mercoledì 5 gennaio 2011

Novembre 2010: l'opposizione torna in TV

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Emilio Fede, direttore del TG4

In data 17 dicembre sono stati pubblicati sul sito dell'Autorità per le Comunicazioni i dati relativi al pluralismo televisivo del mese di novembre 2010. Come d'uso, le informazioni relative ai telegiornali sono state raccolte e aggregate in un file excel disponibile a questo link.

Come d'uso, la prima analisi effettuata suddivide gli schieramenti in termini di istituzioni (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidenti delle Camere, membri del Governo e della UE), maggioranza e opposizione.

Dati AGCom novembre 2010 aggregati per
Istituzioni - Maggioranza - Opposizione

Come emerge dal grafico, si evince una netta inversione di tendenza rispetto ai mesi scorsi: l'opposizione in questo mese riesce infatti a superare la soglia del 33% che le spetterebbe di diritto, attestandosi oltre il 35% con picchi del 40% sul TG3.
Scende rispetto al mese di ottobre la quota destinata alle istituzioni, e sono il premier ed in particolar modo il Governo a vedere diminuite le proprie percentuali. Complessivamente la fetta di tempo dedicata alle istituzioni copre il 44% del totale complessivo, con picchi che sfiorano il 55% sul TGCom, restando comunque saldamente la parte più rappresentata dai telegiornali italiani.
L'elemento più debole risulta invece la maggioranza parlamentare, ridotta al 20%, schiacciata da un'opposizione tornata a livelli fisiologici e da istituzioni comunque molto al di sopra della propria quota.

Il dato forse più eclatante è naturalmente l'ampio spazio dato alle forze di opposizione, dopo due mesi in cui queste erano mediaticamente schiacciate tra istituzioni e maggioranza. Esaminando in dettaglio il dato dei singoli partiti, si nota tuttavia come gran parte dell'incremento sia dovuto al maggiore spazio riservato a Futuro e Libertà per l'Italia, la formazione di Fini. Non bisogna infatti dimenticare che nel mese di novembre erano in piena attività le manovre parlamentari legate all'avvicinarsi del voto sulla mozione di sfiducia al governo, e la posizione di Fini e dei suoi uomini era di primaria importanza sul tema.

Dati AGCom novembre 2010 aggregati per
area socio-culturale

Se infatti si mettono a confronto le macroaree politiche (destra, centrodestra, centro, centrosinistra, sinistra), emerge come ancora una volta l'ala sinistra della politica italiana sia compressa rispetto alla reale rappresentatività nel Paese misurata sulla base delle ultime elezioni politiche. L'unica eccezione, un po' a sorpresa, è Studio Aperto, a causa dello spazio offerto al Partito Democratico.
Come per i mesi precedenti, la ripartizione è stata strutturata secondo il seguente elenco:
  • Destra (La Destra, Lega Nord)
  • Centrodestra (PdL, FLI, UDEUR)
  • Centro (MPA, API, UDC)
  • Centrosinistra (PD, IDV, SEL, Radicali)
  • Sinistra (PS, FES, Verdi)
  • Altro

Si afferma dunque la tendenza già riscontrata nei mesi scorsi, che vede telegiornali orientativamente spostati verso destra ma non necessariamente filogovernativi, grazie alla presenza di una forza contemporaneamente di destra e di opposizione, FLI.

L'ultima analisi riguarda il confronto tra i telegiornali. Se si mettono a confronto le aree politiche si nota un maggior equilibrio nei telegiornali RAI, soprattutto quelli di RaiTre e RaiNews; se però si esamina il puro e semplice rapporto tra maggioranza, opposizione e istituzioni emerge l'ottimo risultato conseguito dal TG4 di Emilio Fede. L'ennesima dimostrazione di come i numeri, pur consentendo solo un'analisi quantitativa, permettano a volte di sfatare alcuni luoghi comuni.
Per il terzo mese consecutivo il TGCom si conferma invece come il telegiornale di qualità minore dal punto di vista della par condicio, a causa della sua politica filogovernativa e filomaggioranza.

Le importanti novità avutesi nel mese di novembre sono ancora il frutto dello sconvolgimento nel panorama politico italiano portato dalla separazione tra Fini e Berlusconi. Vedremo nei prossimi mesi se vi sarà una stabilizzazione della tendenza attuale o se le oscillazioni nella distribuzione dei tempi destinati alle formazioni politiche porterà a nuovi equilibri mediatici.

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