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lunedì 18 febbraio 2013

Simbologia del comizio milanese di IBC

Manifestazione di IBC a Milano

La giornata di domenica 17 febbraio, l'ultima domenica prima del voto alle politiche, ha avuto un significato particolare per la coalizione di centrosinistra guidata da Pierluigi Bersani.

Il comizio tenuto in Piazza del Duomo, che ha visto come protagonisti - oltre allo stesso Bersani - Nichi Vendola, Bruno Tabacci, Giuliano Pisapia e il candidato alla presidenza della Lombardia Umberto Ambrosoli, ha avuto un valore simbolico altissimo per la coalizione, e se difficilmente potrà considerarsi risolutivo ai fini della campagna elettorale, è d'altra parte molto significativo per cogliere da un lato l'umore del Paese e dall'altro la strategia elettorale del polo progressista nel Paese, una strategia spesso criticata nelle sue fasi iniziali ma che nel corso del mese di febbraio ha progressivamente preso slancio.

Il primo elemento da considerare, al di là di ogni dubbio, è la capacità che - ancora? - ha il centrosinistra di riempire le piazze. Si era tanto parlato della conduzione della campagna elettorale da parte dei cosiddetti partiti tradizionali, relegati nei palazzetti e nei teatri, rispetto al travolgente Beppe Grillo, capace di riempire all'inverosimile ogni piazza in cui si ritrovava a tenere comizi.
Con questa manifestazione il centrosinistra ha dato una risposta esemplare a chi non lo vedeva più in grado di conquistare le piazze, terreno naturale dell'antico PCI, e in sostanza scollegato dal proprio popolo. Rinnovando con questo comizio lo spirito delle primarie, la coalizione Italia Bene Comune ha dimostrato di essere una forza tutto sommato vitale nella carne del Paese, e non solo nei palazzi della politica e dell'amministrazione.

Il secondo tema è naturalmente la location; non è un mistero che da sempre sono le zone più contendibili del Paese quelle battute dai leader politici in prossimità delle elezioni. A maggior ragione questo è vero con una legge elettorale che assegna premi di maggioranza su base regionale e se assieme al voto per le elezioni politiche si tiene anche quello per la conquista della regione.
Il messaggio è chiaro: oggi la Lombardia, la patria di Berlusconi e della Lega, il cuore dell'impero di Formigoni, uno dei più grandi serbatoi di voti della destra italiana, è considerata dal centrosinistra reale terreno di conquista, il tentativo di compimento di una vera e propria rivoluzione copernicana della politica italiana iniziato nel 2011 con la vittoria di Giuliano Pisapia al Comune di Milano.
Il semplice fatto che il comizio si sia tenuto a Milano ha un impatto psicologico da non sottovalutare: la Lombardia è contendibile, il centrosinistra è competitivo in questa regione storicamente ostile, il centrodestra è assediato letteralmente nel proprio giardino di casa. La prova di forza è evidente, e dagli effetti psicologici tutto sommato incerti, in quanto potrebbe tanto far vacillare le ultime certezze dell'elettorato di centrodestra in regione quanto ricompattarlo in difesa della roccaforte in pericolo. Resta in ogni caso l'immagine di un centrosinistra determinato - solo con il senno di poi si potrà capire se per arroganza o ben riposta fiducia nei propri mezzi - e votato all'attacco, sicuramente un leit motiv a cui gli ultimi anni di politica interna avevano decisamente disabituato.

Il terzo tema ha un nome ed un cognome: Romano Prodi. A sorpresa l'ex Presidente del Consiglio, l'uomo che ha battuto due volte Berlusconi sul campo, torna in piazza, ed è proprio questo, forse, il punto più interessante e più gravido di conseguenze.
L'utilizzo della figura di Romano Prodi è forse il punto più emblematico del tipo di campagna elettorale che Pierluidi Bersani ha impostato per tentare di vincere le elezioni politiche, una campagna volta più al recupero dei voti di centrosinistra che alla conquista dell'elettorato moderato. È innegabile, infatti, che Prodi sia un vero e proprio totem per il popolo ulivista e di sinistra in generale, ma al tempo stesso, proprio per la sua figura di contrapposizione totale con Berlusconi in un tempo in cui il bipolarismo politico si era trasformato in un bipolarimo reale nel Paese, generi vere e proprie reazioni di rigetto nell'elettorato di centrodestra.
Il messaggio è chiaro: Bersani vuole chiamare a raccolta il suo popolo, mantenerlo compatto contro le erosioni da destra (Monti, Grillo) e da sinistra (Ingroia), lasciando che sia l'elettorato moderato invece a dividersi tra i tre o quattro competitor che affollano l'area.
Vi è tuttavia un secondo livello, più profondo, nella presenza di Romano Prodi sul palco meneghino, e riguarda la delicatissima successione di Giorgio Napolitano. Se Prodi è uno sponsor di Bersani, il legame è naturalmmente a doppio senso. Tramontata la candidatura naturale di Mario Monti per via del suo impegno diretto nelle elezioni politiche, si rafforza naturalmente l'ipotesi di Prodi come prossimo inquilino del Quirinale in caso di vittoria del centrosinistra nelle votazioni. Bersani, ormai da mesi, auspica una collaborazione - che i numeri in Parlamento stabiliranno se si tratterà solo di collaborazione piuttosto che di vera e propria alleanza - con il centro montiano: l'inserimento della figura, comunque moderata per quanto storicamente nemica, di Prodi all'interno di questo solco è un importante aiuto al Professore per permettergli di essere accettato e votato dai centristi al momento dell'elezione del nuovo Capo dello Stato.
Ma la presenza di Prodi a Milano ha un terzo significato, dall'impatto simbolico ancora più forte. Nelle ultime settimane Bersani si è fatto affiancare da Matteo Renzi nella sua campagna elettorale. Al di là del vantaggio in termini di consensi che il grande carisma del sindaco di Firenze può apportare a favore del centrosinistra presso l'elettorato più moderato, sia Renzi sia Bersani hanno ricevuto una reciproca legittimazione da questa collaborazione: Renzi, mettendosi al servizio del partito malgrado la sconfitta alle primarie, si prefigura come il grande leader del futuro, Bersani si ritrova tra le mani un partito completamente ricomposto dopo i malumori che la marginalizzazione di Renzi poteva aver suscitato.
Lo stesso fenomeno è avvenuto questa domenica con Prodi: la presenza del Professore sul palco fa di Bersani l'erede designato di una figura elettoralmente vincente, e con un virtuale passaggio di testimone trasforma la staffetta tra Prodi, Bersani e Renzi quasi in uno stream of consciousness tra passato, presente e futuro, in cui Bersani trova massima legittimazione come leader dell'attuale centrosinistra.

Certo, deve prima vincere le elezioni...

lunedì 6 giugno 2011

Milano, analisi del voto

Il nuovo Sindaco di Milano Giuliano Pisapia

Milano, vuoi perché si trattava della prima città in termini di popolazione chiamata alle urne, vuoi per la sua importanza economica, vuoi perché capitale indiscussa e inespugnabile del centrodestra berlusconiano, aveva dominato in termini di attrattiva e considerazione l'intero panorama delle elezioni amministrative 2011.
Proprio per questa ragione la straordinaria vittoria di Giuliano Pisapia, candidato del centrosinistra, deve assumere i contorni dell'impresa, ed essere analizzata nel dettaglio.

Alle precedenti amministrative, tenutesi nel 2006 in un momento considerato favorevole alla sinistra italiana, il candidato del centrodestra Letizia Moratti aveva vinto al primo turno con oltre 350.000 preferenze, pari a poco meno del 52% dei voti. Meglio di lei avevano fatto le liste in suo sostegno, posizionate oltre il 54%.
Lo sfidante di centrosinistra, Bruno Ferrante, si era dovuto accontentare di un più che dignitoso 47%, con quasi 320.000 preferenze, mentre le liste in suo appoggio arrancavano al di sotto del 45%.

Alla griglia di partenza nel 2011 si sfidavano come candidati principali la Moratti per la riconferma, dopo un quinquennio di amministrazione dai più considerato non esaltante, e l'avvocato Giuliano Pisapia, con alle spalle un'esperienza in Parlamento nelle file di Rifondazione Comunista nella seconda metà degli anni '90.
Pisapia aveva trionfato alle primarie, sostenuto da SEL e dalla sinistra radicale, contro Stefano Boeri, candidato ufficiale del Partito Democratico. Proprio i dubbi sollevati da alcuni sulla lealtà del PD al candidato di coalizione, uniti alla storica propensione cittadina per il centrodestra, lasciavano intravedere il semplice raggiungimento del ballottaggio come un risultato lusinghiero ed insperato per il centrosinistra.

In realtà già dalla campagna elettorale si poteva capire che l'atmosfera era differente rispetto al passato, che, per la prima volta forse da decenni, il popolo di centrosinistra vedeva più in là dei suoi vertici e non si dava perdente in partenza.
La nazionalizzazione delle elezioni amministrative cercata a tutti i costi dal premier Silvio Berlusconi, unita alla visibilità mediatica dell'appuntamento meneghino, costituivano il terreno fertile per una campagna elettorale del tutto fuori dall'ordinario. I tempi ed i modi di questa campagna si sono visti al momento del confronto televisivo tra la Moratti e Pisapia, trasmesso da Sky l'11 maggio, appena una settimana prima delle elezioni. La pietra dello scandalo fu l'accusa della Moratti, lanciata a tempo ormai scaduto senza che l'avversario potesse replicare, secondo cui Pisapia era stato arrestato per il furto di un'auto e avesse goduto di un'amnistia. Una distorsione della realtà, dal momento che Pisapia, pur potendo effettivamente godere dell'amnistia, scelse lo stesso la via del processo e venne quindi assolto nel merito.
Alcuni commentatori si sbilanciarono sopravvalutando la potenza del mezzo televisivo: il colpo era arrivato nel segno, le smentite sarebbero state viste unicamente affannosi tentativi di negare l'affermazione lapidaria e decisa del sindaco uscente, la paura del criminale era ormai instillata nel cuore dell'elettorato.
Al tempo stesso un DJ vicino alla Moratti, Red Ronnie, accusava Pisapia della cancellazione di un concerto ancora da tenersi, come se un sindaco non ancora eletto e senza alcuna garanzia di esserlo potesse avere un simile potere.

L'enormità dell'assurdità delle accuse rivolte a Pisapia scatenarono un'ondata di riflusso in rete di proporzioni colossali, che travolse le accuse del centrodestra in un oceano di satira fino a seppellirle e renderle sostanzialmente innocue. Iniziarono a circolare battute che davano a Pisapia la colpa degli eventi più assurdi - dal riscaldamento globale al ritardo a scuola - che vennero poi raccolte su siti, blog e gruppi Facebook. In questo modo chiunque diventava sostenitore di Pisapia, chiunque partecipava attivamente alla sua campagna elettorale: una battuta ironica e divertente scritta su Facebook da un abitante di Messina alle quattro del mattino diventava un atto politico di sostegno a Pisapia, grazie ad una rapida e capillare diffusione dei dati. Il Pisapia candidato scompariva quindi fino a diventare una sorta di figura mitologica colpevole delle nefandezze più assurde... e così facendo non si faceva altro che mettere in ridicolo proprio la Moratti ed i suoi sostenitori, riducendo le loro affermazioni alla stregua delle battute fiorite nel web.
L'instant poll condotto da Termometro Politico per il ballottaggio, dimostratosi poi estremamente preciso nello stimare i risultati reali con un errore inferiore al mezzo punto percentuale, ha evidenziato un predominio assoluto del candidato del centrosinistra - circa il 60% - tra i giovani fino ai 34 anni e le persone dotati dei titoli di studio più alti. Il nesso con l'importanza avuta dal web in questa campagna elettorale è evidente.

Confronto del voto a Milano
Comunali 2006 - Comunali 2011

Il primo dato rilevante è l'affluenza: il numero di voti validi - prendendo a confronto il primo turno - appare in modesto calo rispetto al 2006, con una diminuzione di circa 23.000 unità. Per una città come Milano, si tratta di una quota decisamente bassa.

Il riepilogo del voto cittadino mostra un risultato impietoso per il centrodestra sotto la Madonnina: la coalizione berlusconiana in sostegno a Letizia Moratti perde infatti circa 70.000 voti rispetto al 2006, una vera debàcle che non fa che aggravarsi se si guarda alle prestazioni del candidato stesso, che fa segnare un -80.000 nel confronto con il sé stesso di cinque anni prima.
Chi ha imputato la pessima prestazione della Moratti al primo turno tuttavia solo allo scarso appeal del candidato trova tuttavia smentite le sue ipotesi: anche nel 2006 la Moratti ottenne circa due punti in meno delle liste in suo sostegno, ma superò il 50%: ad essere mancata nel centrodestra, nel 2011, è stata la componente politica, ed in particolar modo il PdL. La formazione berlusconiana lascia sul campo quasi 80.000 voti, passando dal 40,87% di FI e AN al 28,62%. Ancora primo partito cittadino, ma con appena 600 voti di vantaggio sul Partito Democratico.
Non bastano certo i voti recuperati dalla Lega Nord, in saldo positivo di quasi 35.000 preferenze ma anch'essa in calo su consultazioni più recenti, a colmare una simile voragine: anche le liste civiche di centrodestra accusano un sostanziale calo, per non parlare della nascita del Terzo Polo.

Come ovunque nel nord, la nuova formazione centrista si rivela un flop: se l'UdC riesce a contenere i danni, è altrettanto vero che la nuova coalizione non sfonda attestandosi intorno al 5%: abbastanza per entrare in Consiglio, ma non per essere politicamente determinante.

Esulta invece il centrosinistra: se Pisapia cala leggermente in termini di preferenze assolute rispetto al suo predecessore Ferrante, le liste in suo sostegno avanzano invece di quasi 10.000 preferenze. La parte del leone spetta al Partito Democratico: caso pressoché unico in Italia, il PD avanza rispetto alle già notevoli prestazioni dell'Ulivo del 2006, e lo fa in maniera sostanziale guadagnando oltre 35.000 preferenze. In forte crisi si dimostra invece la sinistra radicale: sommando i risultati ottenuti da Verdi e FdS si ottiene un magro -47.000, solo in parte imputabile al buon risultato ottenuto da SEL, che con il 4,68% si conferma anche in questa città secondo partito di centrosinistra. In crisi come ovunque tranne a Napoli (dove esprimeva però il candidato sindaco) l'Italia dei Valori, che, pur in crescita sul 2006, appare in affanno sotto il 3%, soffrendo la concorrenza di SEL e dei grillini.

Il MoVimento 5 Stelle non ottiene i numeri eclatanti di Bologna o Torino, ma con circa 21.000 preferenze riesce con Calise ad entrare nel Consiglio Comunale, posizionandosi appena sopra la soglia minima del 3%.

Dopo lo shock del primo turno, chiusosi con Pisapia in vantaggio di oltre il 7% sulla Moratti, si è assistito forse al dramma più nero della storia berlusconiana: l'incapacità del centrodestra di reagire ad una forma di comunicazione politica nuova, spiazzante, non controllabile. Per un movimento culturale che ha fatto della comunicazione la prima chiave del proprio successo, è stata un'esperienza sicuramente straniante. Le correzioni di rotta sono state ondivaghe - dalla minaccia islamico-comunista al mantra "Pisapia è una brava persona, ma..." - e in ogni caso tardive.
Se gli appelli a non lasciar cadere Milano in mano alla sinistra hanno infatti portato linfa alla causa della Moratti, ancora maggiore è stato il ricompattamento del fronte di Pisapia, i cui sostenitori vivevano un momento magico al pensiero del colpaccio.

La mobilitazione del ballottaggio è stata quindi la naturale risoluzione del fenomeno: affluenza di fatto pari a quella del primo turno, un fenomeno di per sé raro e probabilmente unico nella tornata amministrativa 2011.
Ed il ballottaggio si è trasformato, per Pisapia, nel trionfo. il distacco di sette punti percentuali si è dilatato ad oltre dieci, 55% a 45%, ma è il numero di preferenze ad essere veramente notevole: 365.717 contro le 297.814 della Moratti. L'incapacità di quest'ultima a superare, nemmeno in uno scontro a due - la soglie dei 300.000 voti è forse il suggello matematico più impietoso su un'amministrazione poco amata dai cittadini, una campagna elettorale all'insegna degli errori e una nazionalizzazione dello scontro che sicuramente non ha giovato alla causa del sindaco uscente. Il CISE1 ha pubblicato un'analisi in cui, tramite il modello di Goodman, tenta di ricostruire i flussi di voto tra il primo turno ed il ballottaggio.
I risultati sono impietosi per la Moratti: Pisapia ha fidelizzato maggiormente il proprio elettorato al primo turno, Pisapia ha saputo pescare meglio anche tra chi al primo turno non era andato al voto. Del tutto prevedibile invece il flusso di voto dai candidati minori: il Terzo Polo si schiera prevalentemente a destra, mentre il M5S sceglie soprattutto il centrosinistra. Secondo quanto già emerso dall'analisi di altre realtà al voto in questo 2011, solo un elettore grillino su quattro non prende in considerazione alcun partito se non il MoVimento 5 Stelle rifugiandosi nell'astensionismo qualora la propria formazione preferita non sia in competizione.

Confronto del voto nei quartieri di Milano
Comunali 2006 - Comunali 2011

L'analisi circoscrizionale delle elezioni milanesi non ha molto da offrire al quadro cittadino generale, se non rimarcare la vittoria di Pisapia in tutte le nove circoscrizioni meneghine.
Può tuttavia essere utilizzata per capire l'evoluzione dell'elettorato di centrosinistra dal 2006 al 2011. Ferrante aveva ottenuto i suoi migliori risultati nelle circoscizioni IX, V e VI, da sempre considerate le "periferie rosse" - o per meglio dire "meno azzurre" - cittadine. Al contrario Pisapia va meglio nelle circoscrizioni III (dove Pisapia sfiora il 50% al primo turno), IX (dove si registra però un calo rispetto a Ferrante) e VI. La circoscrizione III, chiudendo un fenomeno che si avvertiva in nuce già dalle politiche 2008, è diventata la vera roccaforte del centrosinistra nel panorama politico cittadino.
Questa circoscrizione racchiude al proprio interno la sede principale del Politecnico, oltre a diverse facoltà della Statale (Medicina, Veterinaria, Farmacia, Odontoiatria, Agraria, Scienze MFN): l'ennesima riprova di quanto il voto giovanile e studentesco - o quantomeno il voto di un quartiere fortemente impregnato di presenza giovanile e studentesca - abbia giovato a Giuliano Pisapia.

E ora? Pisapia porterà veramente i cosacchi e gli imam ad abbeverarsi in Piazza Duomo, come paventato dal centrodestra? Si tratta solo di una vittoria del "sistema", come declamato da Grillo?
A Pisapia il difficile compito di non sprecare l'enorme mandato di fiducia conferitogli dai cittadini di Milano ed in generale dal centrosinistra non solo meneghino. La coalizione progressista ha accumulato un enorme capitale in termini di entusiasmo politico, di partecipazione e quindi, in sostanza, di voti, affidaando le proprie speranze a questo avvocato milanese. Quando si governa una città importante come Milano la buona amministrazione è infatti solo metà dell'opera. Il proprio operato è attentamente vagliato e valutato su scala nazionale, e non è esgerato dire che dall'operato di Pisapia - come e più che per i vari De Magistris, Fassino, Merola, Cosolini e Zedda - nei prossimi anni dipenderà una parte non trascurabile delle probabilità di successo del centrosinistra nelle future consultazioni elettorali, nazionali e locali.




1: il sito del CISE entra a far parte delle fonti del blog

venerdì 13 maggio 2011

Milano, candidati a confronto

Palazzo Marino, sede del Comune di Milano

L'insistenza con cui la campagna elettorale meneghina viene portata alla ribalta nazionale - in special modo dal Presidente del Consiglio - rende la sifda per la conquista di Palazzo Marino sicuramente il test più importante della tornata amministrativa del 2011.
Oltre ad essere la seconda città più popolosa d'Italia, nonché la prima tra quelle chiamate al voto, Milano costituisce il cuore del potere berlusconiano, la Milano da bere di concezione craxiana apertamente contrapposta a Roma - e con essa alla Torino della FIAT e degli Agnelli.
Ininterrottamente in mano al centrodestra per tutta la II Repubblica, è indubbio che un suo passaggio a sinistra non potrebbe essere privo di conseguenze, ed avrebbe impatti ben maggiori della conquista della Provincia da parte di Penati nel 2004: il Comune è senza dubbio un'istituzione con visibilità decisamente maggiore rispetto alla Provincia, ed il ruolo del Sidaco di una città così importante lo rende una figura di primo piano sul territorio nazionale.

Saranno nove i candidati alla carica di Sindaco, per un totale di ventinove liste in campo. Rispetto alle precedenti consultazioni, tenutesi nel 2006, entrambi i valori risultano in calo (-1 per i sindaci, -5 per le liste), a dimostrazione di una pur lieve semplificazione generale del quadro politico.

Fabrizio Montuori
(PCL)
Il primo candidato sulla scheda elettorale è Fabrizio Montuori, sostenuto dal Partito Comunista dei Lavoratori. La sua candidatura si può considerare l'erede di quella della Lista Comunista di Pietro Vangeli del 2006, che portò a casa meno di 400 voti. Il programma di Montuori, classe 1977 e fuoriuscito dal PRC nel 2006, è reperibile sul suo blog e si articola sui temi del lavoro, dei servizi sociali, del territorio e dei trasporti; un particolare capitolo è dedicato alla gestione dell'Expo 2015.

Elisabetta Fatuzzo
(PP)
Segue nella scheda l'avvocato vercellese Elisabetta Fatuzzo, del Partito Pensionati, già in Consiglio Regionale nonché figlia del più illustre Carlo Fatuzzo, fondatore del partito. Non esiste un sito o un blog espressamente dedicato alla campagna elettorale della Fatuzzo o al suo programma, la maggiore fonte di informazioni al riguardo risulta essere il sito del partito. La corsa solitaria del Partito Pensionati può essere vista come un indebolimento del centrosinistra rispetto al 2006, quando questa formazione sosteneva il candidato ufficiale dell'Unione Bruno Ferrante.

Letizia Moratti
(PdL)
Ben 12 le liste a sostegno del sindaco uscente, il candidato del centrodestra Letizia Moratti: Popolari di Italia Domani, Lega Nord, La Destra, Progetto Milano, Nuovo PSI, Pensioni & Lavoro, Milano al Centro, Unione Italiana, Giovani per l'Expo, Il Popolo della Libertà, Io Amo Milano, e l'Alleanza di Centro. Letizia Moratti, classe 1949, è chiamata a replicare alla vittoria al primo turno del 2006, quando si impose con il 51,9% dei voti (circa due punti in meno della coalizione che la sosteneva). L'anima della campagna elettorale, per la quale è stata spesa la mastodontica cifra di dodici milioni di euro, è sul web il sito, dove il Sindaco mostra, oltre alle consuete news, la lista delle cose fatte - lasciando quindi al cittadino la possibilità di verificarne la veridicità - nei cinque anni del suo mandato. Il programma si pone in continuità con l'amministrazione che sta per concludersi, ed è articolato su sicurezza, ambiente, servizi sociali, scuola, cultura e mobilità.

Manfredi Palmeri
Il Terzo Polo, con le liste di UDC e la civica Nuovo Polo, sostiene il quarto candidato, Manfredi Palmeri, classe '74. UDC e FLI nel 2006 correvano con il centrodestra, pertanto i voti di Palmeri saranno generalmente voti sottratti a Letizia Moratti. Tecnicamente la maggiore offerta elettorale potrebbe consentire anche spostamenti da sinistra, ma a Milano, molto più che in altre città, avrà buon gioco il tema del voto utile, che tenderà a stritolare le ambizioni del giovane candidato centristra. Il sito costituisce il cuore della campagna elettorale di Palmeri, articolata in un programma di 16 punti che spaziano dalle infrastrutture all'ambiente, dalla sicurezza alla tecnologia, dal federalismo alla competitività economica.

Giuliano Pisapia
Quinto candidato è l'avvocato Giuliano Pisapia, espressione del centrosinistra e legato a SEL in particolare, riuscito ad importi alle elezioni primarie contro l'uomo forte del PD Stefano Boeri. Le liste in sostegno di Pisapia sono otto: Sinistra Ecologia Libertà, Lista Civica Milly Moratti, Partito Democratico, Italia dei Valori, Lista Bonino Pannella, Verdi, Sinistra per Pisapia e Milano Civica. Pisapia è chiamato ad un compito che si preannuncia tanto ambizioso quanto arduo: vincere a Milano, strappare Milano al centrodestra, alla Moratti ed in ultima analisi a Berlusconi. Già il raggiungimento del ballottaggio sarebbe comunque un risultato storico, dopo il buon 47% raggiunto da Ferrante al primo turno cinque anni fa. Come per tutti i candidati maggiori, anche Pisapia ha aperto un sito per sostenere la sua candidatura - alle primarie prima e a Palazzo Marino dopo. Il programma è articolato su scuola, lavoro, ambiente, diritti civili, trasparenza e tecnologia, con una sezione interamente dedicata all'Expo 2015.

Marco Mantovani
(FN)
Marco Mantovani è il candidato numero sei, espressione della destra estrema di Forza Nuova. Mantovani succede alla candidatura di Saibene del 2006, che raccolse poco meno di 700 voti. Non esiste un vero e proprio sito dedicato alla candidatura, che si appoggia invece sul blog della locale sezione di Forza Nuova. Mantovani è recentemente salito agli onori della cronaca per essere stato indagato, assieme ad altri nove esponenti del suo partito per lesioni, violenza privata aggravata, porto di strumenti atti ad offendere e danneggiamento a seguito di episodi di violenza commessi contro esponenti di un altro movimento di estrema destra, Casa Pound.

Giancarlo
Pagliarini
Giancarlo Pagliarini per il Federalismo e Lega Padana: liste dal vago sapore di civetta per Giancarlo Pagliarini, il candidato numero sette sulla scheda elettorale. Ex ministro del Governo Berlusconi I, ex parlamentare, classe 1942, Pagliarini si presenta come indipendente di destra dopo aver lasciato la Lega Nord a seguito del Congresso del partito tenutosi nel 2007. Sul suo sito si trovano le filosofie politiche che animano la candidatura di Pagliarini, mentre è il sito della Lega Padana ad ospitare il programma elettorale, in realtà più indicazioni di metodo che di merito, incentrato su trasparenza politica e partecipazione popolare al governo cittadino. Pagliarini probabilmente occuperà lo spazio che nel 2006 fu di Pagliuzzi - che raccolse poco meno di 1.200 preferenze - con la possibilità, visti i suoi trascorsi di politico a livello nazionale, di limare qualcosa a destra alla Moratti.

Carla De Albertis
Penultimo è la civica Carla De Albertis, sostenuta dalla lista La Tua Milano. Di estrazione ex-AN, la De Albertis affida la sua campagna elettorale ad un sito che contiene, oltre alla sua presentazione personale ed il diario elettorale, i riferimenti al programma, incentrato sulla lotta alle infiltrazioni delle grandi organizzazioni criminali del Sud, ai clandestini, alla preservazione della "milanesità" contro il multiculturalismo, alla trasparenza e alla partecipazione.

Mattia Calise
(M5S)
Chiude la scheda Mattia Calise, giovane candidato del MoVimento 5 Stelle. Giovanissimo, viene accreditato dai principali sondaggi di percentuali ragguardevoli, sia di voti in fuga da altri partiti specialmente di sinistra, sia di astenuti richiamati alle urne dal fascino del MoVimento. Proprio quest'ultimo fattore di allargamento della platea di votanti potrebbe essere determinante nell'abbassare il risultato percentuale della favoritissima Letizia Moratti, costringendola eventualmente al turno di ballottaggio. Facebook e naturalmente il blog di Grillo sono le piattaforme multimediali predilette per la campagna elettorale; proprio nel blog si trova anche il programma elettorale, concentrato sulla lotta alla "Casta", sulla trasparenza, sulla sostenibilità ambientale, sulla mobilità e sulla salute.

Contrariamente a sfide molto più aperte a causa della divisione di uno dei due schieramenti principali - Napoli, Trieste, Latina - o per l'effettiva forza di formazioni alternative - Bologna - è evidente che a Milano lo scontro sarà bipolare, tra centrodestra e centrosinistra, tra Moratti e Pisapia. Questa semplificazione dello scenario è tuttavia solo apparente, perché rende l'esito della consultazione molto sensibile a fenomeni di voto non spontaneo a cui faranno riferimento gli appelli al voto utile o al voto disgiunto.
Quel che è certo è che mai come quest'anno la roccaforte berlusconiana pare in pericolo; l'attenzione quasi ossessiva che il premier sta dedicando alla sfida meneghina e l'inasprimento dei toni della campagna elettorale è la spia evidente del nervosismo che serpeggia negli ambienti del centrodestra. Il ballottaggio, anche se non tutti gli istituti di sondaggi concordano, appare un'eventualità non impossibile, e se veramente si arrivasse al secondo turno diventerebbe veramente difficile prevedere il destino della seconda città d'Italia.

lunedì 31 gennaio 2011

Verso le amministrative: Milano

Il Duomo di Milano e la Madonnina

Da lungo tempo Milano è una delle città più favorevoli, dal punto di vista elettorale, alla coalizione di centrodestra, una vera roccaforte berlusconiana mai messa in pericolo nelle competizioni elettorali svoltesi nel corso della II Repubblica.

I mutati scenari della politica italiana recente, ed in particolare la nascita del Terzo Polo con la separazione tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini e l'alleanza di quest'ultimo con l'UdC di Pierferdinando Casini, hanno tuttavia in parte mutato questo equilibrio rendendo la competizione amministrativa del 2011, se non in bilico dal punto di vista del risultato, quantomeno interessante per via della possibilità di arrivare ad un ballottaggio e alle eventuali alleanze che ne seguirebbero.

Rispetto alle altre città impegnate nelle elezioni amministrative, infatti, a Milano la griglia di partenza è quasi completa sia in termini di candidati sindaco sia di perimetro delle coalizioni.
Nell'attesa, tuttavia, di avere a disposizione tutti i nomi dei candidati in modo poterne valutare il profilo e l'appeal elettorale sui milanesi, non bisogna trascurare - come fatto per Torino e Bologna - l'andamento storico delle coalizioni contrapposte, allo scopo di cercare di capire dove e come la separazione del Terzo Polo dalle file del centrodestra potrà essere risolutiva.

A questo link si trova un file excel contenente i dati relativi alle tornate elettorali meneghine1 tra il 2005 ed il 2010, con l'eccezione delle elezioni europee 2009: sono state prese in esame, per la costruzione delle serie storiche, solo le elezioni relative a cariche monocratiche. Fa eccezione la presenza delle elezioni politiche, prese in considerazione a causa della forte personalizzazione da esse assunte sostanzialmente a seguito della nascita del fenomeno Berlusconi.

Confronto centrodestra-centrosinistra
nel Comune di Milano (2005-2010)

Il grafico conferma la preponderanza della coalizione di centrodestra nel comune meneghino, una maggioranza continua nel tempo e sempre - salvo l'eccezione delle Politiche 2008 e delle Provinciali 2009 - al di sopra della maggioranza assoluta, anche senza raggiungere mai dimensioni particolarmente eclatanti.
In particolare, il centrodestra predomina in città con una media del 51,44% e deviazione standard del 2,13%, mentre il centrosinistra arranca quasi dieci punti indietro al 42,52% di media e 3,62% di varianza. I rapporti di forza tra le coalizioni sono nell'ordine di 1,2/1,3 a 1 tra il centrodestra ed il centrosinistra, con forbice in allargamento a partire dal 2008. Entrambe le coalizioni hanno deviazioni standard basse, cosa che dimostra una certa omogeneità in termini di astensionismo da parte degli elettori di tutti e due gli schieramenti.
Il brusco calo di consensi che si riscontra nel centrosinistra tra il 2006 ed il 2008, rispetto alla discesa meno marcata del centrodestra mostra tuttavia come la separazione della sinistra riformista da quella radicale abbia pesato molto di più, in termini di consensi, dell'addio dell'UdC alla compagine berlusconiana. Significativo inoltre il fatto che il centrodestra, forte anche di un candidato di peso come Formigoni, sia stato in grado di risalire parzialmente la china nel 2010, mentre il centrosinistra langue stazionario da ormai tre consultazioni poco sotto il 40% dei consensi.

Il rapporto di forza tra i partiti all'interno delle coalizioni rispecchia anche a Milano l'andamento nazionale.

Rapporto PdL-Lega
nel Comune di Milano (2005-2010)

Rapporto PD - IdV - SEL
nel Comune di Milano (2005-2010)

Per entrame le coalizioni si assiste ad una progressiva, marcata, erosione del consenso dei partiti principali, PD e PdL, a favore di Lega Nord, Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà. Se per Lega Nord e Italia dei Valori si può tuttavia parlare di conquista del consenso tra il 2006 ed il 2008, intervallo di tempo in cui le due formazioni hanno più che raddoppiato i consensi, così non è stato per gli appuntamenti elettorali tra il 2008 ed il 2010, quando il maggior peso specifico nella coalizione è stato principalmente motivato dalla perdita di voti dei partiti principali nei confronti dell'astensione.

Naturalmente i grafici non tengono conto della presenza di liste minori, spesso civiche, che tradizionalmente pescano nel bacino elettorale dei partiti maggiori, quindi l'effetto qui evidenziato è esaltato rispetto al dato reale.

Risultati ottenuti dal centrodestra
nel Comune di Milano (2005 - 2010)
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Risultati ottenuti dal centrosinistra
nel Comune di Milano (2005 - 2010)
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Ripartizione circoscrizioni
nel Comune di Milano (2005 - 2010)
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Come mostrano i cartogrammi sopra esposti, la vittoria del centrodestra a Milano è ben distribuita anche dal punto di vista geografico: negli ultimi cinque anni il centrosinistra non è mai riuscito a prevalere in nessuna circoscrizione cittadina.
È tuttavia interessante vedere come la variabilità della composizione della coalizione di centrosinistra - più mutevole nel tempo della controparte - abbia di volta in volta spostato la circoscrizione in cui tale coalizione otteneva più preferenze: se il centrosinistra classico, stile Unione, otteneva infatti i migliori risultati nella circoscrizione IX (Stazione Garibaldi - Niguarda) e nella VI (Barone - Lorenteggio), il progressivo distacco dell'ala radicale della coalizione ha portato una perdita sostanziale di consensi nella IX e un moderato acquisto nella III (Città Studi - Lambrate - Venezia), divenuta a sua volta a tratti addirittura la circoscrizione di punta della coalizione progressista nel capoluogo lombardo.

Peso delle circoscrizioni
nel Comune di Milano (2005-2010)

Proprio il peso delle circoscrizioni può assumere a Milano un'importanza considerevole: sia pure in un contesto di sostanziale stabilità nel tempo, infatti, si notano tra un appuntamento elettorale e l'altro variazioni anche grandi del peso percentuale delle circoscrizioni, in particolare tra quelle più schierate: la I (Centro Storico) per il centrodestra, e la IX per il centrosinistra.

Le candidature espresse dalle due coalizioni principali sono abbastanza estreme se posizionate sullo spettro delle posizioni politiche: Giuliano Pisapia, con un passato da parlamentare indipendente nelle file di Rifondazione Conuista, ha vinto le primarie del centrosinistra con l'appoggio dell'ala più radicale della coalizione, mentre Letizia Moratti, ex Ministro dell'Istruzione nei governi Berlusconi II e III, è da sempre una delle donne più fedeli alla linea berlusconiana. Se da un lato questo lascia poco spazio a candidature ancora più estreme, si apre invece al centro un vuoto che il Terzo Polo tenterà di colmare presumibilmente con una candidatura di alto profilo istituzionale. Sarà importante capire quanto il Terzo Polo raccoglierà da centrodestra e centrosinistra, ma, visti anche i numeri, la vittoria al primo turno della Moratti non può considerarsi in cassaforte.
Certamente questa tornata elettorale sotto la Madonnina si preannuncia quindi come una delle più combattute degli ultimi anni, e non solo per fattori puramente locali: Milano è la sede in cui si stanno celebrando i processi a carico del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tra cui quello ormai imminente sul cosiddetto Ruby-gate. Per questa ragione in questa città, molto più che altrove, rischia di sparire il reale senso della competizione - elezione del pur importante sindaco della seconda città italiana - per arrivare ad esprimere l'ormai tristemente consueto gioco del referendum pro o contro Berlusconi.



1: il sito del Comune di Milano entra a far parte delle fonti del blog

venerdì 10 dicembre 2010

Verso le amministrative 2011

Verso le amministrative 2011

Malgrado la tornata elettorale del 2011 - salvo caduta del governo e ritorno alle urne in primavera - non sia paragonabile per importanza a quelle succedutesi nei tre anni precedenti, alcune tra le più importanti metropoli italiane vedranno il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale.
Tra queste spiccano naturalmente Milano, Napoli, Torino e Bologna, rispettivamente la seconda, la terza, la quarta e la settima città italiana per popolazione.

Queste elezioni presentano tutte, ciascuna con le proprie peculiarità, motivi di analisi approfondita.
A Milano una serie di fattori concomitanti - lo scarso appeal del Sindaco Moratti, la nascita del cosiddetto Terzo Polo, la vittoria di Pisapia alle primarie del centrosinistra - fa in modo che per la prima volta nella II Repubblica l'esito delle elezioni non sia smaccatamente scontato a favore del centrodestra.
A Napoli si verificherà il funzionamento di due anni di promesse elettorali berlusconiane sul tema dei rifiuti, intorno al quale ruota ormai inevitabilmente qualsiasi campagna elettorale in Campania: dopo Regione e Provincia, anche il Comune passerà al centrodestra, oppure la permanenza dei rifiuti a Napoli malgrado le rassicurazioni del Governo sancirà la fine della fascinazione esercitata dal premier presso i cittadini partenopei?
A Bologna, pur se gli equilibri tra centrodestra e centrosinistra non dovrebbero riservare sorprese, sono da tenere sott'occhio il MoVimento 5 Stelle, che con la sua escalation alle Regionali 2010 ha pesantamente eroso i consensi del centrosinistra, e soprattutto i risultati che Amelia Frascaroli raggiungerà alle primarie: se dovesse essere lei la candidata dello schieramento riformista, avremmo per la prima volta un candidato non espresso dal PCI-PDS-DS-PD nel cuore dell'Emilia rossa, con tutti i contraccolpi - forse più psicologici che sostanziali, ma non per questo meno importanti - che questo provocherebbe.
Anche a Torino gli equilibri tra le coalizioni non dovrebbero consentire ribaltoni di sorta, ma la città è da seguire con attenzione in quanto costituisce forse la principale roccaforte del centrosinistra al nord ed è quindi uno snodo essenziale per tastare la forza che la sinistra in generale ed il PD in particolare ancora conservano in questa zona del Paese. Da seguire con particolare attenzione l'andamento della Lega Nord, mentre le generali difficoltà per gli schieramenti nel trovare i candidati rivelano impietosamente i problemi locali e nazionali che travagliano trasversalmente le principali formazioni politiche.

Con questa breve panoramica si apre su Città Democratica una serie di articoli dedicati alle amministrative 2011, con analisi e aggiornamenti che accompagneranno le fasi di definizione dei candidati e di campagna elettorale fino al giorno delle elezioni, salvo, come detto, complicanze legate ad una concomitanza con eventuali consultazioni politiche anticipate.

lunedì 15 novembre 2010

Le primarie e l'endorsement partitico

L'avvocato Giuliano Pisapia

Domenica 14 novembre 2010 si sono svolte a Milano le primarie del centrosinistra in vista delle elezioni comunali del 2011.
Gli sfidanti per la corsa a Palazzo Marino erano quattro: l'architetto Stefano Boeri (sostenuto dal PD), il costituzionalista Valerio Onida (sostenuto da parte del PD e dall'IdV), l'avvocato Giuliano Pisapia (sostenuto da parte del PD, SEL, FdS) ed il fisico Michele Sacerdoti (senza appoggi partitici ufficiali). Ad imporsi è stato Pisapia con 30.533 preferenze, seguito da Boeri con 27.055, Onida con 9.036 e Sacerdoti con 719.
I votanti totali sono stati 67.499, in calo rispetto all'analoga competizione del 2006.

Il tema principale che emerge dall'esito delle primarie, è naturalmente la sconfitta di Boeri, candidato sostenuto dal PD locale.
Il Partito Democratico, espressione della maggioranza del centrosinistra, non è riuscito, dopo i precedenti di Firenze e della Regione Puglia, a convincere il proprio elettorato della bontà della candidatura da esso sostenuta.

La vittoria di Pisapia su Boeri è stata quindi salutata, in una guerra tutta interna al centrosinistra, come una vittoria della cosiddetta sinistra radicale sull'establishment del Partito Democratico, provocando le dimissioni di alcuni esponenti locali di tale partito (fonte La Repubblica).

Ha tuttavia senso parlare di vincitori e vinti in questa situazione? Ha senso che dei dirigenti propongano le proprie dimissioni a causa di un'elezione primaria?
A differenza delle elezioni reali, nelle quali chi perde ha il diritto ed il dovere di fare opposizione al vincitore, le primarie servono a stabilire chi, all'interno della stessa parte politica, dovrà avere il compito di sfidare gli avversari. Per fare un paragone sportivo, le primarie sono assimilabili ai temibili trials statunitensi, le selezioni che determinano la composizione della squadra olimpica a stelle e strisce.
L'interesse comune di tutti gli organizzatori dovrebbe pertanto essere ottenere la squadra migliore, la squadra più competitiva per gareggiare e vincere contro il centrodestra.

In quest'ottica, risultano prive di senso le dimissioni della dirigenza milanese del Partito Democratico, allo stesso modo in cui sono fuori luogo e ingenerosi gli attacchi della sinistra radicale al PD, attacchi che, ben lungi dal limitarsi alla felicità per la vittoria del proprio esponente, auspicano ulteriori rovesci all'area democratica secondo una logica non già di alleati in concorrenza, ma di veri e propri nemici (è noto lo slogan che vede nel PD null'altro che una copia sbiadita del PdL, per l'appunto il "PDmenoL").

I cittadini chiamati a votare alle primarie, tuttavia, hanno espresso una preferenza tra nomi e programmi accettati indistintamente, pur ciascuno con le proprie preferenze, da tutto il centrosinistra. La disposizione dei partiti intorno ai candidati non è e non dovrebbe essere veicolante per il voto. Prova ne sia il fatto che, mentre partiti che si fanno bandiera della politica dal basso erano incentrati su un unico candidato, il partito notoriamente più d'apparato forniva sostenitori a tre candidati su quattro, pur avendo fornito l'endorsement ufficiale ad uno solo di questi.

In cosa consiste la sconfitta per il PD, quindi? Nel fatto che è stato preferito un altro candidato? No di certo: meglio eventualmente vincere con Pisapia che perdere con Boeri, visto che Pisapia ha dimostrato alle primarie di avere più chance.
La sconfitta del PD è allora programmatica? I cittadini, in fondo, hanno scelto un programma ed un candidato sui cui SEL, e non il PD, aveva messo il proprio marchio. Eppure la regola di base delle primarie è che chi perde sostiene chi vince: logica conseguenza della cosa è che le varie opzioni debbano essere sufficientemente ben viste da tutte le parti in causa da evitare sfilamenti post-sconfitta. Il programma di Pisapia, pur non essendo il programma del PD, è comunque un programma che il PD riteneva sufficientemente positivo da poter essere preso a programma ufficiale della coalizione.
La sconfitta del PD sta quindi nel voler vedere la situazione come una sconfitta, ovvero nell'immagine del Davide SEL che atterra il Golia PD per la seconda volta dopo le primarie pugliesi, e ponendo così le basi per altri colpi a Bologna, Torino e Napoli nei prossimi mesi. Dimenticando che le primarie servono a trovare il candidato migliore, non quello promosso da questo o quel partito. Ignorando la differenza tra le primarie e le vere elezioni.

A questo punto, perché non evitare del tutto le candidature ufficiali di partito? Perché non lasciare liberi dirigenti, militanti e simpatizzanti di mettere a disposizione strutture, tempo e mezzi ciascuno per il candidato che ritiene più degno? Perché, nell'ottica di realizzare una vera politica dal basso, i partiti non restano alla porta ad ascoltare, limitandosi a fornire i mezzi affinché la società possa esprimere al meglio le proprie indicazioni?
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