lunedì 30 settembre 2013

Lotta per Alitalia

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Airbus Alitalia

Dopo la Telecom, anche il destino di Alitalia sembra ormai segnato, con la compagnia franco-olandese Air France-KLM pronta a prendere il controllo della compagnia di bandiera del Bel Paese.
I piani della compagnia transalpina sono noti: scommettere sul progressivo degrado di Alitalia per poterla acquisire a prezzo di saldo e trasformarla in una controllata regionale da utilizzare come cinghia di trasmissione per l'hub di Parigi, a quel punto unico motore per i voli intercontinentali. Questo piano di ristrutturazione comporterebbe una profonda cura dimagrante tanto per la flotta quanto per il personale di terra della compagnia italiana, che si ritroverebbe declassata nei cieli mondiali da vettore indipendente a mero vettore di servizio di un'altra compagnia.

Ed è proprio contro questo piano che il vasto e variegato azionariato italiano che controlla il portafoglio di Alitalia sta in qualche modo combattendo: il recente, combattutissimo, consiglio di amministrazione riunito per la valutazione dei conti della semestrale di cassa e dell'aumento di capitale così necessario per impedire il totale collasso della compagnia, ha visto infatti i francesi votare sistematicamente contro le proposte della dirigenza dell'azienda, proprio a partire dal piano industriale proposto dal nuovo amministratore delegato Dal Torchio.
Tale piano prevede tra l'altro un rafforzamento della compagnia proprio sulle rotte internazionali, e va quindi doppiamente contro le mire di Air France, da un lato perché potrebbe dare un po' di ossigeno alla compagnia italiana, rendendola forse un po' meno asfittica e meno svendibile, e dall'altro perché si pone in diretto contrasto con i progetti che i francesi hanno per Alitalia.

Dopo sette ore di battaglie, l'azionariato italiano ha avuto la meglio, votando per la sottoscrizione di cinquantacinque milioni di euro di inoptato ed un aumento di capitale di ulteriori cento milioni.
Se tuttavia si può dire che Air France non ha vinto questo round della sua marcia di avvicinamento al controllo - alle sue condizioni - di Alitalia, nemmeno si può dire che abbia perso: un conto, infatti, è una dichiarazioni di intenti espressa dal consiglio di amministrazione, un conto è la sua attuazione. La risoluzione ufficiale del consiglio di amministrazione consiste infatti in una verifica sulle disponibilità finanziarie di sostenere l'aumento di capitale, da concludersi il 3 ottobre, e solo se questa verifica avrà esito positivo il 14 di ottobre verrà effettivamente deliberato l'aumento di capitale.

Secondo alcune indiscrezioni, un complesso di istituzioni bancarie e assicurative è disposto a garantire da subito il valore dell'inoptato e potrebbe concedere prestiti per un totale che si aggirerebbe intorno ai trecento milioni di euro, indicativamente andando ad appianare le perdite contratte da Alitalia nei primi sei mesi dell'anno - peggior passivo da quando la compagnia ha la sua attuale struttura.
Solo con una simile iniezione di liquidità il piano industriale di Del Torchio potrà prendere il via.

Non partecipando alla ricapitalizzazione di Alitalia, Air France vedrà scendere, in caso di buon esito dell'operazione, la propria percentuale di controllo della compagnia italiana, attualmente attestata al 25%. Questo renderà più difficile per i francesi optare per una strategia di attacco frontale nella guerra per l'acquisizione della compagnia, è chiaro che si tratta solo di una dilazione.
Air France desidera mettere le mani su Alitalia, e lo vuole fare nelle condizioni più favorevoli perché sono le uniche condizioni che la compagnia francese si può permettere: se Alitalia ha infatti chiuso il primo semestre del 2013 con un passivo di 300 milioni, Air France ha visto il medesimo periodo chiudersi con un disavanzo netto di 800 milioni e una riduzione di organico di oltre tremila unità.

Air France, molto semplicemente, non può permettersi di investire troppo in Alitalia, ma questo porta alla paradossale situazione di un socio azionista di Alitalia che punta in maniera plateale e palese sulla sua disgregazione e sulla sua perdita di valore, anziché apportare le proprie competenze ed esperienze per il benessere della società.
Che Air France, entrando come socio di minoranza, avrebbe avuto l'interesse ad una svalutazione di Alitalia per acquisirla poi a prezzo di saldo era una conseguenza prevedibile e scontata. Ecco che quindi vengono una volta per tutte al pettine i nodi del cosiddetto "salvataggio dell'Alitalia" del 2008, agitato da Berlusconi come l'unica speranza per la salvezza e l'italianità della compagnia di bandiera, ma in realtà una mossa meramente politica senza alcuna visione economica o industriale, un puro gioco di natura elettorale che ha ridotto la compagnia di bandiera nella peggiore delle posizioni, né saldamente nelle mani di Air France - a quel punto interessata davvero ad un suo sviluppo pur nella nuova, ridimensionata ottica - né indipendente da pressioni delle compagnie concorrenti e dotata di un management realmente interessato a trasformarla in una società vincente.

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