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venerdì 11 gennaio 2013

Analisi delle parlamentarie PD (Parte III)

Logo delle parlamentarie PD

Prosegue in questa terza parte dell'articolo l'analisi delle primarie parlamentari per la scelta dei candidati del Partito Democratico alle elezioni politiche 2013.

Molise

Il Molise elegge 3 deputati e 2 senatori. Di questi, nell'ipotesi che non vi siano extra-seggi, 2 deputati e 1 senatore spettano alla coalizione vincente.
Considerando i due capilista scelti da Bersani, resterebbe quindi, in caso di vittoria del centrosinistra in questa regione, 1 deputato.

Risultati delle parlamentarie PD in Molise

Il seggio spetta, per ragioni di popolazione, a Ruta di Campobasso, ex-presidente della regione.
Solo nel caso in cui Ruta venisse scelto come capolista da Bersani si aprirebbero spazi per altri candidati, in primo luogo Leva di Isernia e la Venittelli di Campobasso.

I risultati delle primarie molisane evidenziano in linea di massima una vittoria delle strutture di potere esistenti, con i candidati più giovani o comunque in rapporto di rottura con i maggiorenti del partito relegati in secondo piano.

Piemonte

Il Piemonte elegge 45 deputati e 22 senatori. Di questi, nell'ipotesi che non vi siano extra-seggi, 25 deputati e 12 senatori spettano alla coalizione vincente.
Considerando i tre capilista scelti da Bersani, e l'ipotesi cautelativa di tre deputati e un senatore da dividere con SEL (come nel 2008 avvenne con l'IdV), resterebbero quindi, in caso di vittoria del centrosinistra in questa regione, 20 deputati e 10 senatori, quindi trenta posti.

Risultati delle parlamentarie PD in Piemonte

La ripartizione dei trenta seggi, se si tenesse conto della popolazione residente al censimento, dovrebbe essere:
  • Torino --> Damiano Cesare
  • Torino --> Bragantini Paola
  • Torino --> Giorgis Andrea
  • Cuneo --> Taricco Giacomino
  • Torino --> Bonomo Francesca
  • Torino --> Lepri Stefano
  • Alessandria --> Borioli Daniele
  • Torino --> D'Ottavio Umberto
  • Novara --> Ferrara Elena
  • Torino --> Rossomando Anna
  • Cuneo --> Manassero Patrizia
  • Torino --> Esposito Stefano
  • Torino --> Fissore Elena
  • Torino --> Tricarico Roberto
  • Asti --> Fiorio Massimo
  • Alessandria --> Bargero Cristina
  • Torino --> Fregolent Silvia
  • Cuneo --> Borrelli Massimo
  • Torino --> Benedetto Silverio
  • Biella --> Favero Nicoletta
  • Novara --> Barini Fabrizio
  • Vercelli --> Bobba Luigi
  • Torino --> Zanoni Magda
  • Verbano-Cusio-Ossola --> Borghi Enrico
  • Torino --> Marino Mauro Maria
  • Torino --> Negri Magda
  • Cuneo --> Gribaudo Chiara
  • Alessandria --> Marubbi Germano
  • Torino --> Lo Russo Stefano
  • Torino --> Grippo Maria Grazia
Il criterio dell'alternanza di genere penalizza addirittura quattro volte le donne in Piemonte: devono infatti cedere il posto Federica Fornaro e Oria Trifoglio ad Alessandria, Marta Giovannini a Cuneo e Franca Biondelli a Novara.

I primi quattro esclusi, da ripescare in caso di extra-seggi o pessimi risultati di SEL, sarebbero proprio Pietro Marcenaro, Franca Biondelli, Cilluffo Francesca e Marta Giovannini.

I vincenti sono diciassette uomini e tredici donne, da dividere in tre liste; i parlamentari uscenti sono sette, mentre la maggior parte dei papabili di elezione viene da esperienze amministrative locali, in special modo dagli organismi provinciali. L'età media è 48 anni, che spazia tra i 28 di Francesca Bonomo e i 65 dell'ex-ministro Cesare Damiano.

Proprio la riconferma dell'ex-ministro del Governo Prodi è uno dei risultati più importanti del Piemonte, che vede un mix di continuità e rottura nei risultati di queste primarie. Oltre a Damiano, ben figurano gli uscenti Fiorio e Bobba, mentre al contrario sono relegati nelle parti basse della classifica il giovane turco Esposito (che non ripete gli exploit dei suoi compagni di corrente in Lazio e Liguria) e Marino, mentre fanno rumore le sconfitte senza appello di Marcenaro e Morri, che non torneranno sicuramente in Parlamento.

Tra i giovani spicca indubbiamente lo splendido risultato della Bonomo, terza assoluta a Torino, ma non sono da sottovalutare nemmeno le prestazioni della Bargero ad Alessandria e della Gribaudo a Cuneo. La stessa Bragantini, pur essendo una politica ormai navigata, anagraficamente è tutt'altro che anziana. In totale sono dieci su trenta i giovani che il PD spera di portare in Parlamento in Piemonte, una percentuale decisamente alta.

Puglia

La Puglia elegge 42 deputati e 20 senatori. Di questi, nell'ipotesi che non vi siano extra-seggi, 23 deputati e 11 senatori spettano alla coalizione vincente.
Considerando i due capilista scelti da Bersani, e l'ipotesi cautelativa di due deputati e un senatore da dividere con SEL (come nel 2008 avvenne con l'IdV), resterebbero quindi, in caso di vittoria del centrosinistra in questa regione, 20 deputati e 9 senatori, quindi ventinove posti.

Risultati delle parlamentarie PD in Puglia

La ripartizione degli ventinove seggi, se si tenesse conto della popolazione residente al censimento, dovrebbe essere:
  • Bari --> Ventricelli Cecilia
  • Lecce --> Bellanova Teresa
  • Foggia --> Bordo Michele
  • Bari --> De Caro Antonio
  • Taranto --> Finocchiaro Anna
  • Brindisi --> Tomaselli Salvatore
  • Bari --> Servodio Giuseppina
  • Lecce --> Capone Salvatore
  • Barletta-Andria-Trani --> Boccia Francesco
  • Foggia --> Gentile Elena
  • Bari --> Antonacci Vito Antonio
  • Taranto --> Pelillo Michele
  • Lecce --> Capone Loredana
  • Bari --> Campanelli Adalisa
  • Brindisi --> Mariano Elisa
  • Foggia --> Mongiello Colomba
  • Bari --> Ginefra Dario
  • Lecce --> Massa Federico
  • Barletta-Andria-Trani --> Mastromauro Margherita Angela
  • Taranto --> Saracino Gloria Anna
  • Bari --> Binetti Gilda
  • Lecce --> Antonica Alessandra
  • Foggia --> Matera Elisabetta
  • Bari --> Grassi Gerolamo
  • Taranto --> Vico Ludovico
  • Brindisi --> Montanaro Vincenzo
  • Bari --> Maugeri Maria
  • Lecce --> Durante Cosimo
  • Barletta-Andria-Trani --> Superbo Michelangelo
Più penalizzati gli uomini delle donne a causa delle regole sull'alternanza di genere: cedono infatti il passo Emiliano e Lofano a Bari e Ressa a Taranto, a fronte delle donne costrette a scivolare dietro a uomini meno votati di loro Messina e Andriano a Barletta-Andria-Trani.
In realtà, applicare alla Puglia il modello che equalizzare SEL all'IdV del 2008 rischia di dare risultati troppo generosi con il PD, se si considera che questa è la regione di Vendola in cui SEL ottiene i propri risultati migliori. Tra coloro indicati come vincenti, quindi, è probabile che gli ultimi della lista dovranno cedere il passo a candidati della formazione vendoliana.

I ventinove vincenti sono quattordici uomini e quindici donne, da dividere in due liste; la Puglia si dimostra quindi una delle regioni più rosa d'Italia, in quanto le donne sono in maggioranza rispetto agli uomini.

Sono molti i parlamentari uscenti, tra cui i nomi più noti sono indubbiamente Anna Finocchiaro, capogruppo PD al Senato, e Francesco Boccia, già sfidante di Vendola alle primarie per le regionali 2010. Non è un parlamentare uscente, ma sicuramente tra i nomi più famosi di questa tornata elettorale è da menzionare Loredana Capone, vice di Vendola alla regione.
A fianco di tante riconferme spuntano però diversi volti nuovi, tra cui spicca la giovane Ventricelli, vincitrice a sorpresa a Bari, ed Elisa Mariano a Brindisi. L'età media è 50 anni, che spazia tra i 27 della Ventricelli e i 63 della deputata uscente Servodio.

Appena tre i giovani eletti in posizioni sicure: oltre alle già citate Ventricelli e Mariano, vi è infatti anche Michele Bordo vincitore a Brindisi, che però ha già una legislatura parlamentare alle spalle.
Se la Puglia si dimostra quindi una regione women-oriented, altrettanto non si può dire sulla sua apertura alle giovani generazioni, che salvo poche eccezioni appaiono relegate alle retrovie.

Sardegna

La Sardegna elegge 17 deputati e 8 senatori. Di questi, nell'ipotesi che non vi siano extra-seggi, 9 deputati e 4 senatori spettano alla coalizione vincente.
Considerando i due capilista scelti da Bersani, e l'ipotesi cautelativa di un deputato da dividere con SEL (come nel 2008 avvenne con l'IdV), resterebbero quindi, in caso di vittoria del centrosinistra in questa regione, 7 deputati e 3 senatori, quindi dieci posti.

Risultati delle parlamentarie PD in Sardegna

La ripartizione dei dieci seggi, se si tenesse conto della popolazione residente al censimento, dovrebbe essere:
  • Cagliari --> Mura Romina
  • Sassari --> Sanna Giovanna
  • Cagliari --> Angioni Ignazio
  • Cagliari --> Dessì Maria Grazia
  • Oristano --> Pes Caterina
  • Nuoro --> Cucca Giuseppe Luigi Salvatore
  • Olbia-Tempio --> Scanu Gian Piero
  • Carbonia-Iglesias --> Cani Emanuele
  • Medio Campidano --> Marrocu Siro
  • Ogliastra --> Loi Giuseppe
La differenza dimensionale tra le province è tale che per garantire un diritto di tribuna a ciascun ente Cagliari e Sassari devono rinunciare ciascuna ad un seggio.

Alcune riconferme tra gli onorevoli uscenti, ma anche clamorose sconfitte: usciranno dalla scena parlamentare infatti il sassarese Guido Melis, l'iglesiente Sanna e i cagliaritani Fadda e Schirru.

Le nuove leve PD provengono invece in particolar modo dalle amministrazioni locali e dagli incarichi di partito a livello regionale, segno della forte identità territoriale che da sempre contraddistingue questa regione.
L'età media è 49 anni, con estremi che vanno dai 43 della Mura ai 59 di Scanu.

Le due liste per Camera e Senato vedranno così nelle posizioni sicure quattro donne e sei uomini, ma il dato eclatante è che non vi sono giovani: come sopra indicato, infatti, il candidato più giovane è il sindaco di Sadalì Romina Mura, vincitrice a Cagliari, quarantatreenne. Sicuramente un vulnus molto grave per il PD sardo, che evidentemente non riesce a né a individuare una componente giovanile significativa, né ad accettare elementi di rottura con un partito che presenta tutti i sintomi della cristallizzazione.

Sicilia

La Sicilia elegge 52 deputati e 25 senatori. Di questi, nell'ipotesi che non vi siano extra-seggi, 29 deputati e 14 senatori spettano alla coalizione vincente.
Considerando i tre capilista scelti da Bersani, e l'ipotesi cautelativa di due deputati e un senatore da dividere con SEL (come nel 2008 avvenne con l'IdV), resterebbero quindi, in caso di vittoria del centrosinistra in questa regione, 25 deputati e 12 senatori, quindi ventisette posti.

Risultati delle parlamentarie PD in Sicilia

La ripartizione dei ventisette seggi, se si tenesse conto della popolazione residente al censimento, dovrebbe essere:
  • Palermo --> Culotta Magda
  • Catania --> Berretta Giuseppe
  • Messina --> Genovese Francantonio
  • Palermo --> Faraone Davide
  • Catania --> Albanella Luisella
  • Agrigento --> Capodicasa Angelo
  • Trapani --> Papania Antonino
  • Palermo --> Piccione Teresa
  • Siracusa --> Zappulla Giuseppe
  • Catania --> Burtone Giovanni
  • Messina --> Gullo Maria Tindara
  • Palermo --> Ribaudo Francesco
  • Ragusa --> Padua Venerina
  • Caltanissetta --> Cardinale Daniela
  • Catania --> Samperi Maria
  • Palermo --> Siragusa Alessandra
  • Agrigento --> Iacono Maria
  • Catania --> Barbagallo Giovanni
  • Messina --> Saitta Antonio
  • Trapani --> Orrù Pamela
  • Palermo --> Apprendi Giuseppe
  • Siracusa --> Amoddio Sofia
  • Catania --> Spitalieri Tania
  • Palermo --> Corpora Francesca
  • Enna --> Crisafulli Vladimiro
  • Messina --> Modica Letteria
  • Palermo --> Russo Antonino
I primi esclusi, da ripescare in caso di extra-seggi o pessimi risultati di SEL, sarebbero Amanda Catania, Gigi Bellassai e Antonio Moscatt. In realtà, essendo la Sicilia una delle regioni più a rischio per il centrosinistra, le stime qui effettuate peccano sicuramente in eccesso e sarà invece molto probabile che gli eletti democratici siano molti di meno.

Come già altrove, le primarie alternano conferme e sorprese. Sicuramente vi sono molte ombre sulle vittorie dei signori delle preferenze di Messina, Genovese, e di Enna, Crisafulli, quest'ultimo più volte accostato a discorsi su ambienti della criminalità organizzata.
Al contrario fa assolutamente scalpore la cocente sconfitta a Palermo dell'uscente Sergio D'Antoni, già segretario della CISL. Sempre a Palermo stupisce poi la vittoria di Magda Culotta, giovanissimo sindaco di Pollina che strappa così il biglietto per Roma. Significativo, infine, il secondo posto del renziano Faraone, segno come almeno nella provincia del capoluogo le primarie sono state una vera occasione di rinnovamento della classe dirigente.

Le donne sono quattordici contro quindici uomini, una ripartizione quindi equilibrata.
L'età media, al netto dei candidati siracusani per cui il sito ufficiale delle primarie non riporta i dati, è 50 anni, che spazia dai 28 della Culotta ai 65 della Samperi.
I giovani, sempre al netto di Siracusa, sono cinque, un numero piuttosto basso che con Siracusa al più potrebbe salire a sette. Sicuramente pochi per una regione che si evidenzia, salvo le già citate eccezioni, dunque ancora ancorata ai maggiorenti del partito.

martedì 18 ottobre 2011

In Molise vince ancora Iorio

Angelo Michele Iorio (PdL)

Alla fine i Molisani scelgono Iorio per la terza volta, ma a differenza del 2006 Palazzo Moffa non è finito nelle mani del centrodestra senza colpo ferire: questa tornata elettorale resterà infatti negli annali della storia politica della regione per le forti incertezze che hanno via via ritardato la proclamazione definitiva del vincitore ben oltre le due del mattino.

Iorio, il candidato che ha voluto togliere il nome di Berlusconi dai manifesti elettorali malgrado sia forse quello che tra i Presidenti di Regione condivide più tratti in comune con il Cavaliere - pluriinquisito, accusato di una gestione familistica e personalistica della cosa pubblica - è riuscito a imporsi con un vantaggio di appena 1.500 voti su Frattura, il transfugo di Forza Italia approdato al centrosinistra e vincitore delle primarie.
Il MoVimento 5 Stelle con una grandissima prova di forza entra in consiglio regionale, mentre del tutto marginale si è rivelata la candidatura a destra di Mancini.

Il primo dato degno di considerazione è l'affluenza, in calo di circa il 5% rispetto al 2006 in linea con il trend discendente già riscontrato nel 2010 per la tornata principale delle regionali.
Si incrementa invece sensibilmente il numero di schede nulle, che passa da 6.000 a 8.000, indice - oltre che della complicatezza del sistema di voto - della nascita di un astensionismo attivo e arrabbiato, in forte cerca di visibilità.

Confronto del voto in Molise
Regionali 2006 - Regionali 2011

Provocatoriamente il MoVimento 5 Stelle si è autoproclamato vincitore morale della competizione molisana, avendo guadagnato l'accesso al terzo consiglio regionale dopo Emilia Romagna e Piemonte; guardando i dati, si può in effetti vedere come le coalizioni principali abbiano in realtà ben pochi motivi per gioire.

La coalizione berlusconiana, che rispetto al 2006 perde La Destra e strappa l'Udeur al centrosinistra, vede annullarsi quasi completamente il vantaggio del 2006: i partiti di centrodestra passano da 105.000 voti a 101.000 voti, che diventano 95.000 se si esclude dal computo l'Udeur di Mastella. Una perdita secca di 10.000 preferenze a fronte di un calo dei votanti di 14.000 unità. Sono oltre 23.000 i voti persi dal PdL rispetto alla somma di FI e AN del 2006; pur contando come FLI non abbia dato espressamente un sostegno a Iorio e anzi abbia inserito alcuni suoi uomini nelle liste di Frattura, il colpo per la formazione berlusconiana è notevole. Nell'UdC non paga la scelta di appoggiare Berlusconi: il partito di Casini lascia sul campo quasi un terzo dei voti ed oltre il 3%, diventando la terza forza della coalizione dopo il PdL e la lista civica Progetto Molise. Fortemente penalizzato anche l'Udeur, che perde circa il 40% dei propri voti.
In termini assoluti i partiti di centrodestra arrivano a totalizzare il 56% delle preferenze, quindi addirittura in aumento rispetto al 2006. Questo dato mostra l'abisso tra il candidato e la coalizione di centrodestra: Iorio totalizza appena il 47% delle preferenze, racimolando 89.000 preferenze. 12.000 in meno dei partiti che lo sostengono. Un disgiunto di proporzioni colossali, che ha messo in discussione una vittoria altrimenti scontata e che mostra, al di là del risultato finale, un'insofferenza verso la figura di Iorio - e con ogni probabilità verso la sua rete di potere - che il centrodestra avrebbe dovuto prendere maggiormente in considerazione.

Se il centrodestra si consola con la pur risuicata vittoria, il centrosinistra esce dalla competizione con le ossa rotte, con tante note negative e ben pochi punti fermi da cui ripartire. Le liste si attestano ad appena il 41%, il 6% in meno del 2006 e staccate del 14% dal centrodestra: un vero abisso. Nessun partito supera il 10%, ed in particolare è pessima la prestazione del PD che lascia sul campo quasi 30.000 voti rispetto al 2006. L'unico partito che pare tenere nella coalizione progressista è l'Italia dei Valori, che riesce anche ad incrementare il proprio risultato percentuale. Piuttosto deludente SEL, sotto al 4% e più che doppiato dall'ApI di Rutelli, vero voto-rifugio per gli ex democristiani non di stampo berlusconiano.
L'unica nota positiva per la coalizione progressista è il risultato del candidato, che ha ottenuto un risultato molto più alto dei partiti in suo sostegno e che ha rischiato di strappare un'improbabile vittoria. Con quasi 88.000 voti Frattura è infatti riuscito a totalizzare oltre 14.000 preferenze in più della propria coalizione, un risultato assolutamente lusinghiero che non fa che porre in luce ancora migliore l'istituto delle primarie e mette assolutamente a tacere i mal di pancia levati dagli ambienti più di sinistra della coalizione sull'opportunità di candidare un transfugo di Forza Italia: i voti complessivi del M5S sono stati di molto inferiori al solo valore aggiunto di Frattura alla sua coalizione.

È tuttavia innegabile che parte del successo dei grillini, ed in particolare del loro candidato Federico, è dovuto proprio al fatto che la candidatura di Frattura esponeva il centrosinistra al mantra dell'uguaglianza tra le due coalizioni principali. Con quasi il 6% delle preferenze il MoVimento entra in consiglio regionale e realizza un grande successo a livello di lista.

Del tutto marginale, infine, la candidatura dell'esponente de La Destra Giovancarmine Mancini.

Distribuzione geografica del voto
Regionali 2006 - Regionali 2011
Provincia di Campobasso

Distribuzione geografica del voto
Regionali 2006 - Regionali 2011
Provincia di Isernia

Se si osserva la distribuzione geografica del voto, applicata sui voti ai candidati, non si osserva un generico spostamento verso sinistra rispetto al 2006; in realtà vi sono situazioni, in special modo nei piccoli comuni Iorio riesce a prevalere anche in casi in cui era uscito sconfitto nella precedente tornata, o a incrementare il proprio vantaggio dove già aveva vinto. La provincia di Isernia si rivela ancora una volta la chiave di volta della vittoria di Iorio, anche a prezzo di alcune sconfitte inaspettate come Venafro.
Frattura, dal canto suo, ha spopolato nelle grandi città, riducendo i danni a Isernia e vincendo nettamente a Campobasso, Termoli e Venafro. Altra grande riserva di voti per il candidato del centrosinistra si è rivelata il Basso Molise, ovvero i comuni della zona adriatica.
Il MoVimento, infine, ottiene le sue migliori prestazioni nelle grandi città, seguendo una linea vicina al dato nazionale.

Confronto del voto nelle province del Molise
Regionali 2006 - Regionali 2011

A livello provinciale la regione appare divisa in due: Campobasso con il centrosinistra e Isernia con il centrodestra. Nella provincia del capoluogo regionale Frattura vince per tre lunghezze su Iorio, frutto dei voti di Campobasso e cintura e dell'area costiera. Le liste di centrosinistra si attestano tuttavia undici punti sotto quelle di centrodestra, dissipando completamente il vantaggio di cinque anni prima. La provincia si è anche dimostrata, probabilmente a causa della maggiore urbanizzazione, anche il terreno più fertile per il MoVimento 5 Stelle.
A Isernia situazione ribaltata: Iorio conduce nettamente, con nove punti di vantaggio su Frattura, e proprio in questo distacco così ampio è maturata la riconferma per il candidato di centrodestra malgrado Isernia sia una provincia nettamente più piccola di Campobasso.

Le elezioni molisane hanno messo in forte evidenza i limiti sia del centrodestra - incapace di sfuggire ad una personalità ormai troppo ingombrante, che da valore aggiunto si è trasformata in fardello e ha messo a rischio una vittoria scontata - sia del centrosinistra - in forte peggioramento in termini di liste, incapace di proporsi come forza di governo.
I numeri in questo caso hanno premiato il centrodestra, ma è importante osservare come la struttura delle coalizioni non era in queste elezioni analoga allo scenario nazionale: scorporando l'UdC dal centrodestra e l'ApI dal centrosinistra (ipotizzando che le liste civiche restino nella coalizione di partenza) si avrebbero le liste di centrodestra al 46%, quelle di centrosinistra al 37% ed un centro forte di oltre il 12%. Considerata inoltre la forte dipendenza personale introdotta dai candidati ed immaginandone una analoga in caso di elezioni politiche, è possibile ritenere il Molise una regione - pur tendente a destra - in cui entrambe le coalizioni principali possono lottare per la vittoria.

sabato 8 ottobre 2011

Molise, candidati a confronto

Stemma del Molise


Dopo l'ordalia amministrativa e referendaria della primavera di quest'anno, le elezioni in Molise possono sembrare un evento di secondo piano, anche tenendo conto del fatto che l'intera regione ha una popolazione inferiore alla sola città di Bologna. Tuttavia il peculiare momento in cui si vengono a trovare queste votazioni - nel pieno della crisi finanziaria del Paese, a cavallo tra l'approvazione finanziaria e quella del piano di sviluppo, con un Governo che pare dilaniato da mille correnti contrapposte - le rende un importante indice di gradimento dell'esecutivo in questo particolare frangente.
Malgrado infatti la presenza di candidati in grado di calamitare forti consensi personali ed una tradizione che vede il voto di opinione minoritario nelle regioni meridionali, sono in molti a ritenere che da queste elezioni si potranno cogliere segnali importanti sulla tenuta dell'Esecutivo.
Il Molise è una regione a forte trazione conservatrice, e la vittoria del centrodestra non pare particolarmente in dubbio nemmeno in questo appuntamento del 2011. Una pur improbabile sconfitta o comunque un risultato al di sotto di quello ottenuto nel 2006 sarebbero però visti come un segnale al Governo, segnale ancora più importante in quanto proveniente da un territorio fortemente di centrodestra.

I candidati che si sfidano in questa tornata 2011 sono quattro, sostenuti da un totale di sedici liste. Nel 2006 i candidati erano soltanto due, con sempre sedici liste complessive in loro sostegno. Rispetto all'esperienza squisitamente bipolare delle scorse elezioni, a questo appuntamento parteciperà anche il MoVimento 5 Stelle mentre La Destra si è tirata fuori dalla coalizione berlusconiana presentando un proprio candidato.

Angelo Michele Iorio
Angelo Michele Iorio, classe 1948, è l'attuale Presidente della regione, candidato alla poltrona per la terza volta dopo le elezioni del 2011 e del 2006, in cui si è imposto con oltre il 54%. Politico di lungo corso - è stato sia senatore che deputato nella sua carriera - è attualmente indagato nell'ambito di due distinti filoni di inchiesta per azioni legate proprio alla sua carica di Presidente del Molise.
Iorio non ha un proprio sito internet, né appaiono siti o blog specifici per la sua candidatura.
Il suo programma è stato presentato in conferenza stampa il 24 settembre ed è incentrato sostanzialmente sulla riduzione della spesa pubblica e l'occupazione giovanile.
Le liste in suo sostegno sono: Popolo della Libertà, Unione di Centro, Alleanza di Centro, Progetto Molise, Grande Sud, Molise Civile e Udeur.

Giovancarmine Mancini
La lista numero due è quella di Giovancarmine - detto Giancarmine - Mancini, espressione de La Destra che ha deciso di correre da sola togliendo il proprio supporto a Iorio. Avvocato, classe 1964, Mancini viene da una lunga esperienza politica che lo ha portato ad essere vicesindaco di Isernia e consigliere provinciale.
La sua campagna elettorale si rifà ai valori della destra sociale, ed è caratterizzata dal tentativo di intercettare i voti del centrodestra mostrando Iorio come un "traditore" di Berlusconi.
Il suo sito si presenta piuttosto ricco dal punto di vista dei contenuti multimediali e del volantinaggio, e dotato di una ricca rassegna stampa, ma non contiene alcun riferimento a temi programmatici.

Antonio Federico
Classe 1980, il candidato del MoVimento 5 Stelle Antonio Federico è il più giovane della competizione, seguendo una tradizione propria del partito ispirato dal comico Grillo. Laureato in ingegneria industriale e impegnato nel sociale, Federico rilancia i temi da sempre cari al MoVimento: tagli dei costi della politica, ambiente, istruzione e informazione.
Sempre nel solco delle scelte del MoVimento, Federico non ha un sito personale, ma tutte le informazioni sulla sua biografia, sulla sua candidatura e sul programma che intende portare avanti sono disponibili sul sito www.molise5stelle.it, dove sono riportate nel dettaglio le proposte programmatiche, con tanto di elenco dei principali provvedimenti da intraprendere, e le biografie di tutti i candidati ai posti del consiglio regionale.

Paolo di Laura Frattura
Il quarto candidato ed ultimo è Paolo di Laura Frattura, il vincitore delle primarie del centrosinistra esule di Forza Italia. Originario di Campobasso, classe '62, è laureato in architettura ed è stato presidente della Camera di Commercio di Campobasso. È sostenuto da sette liste: Partito Democratico, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia Libertà, Partito Socialista Italiano, Alleanza per l'Italia e Costruire Democrazia.
Il suo blog personale contiene tutte le informazioni relative alla campagna elettorale, compreso il programma dove tra le principali proposte si leggono l'apertura della sanità ai privati, l'integrazione delle facoltà di medicina con le strutture ospedaliere, la ristrutturazione della rete ferroviaria, la lotta all'evasione fiscale, incentivi alla raccolta differenziata ed il taglio dei costi della politica.

Malgrado la presenza di nuove forze in campo rispetto al 2006 lo scontro si giocherà in tutto e per tutto tra centrodestra e centrosinistra, con le forze conservatrici - che rispetto ad altre regioni italiane qui hanno incassato l'appoggio dell'Udeur proveniente dalla coalizione avversa e mantenuto l'UdC - nettamente avvantaggiate.
Ma saranno le proporzioni della probabile vittoria di Iorio a determinare se queste elezioni potranno essere viste dal centrodestra come una rivincita sulle amministrative di primavera oppure se il progressivo distacco delle forze berlusconiane dal Paese sta continuando a crescere.

martedì 27 settembre 2011

Verso le regionali: Molise

Angelo Michele Iorio (PdL), presidente del Molise

Le elezioni regionali del Molise sono l'unico appuntamento elettorale dell'autunno 2011, sfasate rispetto alle altre consultazioni elettorali dai tempi dell'annullamento del voto della primavera del 2000 con successiva ripetizione della consultazione nell'autunno 2001.

Storicamente il Molise si configura come una regione di stampo conservatore: la lista dei suoi governatori vede un'ininterrotta serie di nomi democristiani per tutta la durata della Prima Repubblica, con la sola eccezione del socialista D'Uva nel biennio 1982-1984; nella Seconda Repubblica si è vista invece un'alternanza tra centrodestra e centrosinistra negli anni '90, mentre l'ultimo decennio è stato segnato dal regno incontrastato di Michele Iorio, il potentissimo esponente del PdL locale.

Le ultime elezioni amministrative regionali si sono tenute il 5 e 6 novembre del 2006. Malgrado si trattasse di un periodo considerato generalmente favorevole al centrosinistra, uscito vittorioso quell'anno dalle elezioni politiche, dalle amministrative nelle principali città italiane e dal referendum costituzionale, la coalizione di centrodestra guidata da Michele Iorio prevalse con il 54,02% delle preferenze, importante segno della forte tradizione conservatrice del Molise e dell'influenza che lo stesso Iorio ha saputo estendere sulla vita politica regionale.

Distribuzione del voto alle regionali 2006
Provincia di Campobasso

Distribuzione del voto alle regionali 2006
Provincia di Isernia

Esaminando lo spaccato del voto delle regionali del 2006 nelle due province che compongono la regione, appaiono due scenari piuttosto differenti.
La provincia di Campobasso appare abbastanza combattuta tra i due schieramenti, con il centrosinistra in leggero vantaggio nel capoluogo e in generale nelle aree più vicine alla Puglia; il centrodestra ha invece i propri punti di forza nelle zone più interne della provincia e nei comuni che confinano con la provincia di Isernia. Il risultato finale del 2006 ha visto una lieve prevalenza del centrosinistra in termini di liste, con Forza Italia primo partito nella provincia al 18%.
Nella provincia di Isernia tuttavia la situazione si ribalta drasticamente, con il centrodestra in forte vantaggio in quasi tutti i comuni, capoluogo compreso, ed il centrosinistra arroccato in pochi comuni nella parte nordorientale del territorio. Il risultato finale ha visto prevalere il centrodestra con oltre il 60% delle preferenze, e Forza Italia attestata al 24%. Colpisce il pessimo risultato ottenuto dai DS, sotto il 10%.

Particolarmente significativo è il dato delle quattro principali città della regione, Campobasso, Termoli, Isernia e Venafro. Il centrosinistra, che di solito riesce ad esprimersi al meglio nei grandi centri rispetto alle campagne, riesce a prevalere solo nel capoluogo regionale, cedendo invece in maniera piuttosto netta negli altri tre centri. In effetti, considerando come la città più popolosa, Campobasso, superi di poco i 50.000 abitanti, si può vedere come non esista in Molise un reale bacino elettorale di riferimento per il centrosinistra.

Altrettanto importante si è dimostrato l'effetto candidato: osservando i risultati a livello regionale si nota come Iorio, il candidato del centrodestra, abbia totalizzato due punti percentuali in più rispetto alle liste in suo sostegno, segno di particolare appeal personale. Scendendo tuttavia nel dettaglio a livello provinciale, si vede come Iorio abbia costruito il proprio successo personale essenzialmente nella provincia di Campobasso, dove riesce a raggiungere il 51,10% a fronte del 49,40% racimolato dalle liste che lo appoggiavano. Del tutto equivalenti invece i due candidati in provincia di Isernia.

Confronto del voto in Molise
Regionali 2006 - (Regionali 2011)

A livello di coalizioni e schieramenti, la politica molisana pare essere passata in maniera pressoché indenne attraverso tutti gli sconvolgimenti degli ultimi 5 anni. Sono indubbiamente presenti le evoluzioni dei partiti preesistenti, come Popolo della Libertà e Partito Democratico, e i nuovi partiti come Sinistra Ecologia Libertà, e i partiti della cosiddetta sinistra radicale appaiono come Federazione della Sinistra; eppure le coalizioni appaiono sostanzialmente immobili rispetto al 2006.
Le uniche novità sono il passaggio dell'Udeur da centrosinistra a centrodestra e la presenza di un candidato del M5S e di uno dell'estrema destra.
Ciò che davvero però manca nel panorama politico molisano è la presenza del Terzo Polo centrista, ovvero in ultima analisi del distacco dell'UdC - che in questa regione raggiunge percentuali a due cifre ed è pertanto una compagine di prima linea - dal centrodestra. La scelta dell'UdC è causa diretta della difficile posizione di FLI, la formazione finiana fuoriuscita dal PdL: proprio questi due partiti sono infatti assieme all'ApI il nerbo del Terzo Polo, ma è indubbio che, voti alla mano, sia lo schieramento di Casini l'asse portante del fronte centrista. La decisione di Casini di appoggiare la ricandidatura di Iorio ha fatto in modo che il costituendo Terzo Polo si smembrasse in occasione di queste regionali, con l'ApI di Rutelli che si schiera a sinistra e con i finiani di Futuro e Libertà, che si trovano nell'impossibilità di schierarsi con il centrosinistra, il desiderio di non appoggiare il candidato berlusconiano e l'incapacità di produrre un proprio candidato, in una grave impasse. Sarà quindi sostanzialmente solo la libertà di coscienza a guidare il voto degli elettori di FLI.

La sfida di ottobre vedrà come candidati principali Iorio (che si ripresenta per il terzo mandato) per il centrodestra e Di Laura Frattura, scelto tramite le primarie, per il centrosinistra. Ad essi si affiancano Federico, espressione del MoVimento 5 Stelle, e Mancini, sostenuto da La Destra.
La coalizione conservatrice perde quindi l'appoggio dei partiti di estrema destra e - forse - di FLI ma guadagna quello dell'Udeur (oltre il 5% nel 2006 e accreditato tuttora di percentuali sopra il 4%), mentre il centrosinistra deve soffrire, oltre al cambio di casacca della formazione di Mastella, la concorrenza del MoVimento 5 Stelle.
Lo scenario appare quindi favorevole ad una rielezione di Iorio, come testimonia anche l'ultimo rilevamento sondaggistico CATI condotto da Digis in data 24 settembre 2011. Rispetto al 2006, la coalizione di centrodestra appare addirittura rafforzata, ben oltre la maggioranza assoluta, mentre è al contrario Iorio, la cui immagine pare essere decisamente più appannata, a valere meno dei partiti in suo sostegno e ad attestarsi al di sotto della soglia psicologica del 50%. Nel centrosinistra spicca invece il pessimo risultato del Partito Democratico, che vale meno della sola Margherita del 2006 ed è superato dall'IdV come primo partito della coalizione.

Il Molise pare dunque confermare la propria tendenza conservatrice, né appaiono al momento all'orizzonte elementi di politica locale in grado di ribaltare un tale pronostico. Saranno quindi eventuali temi di politica nazionale a poter ribaltare l'esito di un'elezione che allo stato attuale appare, se non del tutto scontata, quantomeno decisamente prevedibile.
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