sabato 19 novembre 2011

Il discorso di Monti al Senato

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Il Presidente del Consiglio Mario Monti


Giovedì 17 novembre 2011 il Governo Monti ha ottenuto la fiducia al Senato della Repubblica, con 281 voti favorevoli, 25 contrari (tutti della Lega Nord), 1 presente non votante e 14 non partecipanti alla votazione.
Inizia così ufficialmente l'avventura del nuovo esecutivo, che nella giornata del 18 novembre chiederà la fiducia anche alla Camera dei Deputati per completare l'iter di insediamento.

L'Europa ed i mercati hanno accolto con favore il cambio di Governo italiano - prova ne siano le prestazioni dello spread sui titoli del nostro Paese degli ultimi giorni, nettamente migliori rispetto a quelli di Spagna o Francia - ma è chiaro che l'Italia non può uscire dalla crisi che la attanaglia con un semplice effetto placebo dovuto alla mera figura del nuovo Presidente del Consiglio. Il Paese è atteso alla prova dei fatti, ed il Governo dovrà essere in grado di proporre un programma al tempo stesso efficace e capace di passare le forche caudine dei passaggi parlamentari, dove una partitocrazia avvitata su sé stessa penserà più probabilmente agli interessi personali o di parte piuttosto che al bene del Paese.

Il discorso di Monti dinanzi all'Aula del Senato può essere considerato una prima dichiarazione programmatica, e come tale esaminato allo scopo di capire quali saranno le direttrici di azione dell'esecutivo nel tentativo di arginare e combattere la crisi economica del Paese.

Tag cloud del discorso di Monti al Senato

Il discorso è risultato piuttosto lungo e denso, come emerge anche dal tag coud.
Dall'analisi dei termini ricorrenti, oltre allo scontato "Italia", emerge un discorso fortemente improntato alla situazione attuale del Paese, di fatto libero da richiami a tematiche generali e a massimi sistemi ma proprio per questo più pregnante e significativo. Spicca innanzi tutto il termine "Europa", evidente richiamo ai doveri assunti dal nostro Paese verso l'Unione Europea in termini di vincoli di bilancio e controllo del debito.
È evidente poi l'importanza data ai verbi "dovere" e "fare", espressione da un lato all'obbligatorietà e anche alla durezza delle scelte da intraprendere e dall'altro della volontà e della necessità di iniziare un percorso di riforme.
Tra le altre parole-chiave del discorso di Monti spicca poi "crescita", e proprio il forte accento dato a questo aspetto individua la reale priorità del nuovo esecutivo rispetto al pur necessario rigore dei conti pubblici. Infine, l'enfasi data al "lavoro" nelle sue declinazioni mostra come proprio il mercato del lavoro, i temi dell'occupazione e della contrattazione, saranno al centro dell'agenda del nuovo esecutivo.
Rispetto ai discorsi di altri leader politici, tuttavia, le parole di contorno non si limitano ad essere meri riempitivi rispetto ai pochi concetti chiave, ma costituiscono a loro volta nuove tematiche, rendendo le parole di Monti ancora più importanti e degne di analisi. "Crisi", "finanza", "fisco" non sono meri passaggi che traghettano da un argomento all'altre, ma tematiche degnamente approfondite, sia pure a margine di un discorso più ampio.

Scendendo difatti nel dettaglio delle parole del nuovo premier, di può vedere come il suo discorso sia stato sapientemente strutturato in blocchi logici ben strutturati e strettamente correlati in modo da portare avanti un'unica, coerente, direzione di pensiero.
Dopo un preambolo quasi umile, fatto di saluti e ringraziamenti, Monti si toglie il guanto di velluto per iniziare letteralmente a stilettare il Parlamento, riuscendo ad evidenziare tutti i difetti e le storture della recente storia politica del Paese attraverso un'esaltazione del ruolo istituzionale del potere legislativo. Segue quindi una contestualizzazione della crisi, ed in particolare del ruolo dell'Italia nello scenario europeo, e proprio partendo dalla tesi delle mancanze della politica italiana e dall'antitesi di quanto l'Europa si aspetta da noi Monti riesce ad arrivare hegelianamente ad una sintesi - il suo programma - da una posizione di forza rispetto ai parlamentari che assembravano l'Aula.

Rigore, crescita ed equità sono gli ingredienti fondamentali della ricetta Monti per il Paese, e la seconda parte del discorso declina nel dettaglio questi tre punti.
Monti esordisce in questo secondo blocco del suo discorso mostrando l'intreccio di questi tre punti, evidenziando come solo con un adeguato equilibrio tra questi elementi sia possibile impostare un modello di sviluppo sostenibile per il Paese e sferrando un nuovo colpo di fioretto ad una classe politica troppo impegnata a dibattere riforme dall'immediato e discutibile effetto elettorale piuttosto che assumersi l'onere di impostare riforme di ampio respiro e lunga gittata.
Da un punto di vista temporale il Governo Monti si propone due linee di azione, una volta a combattere nell'immediato gli effetti della crisi economica, ed una invece dedicata a porre le basi di un progetto di modernizzazione complessiva del Paese, per evitare sostanzialmente il ripetersi di simili contingenze.

Il primo punto, afferma il neo Presidente del Consiglio, parte dal vincolo di bilancio in Costituzione per arrivare a fornire a ciascun livello di governo precisi vincoli di spesa e investimento per creare automatismi e regole generali che possano innescare meccanismi virtuosi di controllo della spesa pubblica, anche attraverso l'utilizzo di revisori e certificatori esterni come già avviene in diversi altri Paesi.
Monti passa poi ai costi della politica. Consapevole del generale malcontento che serpeggia nella popolazione italiana ed in generale del crescente sentimento antipolitico, il nuovo premier individua proprio nei costi della pubblica amministrazione uno dei punti di rapido intervento, partendo dalla riduzione delle province, dall'accorpamento degli enti pubblici ove possibile e dall'introduzione di procedure di spending review.
Il tema previdenziale è naturalmente presente nel discorso di Monti, ma dalle sue parole sembra per il momento escluso un ulteriore ritocco dell'età pensionabile dopo le numerose riforme che già hanno avuto luogo su questi temi, lasciando aperte ipotesi su passaggi più rapidi verso il sistema contributivo e al tentativo di colpire le numerose sacche di rendita e cumulo che una politica complice o impotente non ha mai intaccato.
Un passaggio, breve ma significativo, è poi dedicato alla lotta alla criminalità, con particolare riferimento all'evasione fiscale.
Monti non sfiora mai direttamente il tema patrimoniale, ma al contrario parla apertamente di reintroduzione dell'ICI, definendo l'attuale situazione italiana un'anomalia nel contesto europeo. Anche il concetto generale di tassazione entra nel programma del nuovo Governo, attraverso una progressiva rimodulazione delle impote volta a favorire il reddito e colpire l'accumulo di capitale ed i consumi; sono quindi da attendersi, se Monti terrà fede a quanto promesso dinanzi al Senato, sgravi sull'IRPEF e nuovi inasprimenti dell'IVA.
Si passa poi al tema delle dismissioni, per le quali Monti prevede di stilare un vero e proprio calendario e tramite le quali prevede di ricavare almeno 5 miliardi di euro in tre anni, secondo quanto prescritto dalla lettera di intenti inviata dall'allora Presidente del Consiglio Berlusconi all'Unione Europea.
Il tema del lavoro occupa un passaggio rilevante del discorso di Monti, un passaggio in cui tenta di non scontentare nessuna delle formazioni che si sono offerte di sostenere il suo esecutivo: se da un lato infatti viene promessa maggiore equità, e tutela per il precariato attraverso anche l'introduzione di adeguati ammortizzatori sociali, dall'altro si conferma lo spostamento delle contrattazioni verso il luogo di lavoro a discapito dei contratti nazionali, aprendo di fatto al metodo Marchionne su scala nazionale.

Nel discorso di Monti vi è molto altro, naturalmente: istruzione, politica estera, infrastrutture... ma tutto è finalizzato al conseguimento di concreti obiettivi di ambito economico, tutti gli sforzi e tutte le misure sono consacrati a quel programma di risanamento dello Stato che poi è il vero motivo per cui Mario Monti è stato chiamato al soglio di Palazzo Chigi.
Il programma del nuovo Governo è ambizioso, ma probabilmente appena sufficiente per affrontare il pesante stato di crisi in cui versa il Paese; i temi trattati sono effettivamente quelli su cui è necessario intervenire, e per quanto riguarda le direzioni da intraprendere Monti pare essere stato in grado di confezionare un progetto in grado di fungere da reale disegno del Paese e al tempo stesso districarsi tra i veti incrociati della politica.

La durata del Governo Monti è naturalmente vincolata al sostegno che i partiti vorranno offrirgli, ma il programma descritto nel discorso di insediamento di Monti al Senato non fa che risaltare la pochezza delle alternative di matrice politica, e la pesante responsabilità che cadrà sulle formazioni che decideranno, per usare un'espressione sgradita allo stesso premier, di staccare la spina.

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