lunedì 8 luglio 2013

La sfida di Pippo Civati

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Giuseppe Civati (PD)

In occasione della chiusura del Politicamp di Reggio Emilia, Pippo Civati, esponente del PD già da tempo conosciuto nel mondo del web ma ultimamente salito alla ribalta mediatica a causa delle sue posizioni critiche e intransigenti in occasione della rielezione di Napolitano e della formazione del governo di larghe intese che ha visto coinvolti PD, PdL e SC.
L'intenzione di Civati di candidarsi alla segreteria è già nota da tempo, e già da alcuni mesi dalle pagine del suo blog era possibile iscriversi e dare la propria adesione a sostenere la candidatura del deputato lombardo; la formalizzazione dei giorni scorsi, tuttavia, segna un vero e proprio salto di qualità nelle intenzione di Civati, ufficializzando la sua posizione e segnandolo una volta per tutte come candidato alla successione di Guglielmo Epifani.

Malgrado questa ufficializzazione, lo scenario precongressuale democratico rimane piuttosto oscuro, e in una simile situazione diventa difficile capire quali possano essere le reali speranze di Civati di vincere questa sfida delicatissima.
Se infatti paiono ormai certe le candidature di Gianni Cuperlo, fedelissimo di Massimo D'Alema, e Stefano Fassina, bersaniano, i due veri nomi che possono sconvolgere il panorama delle future primarie sono quelli di Enrico Letta e Matteo Renzi: il primo sta progressivamente conquistando popolarità, malgrado un'azione di governo non particolarmente incisiva, il secondo anche ruffianamente ritarda sempre di più la propria candidatura anche per creare maggiore suspance intorno al proprio nome e guadagnarne in tal modo in termini di visibilità e notorietà.

Rispetto a tali nomi, tuttavia, si vede chiaramente come Civati si ponga in maniera del tutto differente e si rivolga ad un elettorato tutto sommato differente rispetto ai suoi concorrenti potenziali o reali.
Cuperlo, se non altro per la sua associazione a Massimo D'Alema, appare come l'erede designato dell'apparato del partito; Fassina, pur proveniente dai Giovani Turchi, pare incapace di far presa sull'ala sinistra del partito; Letta si prefigura in qualche modo come il garante delle riforme a piccoli passi, il mediatore, capace di tenere insieme le diverse anime del partito; Renzi, infine, che in caso di candidatura sarebbe il grande favorito, è abbigliato della sua consueta veste di rottamatore, ma con proposte politiche di stampo liberista.
Le prerogative politiche e partitiche di cui si fa portavoce Civati - da un lato formazione, ambiente e lavoro, e dall'altro trasparenza e scalabilità - nonché i suoi richiami al popolo delle primarie, a Prodi, a Rodotà e a SEL, lo rendono quindi il naturale riferimento di quegli elettori che a marzo ed aprile hanno vissuto il più grande incubo della propria vita politica, con un PD così frantumato da rinnegare persino il proprio padre fondatore e costretto ad accettare il governo con il PdL da una posizione di deboleza malgrado l'enorme vantaggio numerico in termini di seggi.

In quei giorni i movimenti di piazza riuscirono ad accendere il partito bloccando di fatto l'elezione al Quirinale di Franco Marini e dando veramente l'idea di un partito in mano ai suoi militanti e simpatizzanti. Oggi Civati si ripropone di proseguire quel cammino, sia in termini di posizioni politiche propriamente dette - particolarmente efficaci in questo senso i riferimenti ad una vendetta verso chi ha tradito Prodi e non ha nemmeno voluto prendere in considerazione Rodotà - sia in termini di partecipazione della base; sono da ricordare in questo senso iniziative passate di Civati, a partire dal tentativo di applicare le norme dello statuto del partito sull'utilizzo dei referendum interni allo scopo di vincolare l'azione della dirigenza e degli eletti.

La scommessa di Civati è quindi quella di portare il PD su posizioni più prettamente di sinistra sul piano politico e più simili al M5S in termini di organizzazione interna della struttura, senza rinunciare alla forma-partito propriamente detta ma favorendo la democrazia liquida attraverso l'uso di strumenti di consulazione interna e di coinvolgimento dei militanti.

Ma quanto sono realistiche le ambizioni di Civati alla segreteria del PD?
Sicuramente molto dipenderà dalle intenzioni di Matteo Renzi, ma è tuttavia innegabile come gli ostacoli per il deputato lombardo siano molti, e tendano a tradursi in un suo progressivo isolamento dal punto di vista soprattutto mediatico.
Sebbene nel PD nulla di fatto sia cambiato rispetto ad aprile, le polemiche che solo pochi mesi fa straziavano la base paiono in qualche modo sedate, addormentate.
In un periodo in cui la politica pare in qualche modo in stanca, in cui il PD è riuscito comunque ad ottenere un risultato lusinghiero, in cui, insomma, le aspettative di chi sognava uno scardinamento dall'interno del PD appaiono più che mai deluse, diventa fin troppo facile far passare le posizioni di Civati come oltranziste, dettate da norme puramente di principio e disancorate dall'attualità politica. Gli stessi - peraltro frequenti - strali contro i "101 traditori" o contro il governo di larghe intese vengono facilmente trasformati in tentativi periodici di agitare le acque allo scopo di crearsi una qualche visibilità per scopi personali.
La posizione di Civati in questi termini risulta in qualche modo depauperata: addormentata l'esigenza stringente di avere un PD profondamente rinnovato, diventa semplice derubricare Pippo come un carrierista tra tanti, che di tanto in tanto rispolvera temi a lui cari per crearsi il proprio angolino di immagine e strizzare l'occhio ad una fetta di elettorato.

Il processo cloroformico a cui pare sottoposta sin da subito la candidatura del deputato lombardo, sembra essere agli occhi degli osservatori più smaliziati proprio la prova principale della sua forza intrinseca, del successo che le parole di Civati già riscuotono - e potrebbero riscuotere in misura maggiore se adeguatamente contestualizzate e diffuse - e quindi delle potenzialità della sua candidatura alla segreteria.
Chi oggi sostiene le grandi intese con il centrodestra o quantomeno la perpetuazione delle linee di potere all'interno del PD ha tutto l'interesse non tanto a combattere le posizioni di Civati, quanto a farle sprofondare nell'indifferenza.

Sarà quindi durissima per Pippo riuscire a imporsi in questa difficile competizione, e così come accadde con Marino nel 2009 è probabile che il peso della rete venga alla fine ridimensionato nel conteggio dei voti reali; se tuttavia Civati riuscirà veramente a convincere il popolo dei delusi del centrosinistra, quelli che si sono rifugiati nell'astensione o hanno dato il voto al M5S, se veramente riuscirà ad essere quel "cane da riporto" come lo ha vergognosamente ma forse anche improvvidamente chiamato Grillo, allora la storia della sinistra italiana portebbe intraprendere una nuova, inattesa, strada.

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