mercoledì 9 maggio 2012

Comunali 2012, riepilogo dopo il primo turno

Elezioni amministrative 2012

DISCLAIMER: i dati che seguono sono stati reperiti dal Ministero dell'Interno, dal sito della Regione Friuli Venezia Giulia, dal sito della Regione Sicilia e dal sito www.comuni-italiani.it.

PIEMONTE


LOMBARDIA


VENETO


FRIULI VENEZIA GIULIA


LIGURIA


EMILIA ROMAGNA


TOSCANA


UMBRIA


MARCHE


LAZIO


ABRUZZO


MOLISE


CAMPANIA


PUGLIA

Lo scrutinio di Gravina in Puglia risulta ancora in corso

BASILICATA


CALABRIA

Lo scrutinio di Catanzaro risulta ancora in corso

SICILIA

Lo scrutinio di Palermo risulta ancora in corso

lunedì 7 maggio 2012

La gauche è tornata!

François Hollande (PS), Presidente della Repubblica Francese

Era il 1988 quando François Maurice Adrien Marie Mitterrand veniva eletto per la seconda volta Presidente della Repubblica Francese. Era l'ultima volta che la Francia alle elezioni presidenziali votava a sinistra, prima di inaugurare, nel 1995, un filotto di tre consultazioni che consegnarono all'UMP la seconda potenza economica europea alla destra moderata dell'UMP.
Oggi un altro François, Hollande, riporta il Paese transalpino a sinistra, con una vittoria elettorale secca e indiscutibile, che sotto ogni aspetto segna una profonda e radicale rottura conil passato, segnando un reale landslide del voto degli elettori francesi che non è possibile liquidare con il semplice rifugio nell'astensionismo o in una delusione circoscritta al Presidente uscente Sarkozy.

Risultati delle elezioni presidenziali 2007 e 2012

Come evidenzia la tabella (i risultati complessivi sono disponibili a questo link), Hollande supera Sarkozy 51,62% a 48,38%, una vittoria di misura se confrontata con il distacco che cinque anni prima Sarkozy inflisse a Royal, ma comunque quantificabile in oltre un milione e centomila voti.
Il primo dato rilevante per l'analisi elettorale di queste consultazioni presidenziali è naturalmente quello dell'affluenza: i voti validi al ballottaggio sono stati 34.869.809, in calo di circa un milione rispetto al primo turno e di novecentomila rispetto al ballottaggio del 2007. Si è recato alle urne il 97,17% dei votanti al primo turno, contro il 97,42% del 2007. Questa differenza dello 0,26%, quantificabile in meno di centomila voti, evidenzia come in realtà il tema della dispersione del voto e della rappresentatività dei candidati maggiori al di fuori dell'elettorato di riferimento - in special modo per quanto riguarda la predisposizione al voto degli elettori del FN - non fosse altro che un falso problema: che sia stato per reale identificazione o per pragmatismo, i francesi non hanno rinunciato ad esprimere la propria preferenza al ballottaggio solo perché il loro principale cndidato di riferimento era stato escluso dopo il primo turno.
Si tratta certamente di un valore aggiunto per la vittoria di Hollande, in quanto evidenza di una sua reale capacità di intercettare i voti non socialisti piuttosto che una semplice delusione nei confronti di Sarkozy.

Se il numero di voti validi ha seguito un andamento analogo al primo turno rispetto al 2007, è tuttavia da non sottovalutare il messaggio mandato dalle schede nulle e bianche, quasi triplicato: in aggiunta alla fisiologica popolazione votante, sostanzialmente, si ha evidenza di un chiaro messaggio di protesta, proveniente per lo più dal FN, verso i due candidati principali, espresso attraverso un mezzo chiaro e democratico ed il cuo significato non può essere ignorato. Se tale fenomeno non inficia la fedeltà al voto del popolo francese, da però evidenza di un popolo "aggiuntivo", quello degli arrabbiati, che non potrà essere ignorato ancora a lungo.

Rispetto al 2007, il candidato socialista guadagna 1.209.998 voti, mentre il Presidente uscente ne perde 2.113.767.
Numeri di questo genere, uniti appunto ad un calo dei votanti di circa 900.000 unità, conducono ad alcune riflessioni sicuramente dirimenti.
In primo luogo, per quanto banale, Hollande è stato in grado di aumentare rispetto al 2007 il consenso assoluto per la candidatura della gauche, e non solo quello percentuale. Non è stato quindi semplicemente il candidato in grado di perdere di meno e di conservare con maggiore efficacia il proprio elettorato di cinque anni prima, ma ha anzi incrementato il numero dei voti, fenomeno piuttosto raro in questo periodo storico.
Secondariamente, l'incremento dei voti socialisti è stato superiore alla diminuzione del numero totale dei votanti. Questo secondo dato è particolarmente importante nella valutazione del flusso in uscita da Sarkozy. Naturalmente capire i reali flussi dei voti da e per i due candidati e l'astensione è possibile solo tramite interpolazioni statistiche e con un certo margine di errore, tuttavia simili cifre offrono la certezza matematica che i voti in uscita da Sarkozy sono andati in misura maggiore verso Hollande che verso l'astensione. Si tratta forse dell'elemento cruciale di questa elezione presidenziale, che evidenzia un reale spostamento verso sinistra dell'elettorato.

Distribuzione geografica del voto
elezioni presidenziali 2007 - 2012

L'analisi geografica del voto su base regionale non fa che confermare la tendenza che la tabella a livello nazionale aveva già inquadrato: al di là dei pur numerosi pick-up da destra a sinistra (Basse-Normandie, Bourgogne, Guyane, Haute-Normandie, Ile-de-France, Languedoc-Roussillon, Nord-Pas-de-Calais, Pays-de-la-Loire, Picardie, Wallis-et-Futuna) a fronte della sola Mayotte conquistata da Sarkozy, quello che si nota è un generalizzato e diffuso spostamento verso sinistra che contempla, con l'eccezione di alcuni territori d'oltremare, l'intera Francia.

Variazione ballottagio 2007 - ballottaggio 2012

Sarkozy cede a Hollande in media il 4,5%, con una deviazione standard su base regionale del 5% circa; questo valore denota una certa uniformità sull'intero territorio nazionale, a riprova della non sussistenza di fattori locali che possano aver condizionato l'elezione, quanto piuttosto di un desiderio comune all'intero Paese di voltare pagina.

Hollande è dunque Presidente della Repubblica.
Al termine del primo turno il risultato era facilmente prevedibile, e anche l'entità del vantaggio ottenuto rispecchia in maniera piuttosto fedele i rapporti di forza tra primo e secondo turno già sperimentati nel 2007. Vi è anzi da dire che Sarkozy al ballottaggio si è comportato in maniera più efficace rispetto a Royal cinque anni prima, rosicchiando al suo rivale circa un punto di svantaggio rispetto alle previsioni più accreditate.
La Francia, in generale, ha dimostrato di non avere paura. Quando Mitterand venne eletto la prima volta nel lontano 1981 le borse segnarono perdite a due cifre, e Sarkozy in campagna elettorale aveva espressamente additato questo pericolo per tentare un ultimo, disperato, recupero. La Francia ha invece scelto l'orgoglio di non piegare la propria scelta democratica alle logiche del mercato.
E questa, più di ogni altra cosa, è ora la grande responsabilità di Hollande. Il popolo francese ha scelto Hollande malgrado non fosse il candidato prediletto dal gotha della finanza mondiale, e anzi è possibile che questo ruolo abbia alla fine agevolato il successo del candidato socialista, conferendogli un'aura anti-sistema e anti-mercato che - considerata la gravità della crisi economica - non può che avergli portato ulteriori voti. Hollande ha ora il difficile compito di rispondere ai milioni di cittadini che gli hanno accordato fiducia anche per questo bisogno di riscrittura delle regole dell'economia capitalista contemporanea, per la necessità di un'elasticità dei mercati fino a qui sepolta in un rigorismo che per quanto condivisibile eticamente sta lentamente uccidendo l'economia europea.
Solo dopo le legislative di giugno sarà però possibile capire quali saranno i reali poteri di cui disporrà il nuovo Presidente, se potrà contare su un governo amico oppure se sarà costretto ad un'estenuante coabitazione, in grado di uccidere nella culla il sogno, che ora scalda i cuori di così tanti progressisti in tutto il Vecchio Continente, di un rinnovamento europeo.

mercoledì 2 maggio 2012

Francia, dopo le presidenziali le legislative

Palais Bourbon, sede dell'Assemblée Nationale

Almeno fino a novembre, quando l'attenzione del mondo si sposterà oltreoceano per seguire la battaglia tra Obama e Romney, si può ben affermare che le elezioni presidenziali francesi in corso costituiscano l'evento elettorale più importante e affascinante dell'anno.
A giustificare in larga parte il livello di attenzione che i media di tutto il mondo stanno riversando su questo appuntamento vi sono molteplici fattori: la Francia è una delle principali potenze mondiali a livello economico - seconda economia UE - e politico; e sebbene in periodo di stabilità un simile dettaglio rischi sempre di finire nel dimenticatoio, la lunga tradizione nuclearista d'oltralpe rende il Paese anche una potenza globale a a livello militare. A tutto questo, naturalmente, si aggiunge il ruolo che la legislazione assegna al Presidente della Repubblica: contrariamente che in Italia, dove tale carica possiede unicamente un ruolo di garanzia del rispetto della Costituzione da parte dei tre poteri dello Stato, in Francia il Presidente della Repubblica ha un ruolo piuttosto attivo: tra i suoi poteri spiccano infatti la possibilità di iniziativa legislativa e quella di indire referendum; inoltre ha facoltà di sciogliere le camere - nei limiti previsti dalla Costituzione - e di nomina del Primo Ministro del Governo.

Questa lunga lista di poteri, se da un lato spiega bene l'attenzione rivolta verso le attuali consultazioni presidenziali, tende a sminuire in maniera forse esagerata il ruolo del potere legislativo in Francia, che però bilancia con attenzione quello presidenziale: malgrado la nomina da parte del Presidente della Repubblica, il Governo deve infatti avere la fiducia dell'Assemblea Nazionale, la più importante tra le due Camere del Parlamento Francese.
L'attuale sistema elettorale francese, prevedendo consultazioni separate per le elezioni presidenziali e quelle legislative, ammette quindi che vi possano essere un presidente di un colore ed una maggioranza parlamentare di un'altro; in questo caso, definito coabitazione, i poteri del Presidente della Repubblica risultano fortemente limitati da un Parlamento sostanzialmente ostile - come, sia pure per vie differenti, può avvenire negli Stati Uniti d'America - arrivando ad un bilanciamento dei poteri in mano a ciascuna carica.
Laddove invece si sia in presenza di un Presidente della Repubblica e di un'Assemblea Nazionale in mano alla stessa parte politica possono emergere tutti gli aspetti più spinti del presidenzialismo francese, come si è ad esempio assistito dal 2002 ad oggi quando tanto i moderati dell'UMP hanno avuto saldamente il controllo del Paese.
Proprio la fase di controllo eseguita dal Parlamento sul Governo rende la Francia non già una repubblica presidenziale, come qualcuno frettolosamente potrebbe essere portato a pensare, quanto piuttosto una repubblica semipresidenziale, in cui convivono la facoltà presidenziale di indirizzo politico del Governo e le forme di controllo del Parlamento per limitarne l'ascendente sul Governo.

In Francia si voterà nel mese di giugno (10 giugno il primo turno, 17 l'eventuale ballottaggio) per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale; ad oggi questa Camera del Parlamento è composta da 577 deputati, eletti con un sistema maggioritario a doppio turno che presenta alcune interessanti peculiarità. Viene infatti eletto al primo turno il candidato che ottiene il 50% più uno dei voti espressi con un'affluenza di almeno il 25%. Se nessun candidato ottiene un simile risultato, sono ammessi al secondo turno i candidati che ottengono almeno il 12,5% dei voti, calcolati sul totale degli elettori e non dei votanti; se un solo candidato o nessun candidato rispetta simili condizioni, sono ammessi al ballottaggio i due candidati che hanno ottenuto più voti. Al secondo turno, semplicemente, viene eletto chi ottiene il maggior numero di voti.
Contrariamente a quanto avviene alle elezioni amministrative italiane, e a quanto avviene nelle stesse elezioni presidenziali francesi, è quindi possibile al secondo turno avere scontri tra più contendenti.

Confronto legislative 2007 - presidenziali 2007 (1° turno)

Come mostra il grafico riportato, il mese circa di distanza che intercorse nel 2007 tra le elezioni presidenziali e quelle legislative non alterò in maniera significativa l'orientamento dei votanti, portando l'UMP di Sarkozy ad aggiudicarsi 313 seggi. Assieme agli alleati, la maggioranza a sostegno del Presidente contava 345 voti su 577 (59,79%).
Almeno per quanto riguarda il primo turno elettorale, sono due le principali divergenze tra le elezioni legislative e quelle presidenziali, i fattori che possono rendere complesso tentare di proiettare senza colpo ferire l'esito delle elezioni per l'Eliseo su quello delle elezioni per l'Assemblea Nazionale.
Il primo, naturalmente, è la differente ripartizione geografica delle circoscrizioni. Dal momento che l'elezione si basa su un maggioritario uninominale, è stato necessario dividere il territorio francese in 577 circoscrizioni; esse di fatto si ritrovano ad essere suddivisioni amministrative dei départements, e ad evidenziare quindi tendenze politiche con una localizzazione intermedia tra quella provinciale e quella comunale (fanno eccezione le grandi aree urbane di Parigi, Lione, Lilla e Marsiglia, in cui le circoscrizioni sono a loro volta frazionamenti del territorio comunale). Il risultato di un dipartimento, quindi, che altro non è che la media ponderata di quelli dei singoli seggi che lo compongono, viene frazionato geograficamente in componenti di minore dimensione, che pur rispettando nel loro complesso l'andamento generale svelano ciascuno tendenze e peculiarità autonome.
Il secondo, ma non meno importante, motivo riguarda invece la variabilità introdotta dalla percezione del candidato locale. In un'elezione di questo genere si attenuano gli effetti del carisma e delle idee del candidato nazionale alla presidenza - tendenzialmente omogenei sul territorio nazionale - per far spazio a centinaia di repliche di simili effetti su piccola scala, ciascuno indipendente dagli altri e quindi in grado di introdurre fattori correttivi anche differenti tra loro rispetto al voto per le presidenziali.

Deviazione standard voti
legislative 2007 - presidenziali 2007 (1° turno)

Malgrado queste pur importanti differenze, la tabella riportata evidenzia quanto forti siano le affinità tra le due votazioni, e rende quindi lecito studiare la distribuzione del voto dei partiti principali per ricavarne indizi sull'andamento del primo turno delle elezioni legislative.
Proiettando quindi i dati delle presidenziali 2012 si ottiene (i dati fanno riferimento ai dipartimenti e non alle circoscrizioni) come ingresso al secondo turno:
  • scontri UMP - PS: Aveyron, Cantal, Correze, Cotes d'Armor, Finistere, Ille et Vilaine, Landes, Loire atlantique, Lot, Mayenne, Hautes Pyrenees, Rhone, Paris, Yvelines, Deux Sevres, Essonne, Hauts de Seine, Seine Saint Denis, Val de Marne, Val d'Oise, Guadeloupe, Martinique, Guyane, La Reunion, Mayotte, Nouvelle Caledonie, Polynesie française, Saint Pierre et Miquelon, Wallis et Futuna, Saint Martin et Saint Barthelemy, Etranger
  • scontri FN - UMP - PS: Ain, Aisne, Allier, Alpes de Haute Provence, Hautes Alpes, Alpes Maritimes, Ardeche, Ardennes, Aube, Aude, Bouches du Rhone, Calvados, Charente, Charente Maritime, Cher, Corse Sud, Haute Corse, Cote d'Or, Creuse, Dordogne, Doubs, Drome, Eure, Eure et Loir, Gard, Haute Garonne, Gers, Gironde, Herault, Indre, Indre et Loire, Isere, Jura, Loir et Cher, Loire, Haute Loire, Loiret, Lot et Garonne, Lozere, Maine et Loire, Manche, Marne, Haute Marne, Meurthe et Moselle, Meuse, Morbihan, Moselle, Nievre, Nord, Oise, Orne, Pas de Calais, Puy de Dome, Pyrenees orientales, Bas Rhin, Haut Rhin, Haute Saone, Saone et Loire, Sarthe, Savoie, Haute Savoie, Seine maritime, Seine et Marne, Somme, Tarn, Tarn et Garonne, Var, Vaucluse, Vendee, Vienne, Haute Vienne, Vosges, Yonne, Territoire de Belfort
  • scontro UMP - MoDem - PS: Pyrenees atlantiques
  • scontro FN - UMP - PS - FdG: Ariege
Sono due le tematiche portanti dei risultati del primo turno, pur con tutte le approssimazioni del caso: UMP e PS sono ancora i partiti predominanti, e non esiste dipartimento in cui non arrivino quantomeno al ballottaggio.
Al tempo stesso, tuttavia, il classico bipartitismo alla francese sembra quantomai in crisi, con il FN ormai competitivo sulla quasi totalità del territorio nazionale - con la macroscopica eccezione di Parigi.

In queste elezioni legislative, tuttavia, le rivalità a destra tra UMP e FN non possono che favorire il PS di Hollande, che salvo imprevisti dell'ultima ora dovrebbe essere in grado di recuperare la maggioranza parlamentare all'Assemblea Nazionale persa nel 2002. Probabilmente, la gauche in questo momento ha maggiori possibilità del suo stesso candidato.

venerdì 27 aprile 2012

Verso le amministrative: Monza

L'Arengario, storica sede del Comune di Monza

Se le elezioni amministrative 2012 dovranno essere la cartina al tornasole dello stato della destra italiana dopo la caduta del Governo Berlusconi IV, è sicuramente nei feudi dell'alleanza PdL-Lega, nel Lombardo-Veneto, che la reale tenuta del centrodestra dovrà essere valutata, in termini di consenso popolare se non di alleanze tra i partiti.
Da questo punto di vista, è impossibile non considerare Monza, terzo comune della Lombardia dopo Milano e Brescia e primo in regione tra quelli chiamati a rinnovare la propria amministrazione, come una delle città chiave di questa tornata elettorale, al pari - per il proprio valore simbolico nel cuore della Lombardia formigoniana più ancora che per le reali dimensioni cittadine.

Dopo due sindaci PSI, durante la Prima Repubblica la città vide la DC occupare saldamente la poltrona di Primo Cittadino ininterrottamente dal 1946 al 1992. Con i terremoti politici scatenati da Tangentopoli, che sancirono la nascita della Seconda Repubblica, cambiarono le formazioni al governo della città ma non l'area politica: dal 1993 al 1997 fu la Lega Nord ad esprimere il posto di primo cittadino, mentre dal 1997 al 2002 la carica fu appannaggio del forzista Colombo. Dal 2002 al 2007 l'unica parentesi di centrosinistra - tra l'altro un civico - nella storia del secondo dopoguerra, subito interrotta dall'elezione del leghista Mariani nel 2007, l'attuale sindaco.

Risultati delle elezioni
amministrative 2007

Le elezioni 2007 hanno visto la netta affermazione delle liste di centrodestra, trainate da una Forza Italia che da sola valeva ben più dell'Ulivo, somma dei due principali partiti di centrosinistra. Il canddaito di centrodestra in quell'occasione si affermò al primo turno con un sonoro 53% e circa il 12% di vantaggio sul rivale di centrosinistra Faglia. Le candidature civiche si fermarono al di sotto del 5%, risultando dunque ininfluenti nei rapporti di forza tra le coalizioni principali.
È tuttavia da notare come Faglia sia stato penalizzato più dalle liste in suo supporto che dal mandato di sindaco appena svolto. Infatti - contrariamente a quanto spesso visto in altre città - il candidato di centrosinistra si comporta sensibilmente meglio delle liste in suo supporto (circa il 3% in più) portando un valore aggiunto alla propria causa di oltre 5.000 preferenze: circa un quinto del totale.
Per fare un paragone, il leghista Mariani con un valore aggiunto di 3.300 voti contribuì alla propria elezione appena con il 9% delle preferenze, arrivando quindi a prendere il 2,5% in meno delle liste a proprio sostegno.
Le elezioni del 2007 sono state quindi decise non già dal valore dei candidati, quanto dalla sproporzione tra le forze di centrodestra e centrosinistra, con le prime - in particolare Forza Italia - nettamente superiori alle seconde.
Proprio per questa ragione la città sarà un importante banco di prova in queste elezioni 2012: la valutazione del comportamento dell'elettorato di centrodestra in una zona dove questo è stabilmente maggioritario e in teoria cristallizzato è un test vitale per saggiare la tenuta dell'area conservatrice in viste delle prossime elezioni politiche.

Mappa elettorale delle elezioni amministrative 2007
(dettaglio per circoscrizione)

La mappa elettorale cittadina mostra come il centrodestra abbia nel 2007 prevalso in tutte le circoscrizioni, in special modo nella V, la più settentrionale, dove il centrodestra riuscì a livello di liste a doppiare il centrosinistra 64% a 31%. Solo nella circoscrizione III le due coalizioni apparvero più ravvicinate, ma con un 49% a 45% anche in questo caso il centrodestra prevalse nettamente.
La circoscrizione III, sfortunatamente per il centrosinistra, è anche quella meno popolosa, avento contribuito al voto del 2007 appena per il 9,42% dei voti. Limitando l'analisi alle due circoscrizioni più abitate, la II e la IV, si evidenzia un centrodestra oscillante tra il 52% ed il 55% ed un centrosinistra tra il 39% ed il 42%.
A livello partitito Forza Italia, come già accennato, si era dimostrata di gran lunga la prima formazione cittadina, sopravanzando l'Ulivo di circa nove punti percentuale. Aggiungendo AN a FI e omologando l'Ulivo al PD, si ottiene uno schiacciante 37% a 20%, cifre che da sole manifestano la netta superiorità dei partiti di centrodestra nell'area cittadina.

Risultati delle elezioni
amministrative 2007
(dettaglio per circoscrizione)

Il centrosinistra, quindi, dovrebbe recuperare almeno una dozzina di punti per sopravanzare il centrodestra e riconquistare la poltrona di sindaco.
In realtà, però, il compito potrebbe apparire meno arduo del previsto sfruttando il progressivo sfaldamento dell'alleanza che nel 2007 riportò il Comune a destra: rispetto a quella tornata elettorale, infatti, il centrodestra si presenta diviso in tre tronconi. Il primo comprende l'UdC, ormai nemmeno più centrodestra ma Terzo Polo, con candidata Anna Martinetti; il secondo vede la Lega Nord correre in solitaria riproponendo Marco Maria Mariani, ed il terzo vede infine il PdL presentarsi in alleanza con La Destra sostenendo Andrea Mandelli.
Una vera e propria frantumazione dello schieramento che potrebbe avvantaggiare un centrosinistra invece unito sotto la bandiera di Roberto Scanagatti.
L'incognita, come in molti altri comuni, è costituita infine dal MoVimento 5 Stelle, che sostiene Nicola Emanuele Fuggetta.

Non sono disponibili sondaggi cittadini, ma anche proiettando i risultati del 2007 sulla nuova annata pare inevitabile un ballottaggio; e se il candidato di centrosinistra pare certo di arrivare al secondo turno, sarà interessante capire se andrà a sfidare il sindaco uscente, esponente della Lega Nord, oppure Mandelli, espressione del PdL; capire, in ultima analisi, quale destra riuscirà ad imporsi nel lento naufragio del patto di ferto Berlusconi-Bossi all'interno degli stessi bastioni che contribuirono a rendere quel centrodestra maggioritario nel Paese.

lunedì 23 aprile 2012

Eliseo, un ballottaggio tra mille insidie

Francia 2007 e Francia 2012 (primo turno)

La Francia tornerà a sinistra?

È questa la domanda che aleggia dopo il primo turno delle elezioni presidenziali d'oltralpe. Lungi dal dare un segnale politico chiaro e inequivocabile, l'appuntamento del 22 aprile al contrario disegna uno scenario politico fatto di profonde complessità e contraddizioni, dove segnali che presi singolarmente apparirebbero chiarissimi evidenziano nel loro complesso un quadro piuttosto oscuro, segnale di una società smarrita ed in rapida ridefinizione dei propri valori politici e forse anche culturali.

Risultati del primo turno delle elezioni presidenziali
(2007 - 2012)

La tabella riepilogativa dei voti del primo turno (comprensivi dei territori d'oltremare) evidenzia quali sono i temi predominanti di questa tornata elettorale: Hollande, candidato del PS, sfiderà il presidente uscite Sarkozy (UMP) da una posizione di vantaggio, avendo sopravanzato il rivale diretto di oltre mezzo milione di voti. Al tempo stesso, si nota una prepotente ridefinizione dei rapporti di forza all'interno dei partiti di destra, una ridefinizione che però esula dai confini dell'area politica e coinvolge il crollo del centro moderato; dall'altra parte si nota la nascita di una formazione alternativa al PS ma di fatto sua alleata in grado di catalizzare con successo il voto dei micropartiti a sinistra della formazione socialista; e infine, il tutto in una situazione di moderato calo dell'affluenza alle urne.
Un quadro, quindi, estremamente complesso e delicato, in cui a dispetto dei numeri si fatica persino a individuare con certezza il vero vincitore.

È invece molto semplice capire chi è il vero sconfitto di questa tornata elettorale: François Bayrou, leader del MoDem, lascia sul campo qualcosa come tre milioni e mezzo di voti in cinque anni, dimezzando il proprio consenso e vedendo di fatto fallire l'idea di costruire una formazione alternativa ai due poli principali che tanto promettente era parsa dopo il relativo successo del 2007. In un voto così polarizzato tra differenti modelli di Paese, il candidato centrista si è trovato più di ogni altra cosa in difetto di identità politica, incapace di offrire una visione ad un elettorato chiamato a scegliere se rinnovare la fiducia nelle idee e nel lavoro di Sarkozy o voltar loro le spalle in modo radicale. Non vi era spazio per vie di mezzo, e la posizione spesso morbida di Bayrou sui principali temi economici e sociali non è stata in grado di catalizzare l'attenzione e le simpatie della popolazione.

Dall'elettorato in fuga di Bayrou è facile vedere un primo flusso in direzione delle formazioni di destra. In effetti, se si considera l'area conservatrice nel suo insieme, si nota rispetto al 2007 un avanzamento dal 45,00% al 46,87%, quasi due punti in ingresso.
Entrando nel dettaglio dei partiti che compongono l'insieme, tuttavia, si notano andamenti nettamente discordanti tra loro: Sarkozy, espressione della destra moderata dell'UMP, perde un milione e settecentomila voti dal 2007 ad oggi, una caduta amarissima per un candidato che aveva tentato sia pure non sempre con successo di trasformare l'appuntamento elettorale in un referendum sulla sua persona.
Al contrario, è assolutamente rilevante l'avanzamento dell'estrema destra del Front National di Marine Le Pen, figlia ed erede del fondatore Jean-Marie. Oltre due milioni e mezzo di preferenze il saldo positivo del voto per il partito che ha fatto dell'euroscetticismo e delle politiche anti-immmigrazione la propria bandiera; un segnale sicuramente molto forte, e che lascia intendere come l'incantesimo che Sarkozy era riuscito a tessere sugli elettori di estrema destra nel 2007 ha perso il suo fascino: è infatti poco plausibile un passaggio diretto di voti dal MoDem al FN, pertanto la dinamica elettorale interna alla destra francese ha proprio visto un UMP progressivamente spostato - elettoralmente parlando - verso il centro, che mentre toglieva voti a Bayrou li perdeva verso la Le Pen.
In termini assoluti la destra francese conquita comunque 16.819.703 voti, circa trecentomila in più delle precedenti presidenziali.

Riconoscere anche nella sinistra una fase di avanzamento è forse più difficile, considerando il maggior numero di partiti che la compongono. Eppure la gauche passa dal 35,12% del 2007 al 43,75%: un bilancio complessivo di +8,64%, pari a due milioni e ottocentomila voti, che porta la sinistra d'oltralpe a quota 15.701.071 preferenze. Ancora sotto i conservatori, ma senza alcun dubbio un recupero notevolissimo rispetto a cinque anni fa.
Escludento il partito ecologista, che mostra un lieve incremento mantenendosi comunque su livelli estremamente bassi, sono due gli aspetti in cui può essere scomposta l'avanzata della gauche: da un lato si nota un incremento dei consensi del PS di oltre settecentomila voti, che porta la formazione di Hollande sopra la soglia psicologica dei dieci milioni di voti; dall'altro il risultato di Melenchon, pur se al di sotto delle aspettative, è notevole nella sua capacità di aggregazione della galassia di piccole formazioni a sinistra della realtà socialista, oltre che nella capacità di intercettazione dell'elettorato: il FdG totalizza infatti poco meno di quattro milioni di preferenze, da solo circa seicentomila in più di tutti i partiti di sinistra nel 2007 (meno Verdi e PS), prosciugando il bacino elettorale di NPA e LO e convogliandolo in questa nuova formazione che senza alcun dubbio giocherà un ruolo importante nel panorama politico francese del prossimo futuro. Malgrado la crescita dell'astensione, non è impossibile ipotizzare che nella crescita dei partiti di sinistra non vi sia solo un'avanzata verso il centro, ma anche - soprattutto per quanto riguarda Mélenchon - la capacità di richiamare al voto alcuni dei delusi del 2007.

Per comprendere al meglio i flussi elettorali di queste elezioni presidenziali, tuttavia, è necessario valutarne la correlazione in maniera più precisa proprio con i dati dell'astensione, cosa che a sua volta richiede un'analisi maggiormente dettagliata per area geografica.

Votanti e peso relativo delle regioni francesi
con differenze sul 2007

La tabella riportata indica il numero di votanti per ciascuna regione ed il rispettivo peso nel computo totale dei votanti del Paese, comprensivo di variazione dal 2007. Più che una fotografia dell'astensione, evidenzia quindi la variazione dell'astensione rispetto alla precedente tornata elettorale, in modo da fotografare quale sia l'elettorato più colpito da un raffronto diretto con i risultati a livello regionale.
Si evidenzia in primo luogo il crollo dell'affluenza a Parigi, che ne diminuisce il peso a livello nazionale di quasi un punto percentuale per un totale di poco meno di quattrocentomila voti in meno; al contrario presentano risultati molto positivi il Rhône-Alpes e la Provence-Alpes-Côte d'Azur in termini di minor calo dei votanti. Crolla quindi l'affluenza in una regione dove ha vinto Hollande e aumenta in due dove ha vinto Sarkozy? La spiegazione non è così semplice. Esaminando le dinamiche 2007-2012, infatti, si nota come nell'Île-de-France la destra non sia per nulla avanzata, avendo Sarkozy perso più di quanto abbia guadagnao la Le Pen: è evidente che è stata quindi quell'area ad essere maggiormente penalizzata dall'astensione. Analogamente, nelle due regioni sudorientali del Paese ad alcuni tra i maggiori exploit del FN, rendendo la formazione di estrema destra la maggior premiata dall'affluenza alle urne - o meglio dal suo minor calo.
Analisi su altre zone campione del Paese inducono a confermare il medesimo risultato: sia la maggiore che la minore fidelizzazione dell'elettorato nei confronti dell'astensione si trovano a destra, e rispettivamente in quella radicale ed in quella moderata. La sinistra conferma il proprio elettorato e avanza verso il centro, mentre quest'ultimo pare più sfaldarsi verso le due ali dello schieramento che verso l'area del non-voto.

Sarà, quindi, ballottaggio Hollande-Sarkozy.
Non è semplice, in un simile scenario, capire chi possa essere il favorito. Sicuramente le serie storiche, che vedono chi è in testa al primo turno trionfare anche al secondo, sono pro-Hollande, così come lo è il generale avanzamento socialista in tutto il Paese.
Eppure la destra è ancora maggioritaria nel Paese, e alla destra dell'UMP si trova un immenso bacino di voti a disposizione di Sarkozy. I leader conservatori del passato hanno sempre rifiutato l'alleanza con il FN alle elezioni, ma non è dato sapere quanto Sarkozy sia disperato, e a che prezzo voglia conservare l'Eliseo.
Quel che è certo è che un abbraccio con Marine Le Pen è pericoloso per entrambi i leader: la Le Pen rischierebbe di sconfessare tutta la propria politica e la propria campagna elettorale anti-UMP, vanificando l'ottimo risultato raggiunto al primo turno; Sarkozy rischia di alienarsi le simpatie tanto dei centristi di Bayrou quanto dell'ala più a sinistra del proprio stesso partito, ripiegandosi a destra e lasciando praterie elettorali ad Hollande. Il candidato socialista, che dopo aver incassato l'appoggio ufficiale dei Verdi e del FdG ha di fatto esaurito le proprie possibilità di espansione elettorale, sicuramente tenterà di spingere verso destra Sarkozy per farsi spazio al centro e conquistare i voti del MoDem.
Ma questi giochi politici e aritmetici non tengono conto del reale umore degli elettori. È difficile ad oggi interpretare quanto i voti in uscita dall'UMP al FN siano reali passaggi di casacca, quanti siano voti di protesta contro la politica del presidente e quanto sia inflessibile questa protesta dell'elettorato. Un sondaggio realizzato dalla BVA vede un flusso Le Pen → Sarkozy al 57% e Le Pen → Hollande al 20%; un flusso Mélenchon → Hollande al 90% e Mélenchon → Sarkozy al 6%; infine, Bayrou → Sarkozy al 39% e Bayrou → Hollande al 36%. È plausibile ipotizzare per i Verdi dei numeri simili a quelli indicati per il FdG. Ipotizzando una tenuta del 95% per gli elettori che già al primo turno avevano espresso preferenza per uno dei due candidati al ballottaggio, questi risultati darebbero un 53% ad Hollande e un 47% a Sarkozy. Sicuramente cifre ancora piuttosto ravvicinate, che lasciano intendere come la battaglia non sia ancora conclusa.

Sarkozy sarà chiamato a fare una scelta: puntare su un fisiologico recupero da destra e lottare per la conquista del centro, oppure aprire le porte al FN e di fatto aprire una nuova pagina storica per l'UMP. È quindi - con ogni probabilità - solo da destra che potranno venire le novità in queste due ultime settimane di campagna elettorale. Il 6 maggio è vicino.

domenica 22 aprile 2012

Dati AGCom marzo 2012

Logo dell'AGCom

Marzo è stato un mese dominato dal tema della riforma del lavoro, dalle proteste relative alla modifica dell'Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e dalle relative ripercussioni mediatiche. Nel suo piccolo, tuttavia, marzo 2012 è anche un mese da ricordare per l'analisi della comunicazione televisiva, in quanto per la prima volta l'AGCom inserisce nel proprio rapporto nuovi canali e nuove testate telegiornalistiche. A partire da questo mese, infatti, entrano nel computo dell'Autorità anche TGCOM 24 e Repubblica TV 30 minuti, mentre le testate TG La7 e TG Sky 24 vengono integrate con i dati rispettivamente dei canali La7D e Cielo.
Una piccola rivoluzione che se da un lato rende più complesso il raffronto con i dati del passato, dall'altro permette di fotografare con sempre maggiore precisione la qualità della distribuzione dei tempi politici tra le varie formazioni; ancora più importante, sia pure a livello meramente simbolico, è tuttavia la presa di coscienza dei primi effetti del digitale terrestre e della conseguente dispersione dell'audience dovuta alla nascita di nuovi canali e nuove testate.

Dati AGCom marzo 2012

Il numero totale di ore di informazione politica è stato 261, un numero altissimo e sicuramente non riducibile all'incremento del numero di testate: in tutti i telegiornali l'attualità politica legata alla riforma del lavoro ha occupato gran parte dei tempi di trasmissione, generando valori record in pressoché tutti i telegiornali, segno di quanto il tema avesse profondi impatti sociali.
Dalla visione dei dati grezzi si evincono da subito due dati focali: il primo, sia pure di valore simbolico, è il sorpasso del Governo sul Presidente del Consiglio: tramonta la visione Monti-centrica della politica italiana, a favore di una strutturazione più corale dell'informazione istituzionale. Continua il progressivo ritorno nell'ombra del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo i mesi di protagonismo coincisi con il tramonto dell'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi.
L'altra importante novità è il calo delle due formazioni principali, PdL e PD, un calo che però costituisce il punto di arrivo di fenomeni assai differenti: se il PD infatti scende in maniera piuttosto lieve rispetto a febbraio e si mantiene su valori comunque piuttosto alti, il PdL lascia il 5% rispetto al mese precedente, mantenendo lo status di primo partito del Paese - mediaticamente parlando - solo di poco. Particolarmente interessante è il fatto che la leadership del PdL sia dovuta in massima parte all'apporto delle reti Mediaset e delle altre reti private, laddove sulla RAI sono stati i democratici a prevalere.

Dati AGCom marzo 2012 aggregati per
Istituzioni - Maggioranza - Opposizione

Osservando l'istogramma dei dati aggregati per rappresentanza istituzionale, si nota un relativo incremento delle forze di opposizione, comunque relegate ai margini dell'informazione politica: Lega Nord e Italia dei Valori si mantengono infatti su valori in linea con il loro consenso elettorale e con i dati avuti nel precedente Governo, come se non costituissero l'unica forma di opposizione al Governo Monti.
Il pur lieve incremento dell'opposizione punisce tanto le forze di maggiorana quanto quelle istituzionali, il cui valore è in progressivo abbassamento appena al di sopra della maggioraza assoluta. Si tratta di valori ancora alti, ma l'andamento sottolinea una ritrovata voglia di protagonismo televisivo da parte dei partiti, unito ad una lieve usura che inizia a circondare la figura di Monti e dei suoi ministri.

Le testate più favorevoli alle forze di maggioranza sono state TG4 e Studio Aperto; l'opposizione ha avuto i massimi risultati sulle testate Telecom TGLa7 e MTVFlash, mentre le istituzioni sono state maggiormente rappresentate da TGCOM24 e TG1.

Dati AGCom marzo 2012 aggregati per
area politico-culturale

Ancora più interessanti sono però i dati relativi alla distribuzione del tempo per area politica. Rispetto al mese di febbraio sono infatti molte le novità: centrodestra e centrosinistra si presentano entrambi in calo fino ad attestarsi su un risultato di sostanziale parità, mentre traggono giovamento dalla diminuzione delle due aree principali tanto il Terzo Polo quanto l'opposizione leghista da destra.
Si tratta di un brusco dietrofront rispetto al mese di febbraio, ma è ancora presto per capire se si tratta di una reale inversione di marcia o di una semplice eccezione dovuta al particolare momento politico, né i mesi successivi - dominati dalle amministrative e dallo scandalo Lega - saranno probabilmente in grado di chiarire la situazione. Solo un monitoraggio costante a lungo termine potrà dire con certezza i nuovi equilibri tra gli schieramenti politici nel Paese.

Il centrodestra si conserva comunque egemonico nelle reti Mediaset, TG4 e Studio Aperto in testa, mentre le reti più favorevoli al centrosinistra si sono dimostrate Rainews 24 e Rainews. Il centro trova massima espressione su TG2 e Studio Aperto, mentre, infine, l'opposizione leghista ha maggiore spazio su TGLa7 e TGCOM24. La fine - almeno per ora - dell'alleanza tra il PdL e Lega ha significato per quest'ultima un drastico ridimensionamento nelle resti Mediaset.

A livello di aderenza alla par condicio spiccano i canali Telecom TGLa7 e MTV Flash, laddove i meno fedeli ai dettami della legge si sono rivelati il TG4 ed il TGCOM.

Dati AGCom 2012 aggregati per mese

Dati AGCom 2012 aggregati per
Istituzioni - Maggioranza - Opposizione

Dati AGCom 2012 aggregati per
area politico-culturale

Analizzando l'andamento mensile delle singole formazioni politiche è impossibile non notare come il mondo dell'informazione sia ancora in cerca di un vero punto di equilibrio nel dopo-Berlusconi: le oscillazioni di PD e PdL sono figlie infatti, oltre che del normale evolversi delle tematiche politiche predominanti, anche di una vera e propria redistribuzione delle forze in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, amministrative in testa.
Tuttavia è possibile individuare alcuni punti fissi nei primi tre mesi dell'anno che possono offrire spunti di riflessione sull'immediato futuro: in primo luogo il lento e costante declino della presenza in TV del Presidente del Consiglio, segno da un lato della minor presa della sua figura sulla cittadinanza e dall'altro della progressiva scomparsa di quella sensazione di eccezionalità che aveva caratterizzato i primi periodi del suo mandato. In secondo luogo è impossibile non trascurare la progressiva ascesa delle formazioni centriste UdC e ApI in primis, che forse più di ogni altra cosa costituisce una valida indicazione sulla politica del futuro.

Ciò che è certo è che la situazione è alquanto dinamica, e le imminenti elezioni amministrative potrebbero ancora una volta ridisegnare gli equilibri di potere nella TV italiana.

giovedì 19 aprile 2012

Verso le amministrative: Parma

Il Palazzo del Comune di Parma

Tra gli scontri più importanti di questo appuntamento 2012 con le elezioni amministrative spicca senza alcun dubbio l'elezione del nuovo sindaco di Parma, che con i suoi 190.000 abitanti è la seconda città più popolosa dell'Emilia Romagna - la maggiore tra quelle chiamate al voto nella regione rossa per eccellenza - e che costituirà un test importante per comprendere le mutazioni in atto nel panorama politico italiano.
Come la quasi totalià delle realtà regionali, Parma vanta una fiera tradizione di sinistra: dal 1946 al 1970 il sindaco ed il vicesindaco sono stati costante espressione rispettivamente di PCI e PSI, mentre dal 1970 al 1985 i ruoli tra i due partiti si invertono. Una prima mutazione nel panorama politico cittadino si avverte tra il 1985 ed il 1990, quando, pur in presenza di sindaci PSI, esce di scena il PCI per far posto alla Democrazia Cristiana. La città torna a sinistra dal 1990 al 1998, per poi svoltare definitivamente a destra dopo tale data, con il doppio mandato di Ubaldi ed infine l'amministrazione Vignali, vittorioso al ballottaggio nelle elezioni 2007.

Risultati delle elezioni amministrative 2007

Malgrado nel 2007 il centrodestra si presentasse diviso in tre tronconi (civico-FI, AN e Lega), Vignali riuscì ad accedere al ballottaggio con oltre 8.000 voti di vantaggio sul rivale di centrosinistra Peri. Da notare, inoltre, un insieme di candidature terze assolutamente non marginale, in grado di racimolare circa il 12% delle preferenze complessive.
Tutti i candidati di centrodestra presero proporzionalmente meno delle liste in loro sostegno; nel caso della Lega Nord in taluni quartieri il candidato sindaco Zorandi fu anche oggetto di compatto voto disgiunto arrivando a prendere meno voti del partito in suo sostegno; nel caso di Vignali è però più corretto parlare di popolarità della lista in suo appoggio, derivante dalla presenza persino nel nome dell'ex primo cittadino Ubaldi.
Al secondo turno, in ogni caso, Vignali si dimostrò maggiormente in grado di intercettare il voto dei candidati eliminati, passando dal 45% al 57%; in particolare, Vignali fu in grado di compattare il centrodestra al secondo turno intorno alla propria persona, mentre il candidato di centrosinistra non fu in grado di raccogliere a proprio sostegno le liste civiche, anche se diverse di essere - in primo luogo quelle a sostegno della Guarnieri - mostravano diverse affinità programmatiche con la candidatura Peri.

Mappa elettorale delle elezioni amministrative 2007
(dettaglio per circoscrizione)

Approfittando tanto della popolarità del sindaco uscente Ubaldi quanto del momento nazionale favorevole al centrodestra, Vignali riuscì a dominare in quasi tutte le circoscrizione cittadine, lasciando al centrosinistra solo la II. Nella XII Peri riuscì a sopravanzare il rivale, ma a livello di liste il centrodestra risultò comunque predominante.
Se le circoscrizioni II e XII si sono quindi dimostrate le più spostate a sinistra, la I e la XIII sono invece quelle che hanno maggiormente premiato la candidatura di Vignali, consentendogli di sfiorare la maggioranza assoluta già al primo turno di votazione. Se si considerano tuttavia le circoscrizioni più popolose (III, VII, IX e XI), che assieme coprono circa il 50% dell'elettorato cittadino, si nota come Vignali riuscì a vincere di misura nelle prime due, si impose di oltre nove punti nella IX e stravinse con circa il 14% di vantaggio nella XI.
Un divario oggettivamente incolmabile.

A livello partitico non è possibile offrire una valutazione dei livelli di Forza Italia nel 2007, in quanto conglobata nella civica a sostegno di Vignali. È tuttavia notevole il risultato dell'Ulivo, inferiore al 20%. Un valore estremamente basso, in special modo in una regione come l'Emilia Romagna.

Risultati delle elezioni amministrative 2007
(dettaglio per circoscrizione)

Nel corso dei suoi anni di governo l'amministrazione Vignali ha completamente distrutto il credito di cui godeva presso i cittadini della città ducale, con due scandali, emersi entrambi nel corso del 2011, legati ad episodi di corruzione: dapprima sono emerse delle stipule di polizze illegali, che ricoprivano il periodo 2001-2011, relative alla copertura degli errori gestionali dell'amministrazione, e per le quali la Corte dei Conti comminò sanzioni pecuniarie per quasi 400.000 €. Oltre al sindaco Vignali ed al suo predecessore Ubaldi (in questa sessione candidato con il Terzo Polo) spiccano i nomi di Buzzi, vicesindaco di Vignali e nuovo candidato del centrodestra, e Guarnieri, candidata civica nel 2007 e incorporata nel centrosinistra in questa nuova tornata elettorale.
Malgrado una città in rivolta, Vignali resistette al suo posto fino a quando non esplose il secondo scandalo nel novembre 2011, questa volta relatico ad appalti truccati: la pressione sul primo cittadino della città ducale furono irresistibili, fino ad un vero e proprio assedio del Palazzo del Comune da parte della cittadinanza.
Vignali lasciò la carica il 28 settembre 2011, per essere sostituito dal Commissario Prefettizio Anna Maria Cancellieri e, dopo la nomina di quest'ultima a Ministro dell'Interno del Governo Monti, dal Commissario Prefettizio Mario Ciclosi.

Con la giunta sommersa dagli scandali, la strada pare spianata ad un ritorno in grande stile del centrosinistra al Palazzo Comunale: d'altra parte, la scelta del PdL di candidare Buzzi, vicesindaco di Vignali, pare a priori un segnale di resa e soprattutto un segno di incapacità di offrire alla città un modello conservatore rinnovato e pulito.
Al contrario il centrosinistra, tramite le primarie, ha scelto il volto di Bernazzoli, già presidente in carica della Provincia la cui amministrazione non verrà rinnovata a seguito delle misure del Salva-Italia, per correre alla poltrona di primo cittadino; una personalità di grande caratura, anche se contestato dall'area ecologista della coalizione per le sue posizioni pro-inceneritore.

Sondaggio Agrom 30 marzo 2012

Secondo le ultime rilevazioni, condotte dalla società Agrom con un sondaggio CATI per la Gazzetta di Parma in data 30 marzo 2012, il risultato più probabile è un ballottaggio tra il candidato del centrosinistra Bernazzoli e quello del Terzo Polo Ubaldi, con il primo che dovrebbe terminare ampiamente in testa il primo turno.
La partita è tuttavia più complessa di quanto potrebbe apparire, in quanto la distribuzione dei voti al secondo turno rischia di far saltare tutti gli schemi: sarebbe infatti logico aspettarsi che i voti di Buzzi e Zorandi convergessero su Ubaldi, permettendogli di sfiorare il 40%.
Oltre alle capacità dei candidati maggiori di portare al voto i propri sostenitori al secondo turno, quindi, saranno soprattutto le indicazioni di voto dei candidati minori, tra cui spiccano Pizzarotti del MoVimento 5 Stelle e Roberti di Rifondazione Comunista, ad essere il vero ago della bilancia di questa appassionante competizione elettorale.
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