martedì 4 settembre 2012

Grillo tra Orwell e Berlusconi

Valutazione post: 
Giuseppe Piero Grillo

Che il blog di Grillo salga spesso alla ribalta a causa dei suoi contenuti provocatori e delle sue affermazioni spesso volutamente iperboliche non è certamente una novità, ma con l'intervento del 2 settembre il comico genovese pare aver oltrepassato una linea di demarcazione importante nel suo percorso di progressiva politicizzazione, nel senso più completo - e per certi aspetti deteriore - del termine.
Il post sul blog si intitola "I Due Minuti d'Odio", e in massima parte riprende e parafrasa un celebre passaggio del 1984 orwelliano: i Two Minutes Hates, un periodo giornaliero in cui i membri del Partito, in Oceania, devono guardare un film che mostra i nemici della società - Goldstein ed i suoi seguaci - ed esprimere il loro odio verso di loro.
Grillo rielabora il passaggio dei Two Minutes Hate assegnando a sé stesso e al MoVimento 5 Stelle il ruolo di Goldstein, arrivando, nella chiosa conclusiva del suo intervento, a temere una vera e propria istigazione a delinquere finalizzata alla sua eliminazione:
E dopo? Cosa verrà dopo? Dal tiro al bersaglio metaforico, si passerà a quello reale? L'informazione sta sconfinando in molti casi in istigazione a delinquere come avvenne negli anni di piombo.
Sicuramente è legittimo per Grillo vedere sé stesso ed il MoVimento che rappresenta nel ruolo degli eroici avversari di un sistema oppressivo e autoreferenziale, anche se già in questo si coglie un certo passaggio di visione dalla semplice pars destruens verso "gli altri" alla celebrazione del "noi", ma ciò che stupisce è in qualche modo la conclusione del messaggio, il sentirsi direttamente minacciato come persona.

L'intervento di Grillo, malgrado alcune opinioni emerse su Il Fatto Quotidiano che vedrebbero il post come una sorta di sfogo del comico genovese, è sicuramente ben congegnato e ha una forte valenza propagandistica e in ultima analisi elettorale, ma nella sua metaforica violenza, quella evocata e quella verbale del messaggio, mette in mostra senza più coperture alcuni dei punti più controversi del complesso rapporto tra Grillo ed il MoVimento 5 Stelle.
È presente in effetti una vera e propria sovrapposizione tra il partito ed il suo leader e fondatore che, partendo dal passaggio sulla proprietà del simbolo, si snoda nel contenuto del messaggio sfruttando anche l'ardito paragone con Goldstein.
Grillo parte infatti dalla premessa che i media attaccano lui mentre dovrebbero discutere del programma del moVimento 5 Stelle, quindi in qualche modo il tono personalistico del messaggio è giustificato; ciò che lo è forse di meno sono le conseguenze che si traggono dal paragone usato. 1984 è un romanzo terribilmente pessimista, ed il finale non è certamente tra i più lieti, come sintetizza in maniera mirabile la scena del 2+2=5. La scelta di paragonarsi a Goldstein, e quindi di accettare implicitamente il mondo di 1984 come significativa rappresentazione di quello reale, ha due importanti implicazioni: la prima è che Grillo paragona sé stesso - e non il MoVimento - a oppositore della Casta e del pensiero unico; la seconda è che senza di lui ogni tentativo di riforma o rivoluzione è destinato a fallire. Grillo si ripropone quindi come elemento fondante, essenziale e inamovibile del MoVimento 5 Stelle, imponendo una volta di più la propria autorità e lanciando anche un messaggio di avvertimento a quei militanti che tendono a smarcarsi in maniera eccessiva dalla sua figura. Sebbene Grillo sia pronto a considerarsi e presentarsi come nulla più che un veicolo di idee e una figura di aggregazione di cittadini comuni, la scelta di ritagliare per sé stesso - e non per il movimento - la figura di Goldstein è estremamente chiara su quali siano i reali rapporti di forza all'interno del partito.

L'uscita del comico genovese è stata accolta, come era da aspettarsi, come un megalomane tentativo di accaparrarsi pubblicità e spazi mediatici, questo in maniera piuttosto trasversale all'arco politico e giornalistico, con una sola eccezione: Il Fatto Quotidiano. Il giornale di Padellaro e Travaglio, infatti, dedica un paio di articoli alla vicenda (reperibili a questo link e questo link) in cui sostanzialmente si schiera dalla parte del comico, evidenziando "la serie di attacchi durissimi" a cui il comico genovese è stato sottoposto nel corso dell'estate - ma dimenticando le altrettanto dure bordate da lui scagliate verso tutti i politici - e giustificandone in tal modo il ragionamento, anche se in maniera molto nebulosa quando si tratta del passaggio dall'attacco giornalistico e verbale a quello fisico.

Il post apparso sul blog di Grillo, oltre a ispirare riflessioni sul suo ruolo all'interno del MoVimento 5 Stelle, è però anche utile per comprendere l'atteggiamento di politici e giornalisti nei confronti di simili uscite, e smascherare preconcetti e ipocrisie.


Il 18 febbraio 2010 l'allora premier Silvio Berlusconi, come riporta ad esempio un servizio del TGLa7, rilasciava dichiarazioni in cui si definiva sotto assedio, e parlava di una costante minccia di eliminazione politica e fisica.
Seppure con mezzi e toni nettamente differenti - diretto e in qualche modo brutale Berlusconi, ricercato nella scelta della metafora Grillo; in TV Berlusconi, sul web Grillo - il concetto espresso è troppo simile per non far sorgere alcune domande.
Esistono motivi - anche slegati tra loro - per cui Berlusconi prima e Grillo poi dovessero temere per la propria incolumità?
Esistono motivi tali per cui si possa ritenere che uno solo dei due parlasse a ragion veduta?
Sono queste infatti le questioni che inevitabilmente ci si pongono nell'osservare l'atteggiamento da un lato del PdL e dall'altro de Il Fatto Quotidiano. Il partito di Berlusconi si è sempre contraddistinto infatti per una difesa a spada tratta delle affermazioni del proprio leader, mentre Il Fatto Quotidiano si è mostrato uno dei suoi critici più severi e intransigenti. Ora che il soggetto si è spostato da Berlusconi a Grillo i ruoli sono esattamente invertiti, ma non si evidenziano motivazioni che spieghino un simile cambio di logica, se non una simpatica politica a proprio che inficia in qualche modo la validità e l'attendibilità delle dichiarazioni riportate da simili fonti.

L'accostamento tra Berlusconi e Grillo mette in evidenza un ultimo e più importante aspetto del post di quest'ultimo sul suo blog. I principali studi elettorali sulle amministrative degli ultimi due anni hanno mostrato un flusso sempre crescente di elettori di centrodestra che, delusi da Berlusconi e Bossi, si sono rivolti a Grillo e al suo MoVimento 5 Stelle. Già con diverse uscite sui temi della moneta unica e dell'immigrazione il comico genovese aveva mostrato di aver preso atto del radicale mutamento del proprio elettorato, spostandosi su tematiche ed opinioni molto care alla destra italiana. Questo intervento evidenzia come Grillo abbia ripreso un altro tema proprio del berusconismo, ovvero la sindrome di Fort Alamo, la chiamata alle armi contro il fortino assediato, quel senso di minaccia incombente volto a riunire il popolo elettore intorno al leader; uno schema classico che tante volte ha funzionato per Berlusconi e con ogni probabilità funzionerà per un comunicatore ancora più abile di lui.
Ciò che si può dare per certo è il processo evolutivo del MoVimento 5 Stelle, che malgrado il proprio non-statuto e le proprie linee guida si configura sempre di più come una formazione leaderistica e personalistica, erede di quella fetta di elettorato più sensibile al fascino personale e alle doti comunicative di Berlusconi e di Bossi.

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