martedì 29 gennaio 2013

Fenomenologia del voto utile

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Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica

Una delle tematiche più sentite in questo scorcio di campagna elettorale è senza alcun dubbio quella del voto utile.
Berlusconi chiede voto utile verso i grandi partiti. Bersani chiede voto utile agli elettori di Ingroia che d'altra parte ritiene vero voto utile quello necessario a portare RC in Parlamento. Un atteggiamento simile a quello dell'ex-PM è tenuto anche da Grillo, anche se ormai il M5S ha di gran lunga raggiunto e superato quella massa critica necessaria ad avere la credibilità come possibile forza di governo.

In realtà, come spesso accade, in una campagna elettorale sempre più concitata e in cui i distacchi della vigilia - come era naturale attendersi - si stanno riducendo in maniera anche sensibile, i leader politici ritengono indubbiamente più facile e proficuo tentare di sottrarre voti agli avversari piuttosto che attaccare il monte degli indecisi: da un punto di vista puramente algebrico, infatti, molto meglio conquistare un voto sottraendolo ad un avversario piuttosto che conquistare un voto e basta.

Il fenomeno del voto utile, o per meglio dire l'intensità con cui è vissuto nelle elezioni politiche italiane, è un figlio diretto della legge elettorale: attraverso il doppio effetto del premio di maggioranza e della soglia di sbarramento, infatti, la legge elettorale tende a punire in maniera decisa i partiti più piccoli, e a premiare oltremisura quelli grandi. Si tratta di una legge dalle forte connotazioni bipolaristiche (che hanno caratterizzato le competizioni elettorali del 2006 e parzialmente del 2008), che oggi si ritrova inserita in un contesto completamente differente, mostrando effetti distorsivi di primaria importanza.
Nel 2006 pressoché tutte le forze politiche erano raccolte nelle coalizioni dell'Unione e della Casa delle Libertà.
Nel 2008, malgrado UdC e SA, era innegabile che lo scontro politico si sarebbe consumato tra il centrosinistra di Veltroni ed il centrodestra di Berlusconi: questo era vero soprattutto al Senato, dove le regioni dove le terze forze potevano ambire a spartirsi i seggi erano molto poche, lasciando alle due coalizioni principali l'onore di dividersi quasi interamente le quote spettanti alla coalizione vincente e a quella sconfitta.
Nel 2013, invece, lo scenario politico appare decisamente più frammentato: oltre al centrosinistra e al centrodestra classici, infatti, vi è un polo di centro realmente competitivo, incarnato da Monti, vi è un MoVimento Cinque Stelle in grado di affermarsi come seconda forza politica in diverse aree del Paese e vi è una sinistra, la Rivoluzione Civile di Ingroia, che stando agli ultimi sondaggi potrebbe essere in grado di superare la soglia di sbarramento in più regioni.

Come recita la legge elettorale italiana valida per il Senato della Repubblica, la coalizione vincente ottiene in ciascuna regione un numero di seggi proporzionale alla percentuale di voti validi calcolata sulla base dei voti attribuiti a partiti o coalizioni in grado di superare la soglia di sbarramento, oppure il 55% dei seggi se la percentuale di voti ottenuta è minore.
Si notano già da qui entrambi gli effetti distorsivi a cui sottopone il voto la legge elettorale. In uno scenario, ad esempio, con due coalizioni appaiate al 30% ed una terza ed una quarta che inseguono al 20%, la coalizione che riuscirà a vincere anche solo per un voto si accaparrerà il 55% dei seggi, e le tre restanti si spartiranno il restante 45% in maniera proporzionale. Al tempo stesso, i voti di tutte le coalizioni o partiti che non avranno raggiunto la soglia di sbarramento svaniranno nel nulla, e non saranno considerati rilevanti nella distribuzione dei seggi.
I premi di maggioranza che su base regionale vengono attribuiti al Senato, tralasciando quello nazionale alla Camera, sono variabili e dipendono da regione a regione, ma se una competizione prettamente bipolare vincere o perdere in una regione può significare al massimo una perdita o un guadagno di sei senatori, in uno scenario multipolare arrivare primi o secondo può implicare una differenza anche di una dozzina di seggi: un'enormità.

Proprio per l'esistenza di simili effetti legati all'assegnazione dei seggi, non deve quindi stupire il richiamo che ciascun leader politico rivolge ad altre forze - o direttamente ad elettori di schieramenti vicini politicamente - in nome del voto utile: una coalizione che lotta per vincere cercherà i voti necessari a primeggiare, una coalizione che lotta per superare la soglia di sbarramento cercherà i voti necessari per portare la propria delegazione in Parlamento.
Per sua stessa natura, naturalmente, il voto utile è un fenomeno che si può presentare tra schieramenti contigui ed elettorati permeabili: un richiamo al voto utile da parte di Berlusconi non sortirà naturalmente alcun effetto sull'elettorato degli schieramenti opposti, ma al massimo potrà avere impatto su un elettorato di destra attualmente non schierato con la coalizione berlusconiana, ad esempio quello di estrema destra, oppure quello di FiD di Giannino.

Si tratta, in ultima analisi, degli effetti che una legge elettorale prettamente bipolare opera su uno scenario multipolare. L'elettorato degli schieramenti più deboli subisce inevitabilmente il richiamo di quelli più forti di area politica contigua, sottoponendo tanto il politico quanto il cittadino elettore ad un dilemma di fondo.
È infatti chiaro che una maggiore frammentazione in un arco dello schieramento politico favorirà la vittoria dello schieramento opposto, e che un elettore sarà quindi combattuto tra il desiderio di sostenere il partito o la coalizione che più rispecchia le proprie preferenze e quello di esprimere un voto necessario alla vittoria della coalizione più vicina al proprio pensiero tra quelle che hanno effettivamente speranze di vincere.
Al tempo stesso, un dissidente di una certa area politica che decide di correre in solitaria alle elezioni ha un tasso di incidenza negativa sui risultati elettorali delle altre formazioni inversamente proporzionale alla contiguità politica del suo partito: c'est à dire, per calarsi in un contesto pratico con quello che è l'esempio più lampante di questa campagna elettorale, RC non danneggia in egual misura centrodestra e centrosinistra, ma pescando prevalentemente nell'elettorato di centrosinistra, rischia di consegnare al centrodestra il premio di maggioranza in diverse regioni.
Si coglie quindi il dilemma a cui è sottoposto qualsiasi politico o aspirante tale, che con la propria partecipazione è costretto a prendersi la responsabilità di danneggiare forze contigue politicamente a favore di forze più lontane. Tornando all'esempio precedente, dire "portare RC in Parlamento", dire "danneggiare IBC nella sua corsa contro il centrodestra" e dire "aiutare il centrodestra nella sua corsa contro IBC" sono tre frasi che hanno lo stesso significato, e tanto i politici quanto i simpatizzanti di RC dovrebbero avere la consapevolezza degli effetti dei propri risultati elettorali.

L'anomalia è tutta italiana: sebbene il voto utile non sia un fenomeno sconosciuto all'estero, come provano ad esempio le recenti < href="http://cittademocratica.blogspot.it/2013/01/bassa-sassonia-il-voto-utile-premia-la_6798.html">elezioni in Niedersaschsen, la concomitanza nostrana tra premio di maggioranza e soglia di sbarramento estremizza il fenomeno in maniera estremamente violenta, attribuendogli un'importanza che in altri Paesi non può avere. Inoltre, poiché in Germania non esiste il concetto di coalizione, più sono i partiti in grado di superare la soglia di sbarramento all'interno della stessa macroarea politica maggiori sono le probabilità che la vittoria finale arrida a quella macroarea, mentre in Italia, a causa del fatto che le coalizioni sono dichiarate in anticipo, si genererebbe l'effetto opposto.
In questa fase di campagna elettorale, non sarebbe scorretto affermare che la governabilità del Paese dipende dal comportamento degli elettori di Rivoluzione Civile in Lombardia. Una responsabilità sicuramente sconosciuta in termini di intensità per qualsiasi altro elettore europeo, e che trova un riscontro solo nel modello elettorale statunitense.

Con quali strumenti, quindi, il comune cittadino potrebbe affrontare questa responsabilità?
Vi è, in primo luogo, uno zoccolo duro di elettori, fedelissimi di un partito o di un'ideale, per il quale il voto a qualsiasi altro partito risulta sprecato e chiunque si ritrovi al governo che non sia la formazione da lui votata sarà egualmente deprecato. Per costoro, naturalmente, il problema del voto utile - giustamente - nemmeno si pone. Nel caso dell'esempio precedente di Rivoluzione Civile, sono quegli elettori per i quali avere Berlusconi, Monti o Bersani al governo è del tutto indifferente.

Resta tuttavia il punto che la questione del voto utile è una questione di non secondaria importanza, di impatto reale e profondo sul risultato delle elezioni e di fatto non ascrivibile in toto alla semplice propaganda elettorale. Per gli elettori che si identificano (ancora?) con le parole destra e sinistra, e in generale per gli elettori per i quali vige un ordine generale di preferenza nella composizione del prossimo Parlamento che si estende al di là del partito o della coalizione prescelta, una riflessione sul voto utile diventa inevitabile: il rischio che una preferenza meramente di protesta, o in generale un voto ad un progetto politico non competitivo, porti alla vittoria di un candidato di un'area politica diametralmente opposta invece che di un candidato "contiguo" è un'evenienza reale, e questo fattore non può essere ignorato - con conclusioni che ciascun elettore dovrà maturare in virtù delle proprie idee - al momento dell'apporre il segno con la matita copiativa nel segreto della cabina elettorale.

3 commenti:

  1. Trovo utile che cambi qualcosa. Cambi possibilmente in senso di una maggiore giustizia e almeno un minimo di uguaglianza. Che posso fare? I conti come si desume dal tuo post esistono ed è una domanda che continuo a pormi. Ho trovato una soluzione un po' bislacca ma in qualche modo mi sono convinto di perseguirla. Penso che il movimento 5 stelle sia utile e in qualche modo lo è stato; pertanto alle regionali della Lombardia lo voto ( poi visto che ci sarà il ballottaggio per il Governatore non farò mancare il mio voto ad Ambrosoli). Ma per il Parlamento nazionale mi comporterò in altro modo: il movimento 5 stelle pare che sicuramente supererà lo scoglio del 4% alla Camera; mi preoccupa che non possa superare lo scoglio Rivoluzione civile; ritengo che sia necessaria in Parlamento la presenza di più voci (la governabilità non può addirittura negare una minima presenza parlamentare, non ha senso un Parlamento se un milione di cittadini non può portare una voce); dunque trovo utilissimo votare Rivoluzione civile alla Camera.
    Ma visto che esiste una mostruosa legge elettorale al Senato (e considerato che sto in Lombardia) voterò il duetto Bersani/Vendola per evitare che possa diventare schiavo di Monti. Un voto uno trino, da scomodare la teologia.
    Visto che ogni giovedì inserisco sul mio blog, un post in evidenza per la settimana, domani inserirò il tuo che ritengo molto utile. Un cordiale saluto.

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  2. Salve Francesco, grazie per il commento, mi permetto di correggerti su un solo punto: le regionali sono un maggioritario a turno unico, quindi non è previsto ballottaggio: chi prende un voto in più vince. È tuttavia possibile fare il disgiunto, quindi puoi votare Ambrosoli e M5S.

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  3. Grazie per la correzione. Come vedi con questi tre diversi sistemi elettorali può sbagliare anche chi non è proprio digiuno di politica, figuriamoci chi si avvicina alla politica solo al momento del voto. La maggior parte voteranno allo stesso modo per tendenza. L'informazione tecnica sulle TV è molto ridotta. Spero ci sia qualche lettore attento di questo post, ho inserito il link sul mio blog, saluti

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