesso agli ecologisti per la prima volta nella loro storia di esprimere un presidente di regione.
Al momento l'alleanza tra verdi e socialdemocratici sembra solida, ma in molti ambienti vicini alla Merkel si parla apertamente di una replica su scala nazionale dell'alleanza nero-verde che ha retto Hamburg per un decennio. Seppure confortata dai numeri attuali, questa opzione è al momento pura fantapolitica, e gli elettori hanno già mostrato di non gradirla, punendo in maniera severa CDU e Grünen nell'unico land, appunto Hamburg, in cui i due partiti si erano alleati. Di fronte ad una FDP sempre più in difficoltà ed un Bundesrat in cui le forze di opposizione sono vicine alla maggioranza assoluta dei seggi questa potrebbe essere l'unica mossa ormai rimasta in mano ad Angela Merkel.

martedì 24 maggio 2011

Torino, analisi del voto

Il nuovo Sindaco di Torino Piero Fassino

Torino non cambia bandiera, e resta in mano al centrosinistra. Malgrado un candidato sindaco da molti considerato poco appetibile, esponente della vecchia guardia postcomunista del Partito Democratico, il capoluogo piemontese riesce a confermarsi la vera roccaforte progressista del nord del Paese, a maggior ragione se si guarda alle dimensioni completamente inaspettate del risultato.

In molti, nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni, avrebbero scommesso sul ballottaggio o su una vittoria risicata del centrosinistra, e invece Piero Fassino, ultimo segretario dei DS, è diventato sindaco di Torino con un secco 56,66%, una percentuale notevolissima anche se lontana dai fasti bulgari del suo predecessore Sergio Chiamparino.
Proprio l'eredità di Chiamparino è probabilmente la chiave di volta del successo del centrosinistra nella città sabauda, nonché il principale parametro di valutazione nel confronto tra le elezioni appena svoltesi e quelle del 2006.

Confronto del voto a Torino
Comunali 2006 - Comunali 2011

Il primo dato eclatante è quello dell'affluenza. Rispetto al 2006 il calo dei voti validi è stato molto modesto, un calo limitato a meno di 12.000 unità. Da contrappunto a questo dato è il numero dei voti validi relativi alle liste, in incremento rispetto a cinque anni fa di circa 7.000 unità, come espressione di una maggiore politicizzazione del voto ed un minore appeal dei candidati.

Proprio l'effetto-candidato è un altro tema importante. Tutti e quattro i candidati principali hanno fatto peggio delle coalizioni in loro sostegno, naturalmente ciascuno in misura diversa. Coppola, ad esempio, ha ottenuto solo lo 0,14% in meno della propria coalizione, mentre Fassino si è assestato quasi due punti percentuale al di sotto delle liste in suo appoggio. Per Fassino è poi impietoso il paragone con il suo popolarissimo predecessore: l'ultimo segretario DS porta infatti un valore aggiunto di meno di 30.000 voti alla sua coalizione, contro gli oltre 60.000 racimolati da Chiamparino.
Quest'ultimo era al secondo mandato, ben conosciuto ed apprezzato dalla popolazione, e nel 2006 si votava per di più poco dopo il trionfale evento olimpico, ma è indubbio che Fassino abbia pagato il suo essere un politico di lungo corso e parte del gruppo dirigente del Partito Democratico.
Anche il proliferare dei candidati minori ha contribuito a drenare consensi dalle forze principali: se nel 2006 i candidati al di fuori dei due schieramenti principali avevano ottenuto appena il 3,96%, nel 2011 i candidati al di fuori dei quattro schieramenti principali sono riusciti ad arrivare al 6,20%.

Scendendo nel dettaglio dei risultati delle liste, si nota come sia il centrodestra che il centrosinistra siano in calo rispetto al 2006: quello che però stupisce maggiormente è che il calo sia pressoché identico per le due coalizioni. Il biennio 2005-2006 è stato probabilmente l'apice massimo toccato dal centrosinistra in tempi recenti in termini di popolarità e consenso, ed è stato seguito da anni decisamente bui culminati nell'appuntamento elettorale del 2009. A Torino vediamo invece come le due principali coalizioni mostrino un andamento del tutto analogo, restando sui medesimi rapporti di forza del 2006. Approfondendo ulteriormente il dato si nota poi come entrambe le coalizioni siano state in qualche modo rimaneggiate rispetto alle precedenti consultazioni: il centrodestra apre alla destra estrema di Storace e perde l'UdC; il centrosinistra invece viene limato in termini di composizione su entrambi gli estremi, sia verso il centro - uscita dell'UDEUR - sia verso sinistra - uscita di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Radicali.
Ancora più che i risultati degli schieramenti possono quindi essere interessanti i dati relativi ai singoli partiti: la sorpresa più grande è che il PdL in cinque anni ha perso più voti del PD: -16.466 consensi per la formazione berlusconiana rispetto alla somma di Forza Italia e Alleanza Nazionale, -14.053 per i Democratici rispetto all'Ulivo; rispetto anche alle Europee 2009 ed alle Regionali 2010 è indubbio che un tale risultato sia senza dubbio da considerarsi molto lusinghiero per il partito di Bersani.
Le forze minori appaiono tutte invece in crescita rispetto al 2006: oltre all'IdV e alla Lega Nord - che però sono in calo rispetto al 2010 - spicca il risultato dei Moderati, seconda forza del centrosinistra e indubbiamente una formazione ormai ben radicata nel panorama politico torinese.
Tra i nuovi partiti spiccano senza dubbio in positivo SEL ed il M5S, entrambi in grado di superare i 20.000 voti, mentre FLI apre il proprio debutto elettorale con una vera e propria disfatta, fermandosi sotto le 6.000 preferenze.
In sofferenza infine anche l'UdC che rispetto al 2006 dimezza i propri consensi pagando presumibilmente il distacco dal centrodestra ed il richiamo al voto utile lanciato da entrambi i candidati principali.

Confronto del voto nei quartieri di Torino
Comunali 2006 - Comunali 2011

Scendendo nel dettaglio dei singoli quartieri si vede chiaramente come il centrodestra perda molti punti nelle circoscrizioni in cui era storicamente più forte, la I (-6,86%) e la VIII (-8,67%). Indubbiamente anche a Torino, come ad esempio a Milano, l'estremizzazione della campagna elettorale condotta dalla coalizione berlusconiana ha alienato le simpatie di parte dell'elettorato moderato, che si è rivolto al Terzo Polo - che proprio in queste due circoscrizioni ottiene i migliori risultati in senso assoluto - quando non addirittura al centrosinistra - che nelle due circoscrizioni indicate raggiunge le migliori performance in termini di tenuta rispetto al 2006.

Anche il centrosinistra appare in difficoltà in alcune sue roccaforti storiche: se le circoscrizioni II e X si mostrano tutto sommato fedeli alla coalizione, i cali accusati nella III e nella VI sono importanti, nell'ordine della decina di punti percentuale.
Nel caso della circoscrizione VI la tenuta del centrodestra fa pensare, oltre che ad un astensionismo mirato contro il centrosinistra, ad un saccheggio dei voti della coalizione da parte del Terzo Polo e del Movimento 5 Stelle, oltre che dei candidati minori di sinistra.
La circoscrizione III si presenta invece piuttosto atipica, in quanto qui entrambe le coalizioni perdono terreno, lasciano in totale il 17% circa in mano alle forze minori.
Questo andamento consente di inquadrare meglio il flusso di voti tra le aree politiche per quanto riguarda lo schieramento di centrosinistra, e cozza apertamente con l'idea comune dei ceti operai passati a destra, ed in particolar modo alla Lega Nord. Almeno per quanto riguarda Torino, infatti, le maggiori insoddisfazioni per il centrosinistra non vengono dall'area di Mirafiori quanto piuttosto dai quartieri della cosiddetta borghesia di sinistra, intellettuale, ben informata e poco militante.

Il risultato ottenuto consente al centrosinistra di sorridere e a Piero Fassino di governare con tranquillità, con 24 seggi (escluso quello del sindaco) in mano alla maggioranza in suo sostegno sui 40 totali. Di questi 24 ben 16 sono in mano al PD, 4 vanno ai Moderati, 2 a SEL e 2 all'IdV. I restanti 16 sono invece suddivisi tra le varie opposizioni: il Terzo Polo conquista due seggi, uno per Musy ed uno in quota UdC in quanto miglior forza della coalizione; due seggi vanno anche al M5S, mentre al centrodestra spettano 11 seggi, 9 al PdL (compreso Coppola) e due alla Lega. Infine, sarebbe entrato in Consiglio Comunale anche Domenico Coppola, il civico di destra che con una sapiente sfilza di liste civetta era riuscito a superare la soglia del 3%, se un ictus improvviso non lo avesse fulminato pochi giorni dopo il suo importante risultato politico. Sarà quindi il numero due della sua coalizione, Denis Martucci, a sedere in Sala Rossa.

Il compito che aspetta Fassino è senza dubbio arduo. Torino, grazie a Sergio Chiamparino, ha conosciuto momenti di buongoverno e motivi di orgoglio che le mancavano da lunghi anni, vivendo un decennio di rinnovamento e rilancio sociale ed economico costellato da grandi eventi come i Giochi Olimpici o la festa per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. La città è tuttavia un cantiere ancora in opera: la linea 1 della metropolitana è lungi dall'essere un progetto finito, e già si parla della linea 2; l'interramento del tracciato ferroviario e la nuova stazione di Porta Susa sono in pieno svolgimento, così come l'opera di riqualificazione dei quartieri periferici a partire dalla Borgata Vittoria ed il lungo Dora. Abbastanza per permettere alla stella di Fassino di risplendere quanto quella del suo predecessore e perpetuare la tradizione della buona amministrazione di sinistra sotto la Mole. Ma abbastanza anche, se l'ultimo segretario DS non saprà dimostrarsi all'altezza, per dissipare completamente l'eredità di Sergio Chiamparino.

venerdì 20 maggio 2011

Brema, la Germania torna alle urne

Jens Böhrnsen (SPD), primo cittadino di Brema

Mentre ancora divampano i fuochi delle elezioni amministrative in Italia, la Germania ritorna al voto per la quarta volta nel 2011, per le elezioni amministrative nel land di Bremen.
Le precedenti consultazioni hanno visto ovunque sconfitta la coalizione nero-gialla che governa a Berlino: la SPD si impone ad Hamburg con la maggioranza assoluta dei seggi; in Sachsen-Anhalt solo una sinistra divisa in due ha permesso il mantenimento della Große Koalition; nel doppio turno in Rheinland-Pfalz ed in Baden-Württemberg si consuma invece una storica disfatta per la coalizione di Angela Merkel, che perde il controllo di una regione da sempre democristiana.

Sarà difficile che la città-stato di Bremen, possa modificare il trend ostile al governo federale. La città è considerata una vera roccaforte socialdemocratica, retta ininterrottamente dalla SPD dal secondo dopoguerra.
Il presidente uscente è Jens Böhrnsen (SPD), alla guida della città con una coalizione rosso-verde. Il land si posiziona quindi tra le regioni ostili al governo nel Bundesrat nazionale, a cui contribuisce con tre elementi. Con poco meno di 700.000 abitanti si tratta della regione più piccola della Germania.

Le ultime elezioni, tenutesi nel 2007, hanno visto imporsi la SPD con il 36,8%; staccata nettamente la CDU, che racimola appena il 25,7%, ed i Grünen con il 16,4%. Completano il quadro dell'attuale Parlamento regionale la FPD con l'8,4% e la Linke con il 6,0%. Il governo è composto da una coalizione rosso-verde guidata dal socialdemocratico Jens Böhrnsen.

Intenzioni di voto a Brema maggio 2011
(Dati infratest Dimap)

Come mostrano i sondaggi della Infratest Dimap relativi al trend del mese di maggio, il land è saldamente in mano alle forze progressiste, ed il risultato praticamente scontato è la riedizione della coalizione rosso-verde già alla guida della città-stato.
Il dettaglio dei numeri è però ancora più impietoso con la coalizione conservatrice giallo-nera: la CDU, il partito di Angela Merkel, viene dato in calo netto di oltre 5 punti percentuali, attestandosi ad un poco onorevole 20% che la renderebbe terza forza nella regione. Più contenuto ma decisamente più impattante il -3% dei liberali del FDP, che li porterebbe sotto la soglia del 5% e quindi al di fuori del parlamento regionale.

Stabile la SPD, che dopo i continui cali delle precedenti consultazioni pare aver trovato un proprio equilibrio intorno al 36%. Eclatante invece la performance dei Grünen, che vengono dati in forte ascesa di oltre otto punti percentuali e, cosa ancora più importante, ai due terzi del valore della SPD: se queste proporzioni dovesser essere confermate nelle urne, i Grünen peserebbero per il 40% nella coalizione rosso-verde che andrebbe al governo del land. Non il risultato eccezionale del Baden-Württemberg, ma un avanzamento assolutamente degno di nota per il partito ecologista tedesco.

Confronto tra i candidati (SPD - CDU)

Confronto tra i candidati (SPD - Grünen)

Anche il confronto tra i candidati si mostra abbastanza impietoso. La preferenza per il borgomastro uscente Böhrnsen è schiacciante contro qualsiasi avversario. In particolare il raffronto tra Böhrnsen e la Linner, esponente dei Grünen, è significativo per mostrare come, malgrado la crescente simpatia per gli ecologisti in Germania, sono ancora in pochi a ritenere che il partito abbia una sufficiente cultura di governo per guidare una squadra. Solo esponenti di lungo corso come Winfried Kretschmann, il nuovo presidente del Baden-Württemberg, sono riusciti a colmare in maniera completa questo handicap che vede ancora i Grünen più simili ai movimenti di protesta del XX secolo che ad un vero e proprio partito.

Composizione del Bundesrat

Non ci si aspettano quindi grandi novità per quanto riguarda il Bundesrat: Bremen è in mano al centrosinistra e con ogni probabilità non regalerà i propri seggi alla coalizione di governo, che resta forza minoritaria nell'Aula con soli 25 seggi, contro i 30 in mano all'opposizione ed i 14 neutrali dovuti a coalizioni di governo regionali composte da partiti che a Berlino sono invece rivali.

mercoledì 18 maggio 2011

Bologna, analisi del voto

Il nuovo Sindaco di Bologna Virginio Merola

Bologna, città d'avanguardia politica. Bologna, città laboratorio. Bologna apparentemente normale, in mano al centrosinistra al primo turno, eppure lo stesso Bologna ricca di novità e colpi di scena.

Virginio Merola, vincitore annunciato della contesa elettorale, ha vinto davvero. Ha vinto dopo uno spoglio tiratissimo, veleggiando a lungo sulla fila dei decimi al di sopra della maggioranza assoluta prima di stabilizzarsi sul 50,4% finale che ha risparmiato alla città l'onere del ballottaggio e ha contribuito a rendere ancora più dolce la lunga maratona elettorale per il centrosinistra italiano in questo primo turno delle elezioni amministrative.

Confronto del voto a Bologna
Comunali 2009 - Comunali 2011

Il centrosinistra vittorioso a Bologna al primo turno non dovrebbe essere una notizia, eppure in qualche modo è forse il dato più eclatante della tornata elettorale cittadina: malgrado Sergio Cofferati, malgrado Flavio Delbono, malgrado la padanizzazione dell'Emilia tanto annunciata dalla Lega Nord e malgrado l'ascesa del MoVimento 5 Stelle il capoluogo emiliano dona ancora una volta in modo netto la propria fiducia a quella coalizione che l'ha guidata per tanto e tanto tempo. Una prova di fedeltà che ha quasi dell'incredibile.

I numeri del voto mostrano una contrazione dei partecipanti, in linea con l'andamento nazionale o poco peggio. I voti validi sono stati alla fine 210.185, contro i 226.976 delle precedenti comunali.
La tabella mostra i risultati dei principali candidati e delle liste a loro sostegno - oltre ad una sezione riepilogativa per le liste minori - mettendo a confronto i risultati del 2009 con quelli del 2011.

Proprio a partire da questi numeri è possibile cogliere i punti salienti della tornata elettorale.

Il centrodestra sopravvive grazie all'appeal di un candidato in grado di aumentare del 3% i consensi della propria area: Manes Bernardini porta in dote alla propria coalizione oltre 12.000 voti: di gran lunga il migliore dal punto di vista dell'effetto-candidato sia in termini assoluti che relativi. Il giovane candidato leghista supera, pur di poco, la soglia del 30%, in ascesa rispetto al suo predecessore Alfredo Cazzola, e questo malgrado le liste in suo sostegno si fermino al 27,3% contro il 28,7% di due anni fa.
Non deve ingannare l'aumento percentuale del PdL, che passa dal 15,5% al 16,6%: nel 2009 la pessima - persino per Bologna - performance del partito di Berlusconi poteva essere spiegata con l'esistenza di una lista civica in grado di racimolare quasi il 10%; quest'anno non ci sono scuse. Il Popolo della Libertà sotto le Torri non riesce più ad arrivare nemmeno al 20%.
La Lega Nord, trainata dal suo candidato, avanza, sfonda la soglia psicologica della doppia cifra e si assesta al 10,72%. Aumenta i propri voti in termini percentuali ed in termini assoluti, e per questa ragione può sicuramente considerarsi soddisfatta, eppure rispetto a sondaggi trionfalistici che la vedevano attorno al 15% ed anche semplicemente rispetto alle regionali 2010 è sicuramente un risultato in chiaroscuro, al di sotto delle aspettative.
Le liste del centrodestra perdono in termini assoluti quasi 10.000 voti rispetto al 2009, e circa l'1,4% in termini relativi. Solo l'ottimo risultato personale di Bernardini riesce a trasformare questi numeri in un -2.300 assoluto ed un +1,3% relativo.

Il più grande sconfitto della tornata elettorale è in ogni caso Stefano Aldrovandi, il civico appoggiato - per certi versi suo malgrado - dal Terzo Polo, che dimezza sostanzialmente i risultati ottenuti da Guazzaloca due anni prima.
La lista civica Stefano Aldrovandi sindaco raccoglie meno di 9.000 voti, contro gli oltre 26.000 della lista di Guazzaloca nel 2009. Un'emorragia di oltre 17.000 preferenze che si traduce in un -7,5%. Tenendo conto dell'effetto candidato il raffronto diventa ancora più impietoso: -18.000 e -7,6%.

Dagli sconfitti ai vincenti. Il MoVimento 5 Stelle incassa l'ennesima crescita sia in termini relativi che assoluti, e rispetto alla sua versione embrionale di due anni fa triplica consensi e percentuali. Di suo Bugani ci mette quei centesimi percentuali necessari per assestare il risultato finale sul 9,50% netto. Bologna, ma in generale l'Emilia, si rivela una volta di più terreno fertile per il MoVimento, che si propone di fatto come terza forza politica sotto le Torri ed entra a Palazzo d'Accursio con due, forse tre consiglieri. Bologna, appunto, laboratorio politico d'Italia.

Infine il centrosinistra. Rispetto al 2009 sia il candidato sia la coalizione mostrano avanzamenti; in particolare Merola, rispetto a Delbono, è stato in grado di superare la fatidica soglia del 50%. Inoltre, se si esclude il MoVimento 5 Stelle, il centrosinistra si conferma la coalizione migliore anche in termini di voti assoluti, con il calo minore rispetto alle precedenti amministrative.
Terminare qui l'analisi sarebbe però un grave errore. In primo luogo si nota come Virginio Merola, malgrado la schiacciante vittoria alle primarie, sia stato un candidato nettamente più debole rispetto alla coalizione in suo sostegno, in misura ancora maggiore del suo precedessore: Delbono finì un punto sotto la sua coalizione, Merola quasi quattro. Uno spread molto alto, che mostra come le candidature scelte dal centrosinistra bolognese siano - almeno a livello di percezione - candidature d'apparato, in cui l'apporto personale è minimo: chi ha votato Merola ha votato in realtà centrosinistra, laddove per Bernardini si è verificato l'effetto opposto.
Scendendo nel dettaglio dei partiti, la risalita del centrosinistra porta un solo nome: Amelia Frascaroli. Tutte le liste del centrosinistra presenti anche nel 2009 sono risultate in calo, Partito Democratico in primis. La somma di IdV, PD e della lista civica Sinistra per Bologna si sarebbe fermate al 43,43% contro il 46,52% del 2009. È la lista della Frascaroli, forte dei suoi 20.000 voti, a mettere il definitivo segno positivo nel bilancio della coalizione. Il segnale è chiaro: l'egemonia del centrosinistra a Bologna è lungi dall'essere in crisi, ma è invece in crisi l'egemonia del PD, che si difende con onore ma appare in continua erosione rispetto ai risultati degli anni precedenti. Prova ne sia nuova la composizione del Consiglio comunale: con 18 (Merola compreso) seggi su 36, il Partito Democratico da solo non ha il controllo del consiglio.

Confronto del voto nei quartieri di Bologna
Comunali 2009 - Comunali 2011

L'analisi dei quartieri bolognesi evidenzia alcuni highlights molto significativi.

Rispetto al 2009 la coalizione di centrosinistra avanza in tutti i quartieri, mentre Merola è in calo rispetto al suo predecessore a Borgo Panigale, Reno e Savena, alcuni dei quartieri più rossi della città. Il dato è emblematico: il centrosinistra avanza nettamente nei quartieri dove storicamente è stato più debole. E anche questo fenomeno porta il nome di Amelia Frascaroli. Se si confrontano infatti i dati della coalizione e quelli della lista Frascaroli si vede che il centrosinistra va meglio dove la Frascaroli ottiene risultati migliori: addirittura a Saragozza il la coalizione riesce ad incrementare i propri consensi rispetto al 2009 non solo in termini percentuali, ma anche come numero assoluto di preferenze. Non sarebbe del tutto errato dire che Merola ha vinto le elezioni proprio in quel quartiere storicamente ostile.

Il centrosinistra non riesce a fare cappotto nei quartieri. Malgrado nel quartiere più conservatore di Santo Stefano il centrosinistra prevalga sul centrodestra di circa 6 punti percentuale, l'effetto traino di Bernardini è tale che alla fine è proprio il leghista ad imporsi sul rivale di circa un punto, a riprova dello scarso appeal di Merola al di fuori della militanza di partito.

Navile, il popolosissimo quartiere settentrionale vero bacino di voti della coalizione, punisce seccamente il PD, con un -3% netto, e al contrario è il quartiere dove il MoVimento 5 Stelle ottiene le sue prestazioni migliori. In realtà nel quartiere incrementa anche il centrosinistra nel suo complesso, ancora grazie alla lista della Frascaroli. La crescita contemporanea sia del MoVimento che del centrosinistra mostra come vi siano ancora margini di convivenza per le due forze a Bologna, ed evidenzia una volta di più l'importanza di una civica gradita come la Frascaroli nella coalizione. È tuttavia evidente come la partita per il futuro politico della città partirà proprio da questo quartiere, e vedrà - con il centrodestra a quanto pare fuori gioco nella città - proprio centrosinistra e MoVimento come protagonisti.

In ultimo, come segno della ritirata del PD, il dato di Borgo Panigale. I democratici ottengono il 49,71%, scendendo al di sotto della maggioranza assoluta nell'ultimo quartiere dove la conservavano ancora. Oggi il dato può permettersi di passare inosservato, ma se il PD non saprà reagire a questa tendenza incorporando al proprio interno la voglia di novità del panorama politico progressista, queste elezioni 2011 verranno segnate dai politologi del futuro come l'inizio della fine di un modello di centrosinistra egemone per due generazioni.

Le elezioni 2011 sono state in ultima analisi in primo luogo un atto di forza del centrosinistra, uno scatto di orgoglio e di fedeltà da parte della città che consegna a Merola la vittoria al primo turno malgrado le ultime amministrazioni non esattamente brillanti e malgrado il PD lasci comunque qualcosa sul campo.
Ma sono state anche i semi della politica del futuro, un futuro che vede il MoVimento 5 Stelle stabilmente presente nei consigli comunali, un futuro in cui le loro istanze non potranno essere ignorate ed il cui elettorato non potrà essere ricondotto unicamente al voto di protesta. L'affinità programmatica tra il centrosinistra ed il MoVimento lascia presagire uno spostamento piuttosto fluido di voti tra i due schieramenti; la direzione, almeno per quanto riguarda Bologna, spetta all'amministrazione Merola stabilirla, con la qualità del suo governo.
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