mercoledì 5 ottobre 2011

Dati Terna 2010: presentazione generale

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Da alcuni giorni sono disponibili sul sito Terna, nella pagina dei dati statistici, le informazioni relative all'utilizzo dell'energia elettrica nel Paese nell'anno 2010; particolarmente interessanti, nella rassegna offerta dal sito, sono le informazioni relative ai dati di consumo e produzione su base regionale, che consentono di esprimere considerazioni sulla politica delle amministrazioni locali in termini di attuazione dei piani energetici nazionali.

I dati riepilogativi, comprensivi di serie storica dal 1997 ad oggi, sono disponibili a questo link.

Il primo elemento che emerge, come era scontato aspettarsi, è che l'Italia è un Paese importatore di energia. Il nostro deficit nel 2010 è stato di circa 44 GWh, più del 13% del consumo nazionale complessivo, mostrando un andamento costante negli anni.

Bilancio energetico percentuale
Italie e macrozone

Andando però a dare evidenza dei bilanci energetici delle macrozone del Paese emerge che un tale andamento costante a livello nazionale nasconde profonde evoluzioni a livello regionale, all'interno delle quali è possibile individuare alcuni temi portanti:
  • l'Italia meridionale, le isole da sempre ed il sud negli ultimi anni, è la fonte energetica del Paese almeno in termini relativi; entrambe queste macrozone sono producono ben più di quanto consumino
  • il centro Italia è passato da zona a sostanziale pareggio energetico a zona di profondo deficit
  • nord-ovest e nord-est viaggiano appaiate intorno al 20% di deficit, la prima zona con una tendenza in risalita, la seconda stazionaria dopo una brusca discesa negli anni precedenti
Dal grafico emerge quindi prepotentemente l'idea del Mezzogiorno come motore energetico del Paese, un'immagine spesso trascurata e dimenticata da chi si lancia in confronti avventati tra le regioni italiane.

Bilancio energetico 2010 su base regionale

Lo spaccato per regioni mostra in maniera ancora più evidente la disparità tra nord e sud del Paese: in particolare, considerando le regioni principali - sopra i quattro milioni di abitanti - si vede come solo Puglia e Sicilia siano al di sopra della parità energetica, mentre l'Emilia Romagna, pur avendo un bilancio energetico negativo, è l'unica altra regione ad essere sopra la media nazionale.
Particolarmente grave è poi la situazione del Veneto, che deve importare quasi il 60% dell'energia utilizzata, e di Campania e Lazio, dove questa percentuale si aggira intorno al 40%.
Se al posto del bilancio relativo si considera quello assoluto, la maglia nera spetta invece alla Lombardia, con un deficit energetico di oltre 22 GWh, seguita da Veneto (-18 GWh) e Lazio (-10 GWh). La Puglia produce un surplus energetico di oltre 15 GWh mentre quello della Sicilia è inferiore al GWh.

Composizione della produzione energetica 2010
Italia e macrozone

Se si passa ad esaminare la composizione dell'energia prodotta in Italia si vede come il nostro Paese dipenda in maniera massiccia da quello che Terna definisce nel suo resoconto "termoelettrico tradizionale". Il 76% dell'energia nazionale, pari a oltre 220.000 GWh, deriva infatti da questa fonte. Questo netto predominio è valido per tutte le macrozone del Paese (range 69%-82%, deviazione standard inferiore al 10% del valore medio) e diventa ancora più marcato nell'Italia meridionale, dove è meno rilevante l'apporto dell'energia idroelettrica.
Proprio l'idroelettrica è la seconda fonte energetica nazionale, con il 18,50% di quota pari a poco meno di 54 GWh. Dal momento che l'approvigionamento di energia da fonte idroelettrica si basa sulla presenza e disponibilità di acqua sotto forma di fiumi e laghi, la quantità di energia prodotta risente in maniera significativa delle peculiarità geografiche e climatologiche delle varie macrozone. Si vede infatti come la produzione idroelettrica pesi dal 3% delle isole al 30% del nord-est, mostrando una varianza pari al 70% del valore medio. Questa dipendenza, unita all'importanza delle fonti idroelettriche per l'approvigionamento energetico del Paese, non fa che rendere ancora più acuti i problemi climatici legati al progressivo scioglimento dei ghiacciai alpini, che rischia di dimezzare la fornitura di energia da fonte idroelettrica nel Paese.
Il geotermico pesa, con i suoi 5.000 GWh, per meno del 2% sulla produzione complessiva di energia elettrica, e proviene nella sua totalità dall'Italia centrale ed in particolare dalla Toscana. Lo sfruttamento dell'energia geotermica è chiaramente sottoposto ad un ambiente naturale predisposto, e sono in fase preliminare gli studi per aprire un secondo polo geotermico in Campania, nella zona dei Campi Flegrei.
Hanno avuto infine grande slancio negli ultimi anni l'eolico ed il fotovoltaico, temi cari ai movimenti ambientalisti. Le due fonti di energia presentano tuttavia sviluppi storici piuttosto differenti.
Il solare fotovoltaico pesa, con i suoi 1.877 GWh, per poco più dello 0,5% sul totale nazionale, ma tra il 2009 ed il 2010 ha mostrato un incremento elevatissimo, pari al 178%. La produzione di energia fotovoltaica è abbastana omogeneo in tutto il territorio italiano, toccando al sud e al nord-est i suoi picchi in termini di produzione. In generale il nostro Paese si è approcciato tardi all'energia solare, divenuta una fonte energetica a liveli significativi solo a partire dal 2007-2008. Al nord si tratta ancora però lo più di installazioni private, mentre al sud hanno finalmente preso vita le prime centrali fotovoltaiche.
Crescita importante, del 40% circa, anche per il settore eolico, che passa da 6.000 a 9.000 GWh arrivando a superare il 3% della produzione nazionale. In questo caso si vedono però nettissime differenze tra le varie aree italiane, con una varianza che arriva al 132% del valore medio. Nell'Italia meridionale - sud e isole - si produce infatti il 98% dell'energia eolica del Paese, con Sicilia e Puglia al top con oltre 2.000 GWh a testa. Le altre zone del Paese pagano, più che un'orografia inadeguata, un imperdonabile ritardo nell'adottare questo mezzo di produzione: se si prende come limite la soglia dei 10 GWh, si vede come nel 1997 il sud fosse già dieci volte tale valore, mentre le isole lo hanno varcato nel 1999, il centro nel 2004, il nord-ovest nel 2007 ed il nord-est nel 2009. Né le regioni del nord paiono aver fatto tesoro dell'esperienza maturata nell'Italia meridionale, dal momento che i tassi di crescita attuali delle aree settentrionali del Paese sono gli stessi - quando non più bassi - di quelli delle aree del sud negli anni pionieristici dell'eolico.

Cartogrammi della produzione energetica 2010
idroelettrica - termoelettrica - fotovoltaica - eolica

I cartogrammi, ottenuti tramite Scape Toad, mostrano i rapporti tra le regioni italiane in termini di produzione di energia. Escludendo la fonte geotermica, appannaggio della sola Toscana, le regioni italiane che hanno equilibrato meglio le proprie fonti energetiche rispetto alla quota complessivamente prodotta sono Basilicata, Abruzzo e Umbria. Si tratta comunque di regioni piccole, in cui le quote di termoelettrico non sono particolarmente elevate e pertanto gli sforzi compiuti in termini di eolico e fotovoltaico appaiono da subito più rilevanti.

Nei prossimi articoli verranno analizzate le singole aree geografiche del Paese, offrendo un dettaglio di livello regionale alla politica energetica del Paese.

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