lunedì 3 gennaio 2011

Buon 2011 dal Presidente

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Come ogni anno, il 31 dicembre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto agli Italiani il consueto messaggio di fine anno, un'occasione per esprimere gli auguri per l'anno nuovo e al tempo stesso fare il punto sulla situazione politica.





Il testo del discorso è disponibile sul sito della Presidenza della Repubblica a questo link. Come d'uso, qui è disponibile la versione utilizzata come input per il tag cloud di Wordle.

Tag cloud del discorso di Giorgio Napolitano

Come si vede dal tag cloud, e come il Presidente stesso rimarca più volte nel suo discorso, il fulcro del messaggio di Napolitano sono i giovani. Le parole "giovani", "generazioni" e "futuro" costituiscono in effetti l'ossatura stessa delle parole presidenziali, i termini intorno a cui ruotano tutti gli altri concetti.
I numerosi riferimenti alla crescita, al taglio del debito, allo sviluppo e alla ricerca, e all'economia in generale sono infatti commisurati alla sfida, alla necessità di non lasciare sulle spalle dei giovani un debito pubblico in grado di stroncare sul nascere le loro aspettative e le loro aspirazioni. Allo stesso modo, la sfida per un'Unione Europea sempre più unita e coesa dal punto di vista politico collima con il disperato bisogno di istituzioni in grado di dialogare da pari a pari con gli Stati Uniti, il Giappone ed i Paesi del cosiddetto BRIC, in un futuro non lontano in cui la semplice dimensione nazionale non consentirà più ai Paesi europei le necessarie salvaguardie contro l'invadenza economica e non solo dei potenti vicini asiatici ed americani.
Sempre in funzione dei giovani deve essere poi letto l'ennesimo appello ad una politica interna più misurata e costruttiva - la keyword in questo caso è "unità". La politica di oggi deve trovare punti di incontro sul tema giovanile e al tempo stesso i giovani devono essere portatori di un nuovo modo di fare politica.

Proprio gli accenti sul tema della responsabilizzazione dei giovani distinguono il discorso di Napolitano da un qualsiasi appello un po' paternalista. Il Presidente della Repubblica riesce infatti a coniugare un quantomai necessario monito a combattere il disinteresse alla politica e alla res publica con l'esortazione ai giovani a impegnarsi in prima persona nella vita politica e sociale nel Paese, ad assumersi la responsabilità di mettere in gioco le proprie idee con i mezzi ed i riti democratici previsti dalla Costituzione.

Lo slancio di Napolitano verso il futuro rispecchia in pieno il ruolo e la missione spettanti al Presidente della Repubblica: custode dei valori della Costituzione e al tempo stesso padre della patria, figura super partes in grado di distaccarsi dai problemi contingenti per offrire all'Italia una visione di ampio respiro. Chi critica a Napolitano una certa scarsa attenzione alle difficoltà politiche attuali non coglie l'opportunità - quasi la necessità - di una figura dotata della statura e dell'autorità per disegnare il Paese di domani.
Ed il Paese di domani, in un discorso così incentrato sui giovani, è un Paese in grado di fornire opportunità di realizzazione ai suoi abitanti, un Paese che, lungi dal riempire in maniera assillante e paternalistica la vita dei cittadini, ne mette invece a disposizione i mezzi affinché essi stessi trovino il proprio futuro.

Nel discorso del Presidente, tuttavia, è impossibile non notare dei vuoti. Non disegna concretamente la strada da percorrere: non condanna espressamente i partiti che scambiano seggi e cariche in cambio di appoggi più o meno legittimi, affossando la meritocrazia. Non evidenzia i casi di baronia nella sanità o nella scuola, non indica cioè quali sono i punti in cui la politica dovrebbe intervenire per curare una società malata come quella in cui ci troviamo a vivere; disegna semplicemente, a partire da dati concreti - i numeri sulla disoccupazione, soprattutto giovanile - quale dovrebbe essere il punto di arrivo, una società disegnata sui dettami della Carta Costituzionale.
Se alcuni, in questi silenzi, vedono forse una punta di ignavia, è tuttavia impossibile non notare come qualsiasi tentativo di dettare l'agenda politica sarebbe stato un'ingerenza nelle prerogative del Parlamento e del Governo: il Presidente della Repubblica è il custode della Costituzione, e in questa veste è suo diritto - e dovere - spingere verso la piena realizzazione dei valori della Carta; il metodo seguito, i tempi e le priorità esulano tuttavia dal suo compito.

Spetta dunque alle forze politiche tradurre in realtà il sogno descritto da Napolitano nel suo augurio di fine anno. Il nostro augurio è che sappiano farlo.

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